Lunedì 29 Febbraio 2016 - 17:00

Utero in affitto: i casi famosi prima di Vendola

Tra politici che hanno ricorso a maternità surrogata Lo Giudice senatore Pd e presidente onorario Arcigay

Utero in affitto: i casi famosi prima di Vendola

Ha fatto scalpore in Italia la nascita del figlio di Nichi Vendola, del suo compagno italo-canadese Eddy Testa e di una donna indonesiana con passaporto americano. Tobia Antonio, questo il nome completo del bimbo, è frutto di una maternità surrogata ed è venuto al mondo il 27 febbraio scorso, pochi giorni dopo l'approvazione del disegno di legge sulle unioni civili in Senato, provvedimento orfano della tanto discussa stepchild adoption. L'adozione del figliastro ha scatenato l'opposizione dei cattolici, a destra e a sinistra, proprio perché in questa norma troppe strade sarebbero rimaste aperte per la pratica dell'utero in affitto.

Prima di Vendola un altro politico è andato all'estero per avere un figlio con maternità surrogata. Sergio Lo Giudice, senatore Pd e presidente onorario dell'Arcigay, e il marito Michele Giarratano, che sono convolati a nozze in Norvegia, hanno avuto un figlio in California, ammettendo che negli Usa il costo dell'utero in affitto può variare dagli 80 ai 100mila euro. "Ma questo aspetto - hanno sottolineato - non fa di un bambino una merce".

La pratica della maternità surrogata è anche stata accompagnata da non pochi scandali, che hanno spinto alcuni Stati a ripensare le proprie leggi. È nota la vicenda di Gammy, nato da surrogata thailandese nel 2014 e abbandonato dai genitori 'acquirenti' australiani perché Down. Dopo il suo caso, il governo di Bangkok ha vietato la surrogazione commerciale agli stranieri.

Altra storia celebre è quella di Baby Manji, nata nel 2008 in India su 'commissione' dei giapponesi Ikufumi e Yuki Yamada. A un mese dal parto la coppia divorzia: il padre vuole tenere la piccola, l'ex moglie no. Né l'ambasciata giapponese né le autorità indiane possono rilasciare alla bimba un passaporto: per legge, il documento può essere emesso solo in base alla nazionalità della madre. Ma nessuna delle tre mamme - la surrogata, l'ex moglie, la donatrice dell'ovulo - intende riconoscere la piccola. Dopo una lunga battaglia legale, l'uomo ottiene un certificato d'identità per tornare in Giappone con la piccola.

Più vicino è il caso dei coniugi Le Roch, francesi. Nel 2010 la coppia vola in Ucraina e da una madre in affitto nascono due gemelle. Dietro suggerimento dell'agenzia, la coppia dice all'ambasciata francese a Kiev di aver partorito lì le piccole, per ottenere i passaporti, ma i funzionari non ci credono e rifiutano la richiesta di rimpatrio. Il padre tenta di scappare di nascosto in Ungheria con le gemelle ma, scoperto, viene accusato dallo Stato dell'Ucraina di traffico umano. I coniugi Le Roch sono tuttora a Kiev, con le due bambine, nella speranza di ricevere i passaporti francesi.

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