Martedì 27 Settembre 2016 - 07:30

Utero in affitto, appello di 50 lesbiche: No a mercificazione

Tra loro ci sono docenti, educatrici, ricercatrici, pediatre e sociologhe

Utero in affitto, appello di 50 lesbiche: No a mercificazione

Un appello "contro i regolamenti che introdurrebbero la gpa (la gestazioni per altri o maternità surrogata, ndr), invocati da più parti, specialmente dalla sinistra" è stato lanciato da un gruppo composto da una cinquantina di donne italiane, tutte lesbiche, con il titolo 'Nessun regolamento sul corpo delle donne'. Tra loro ci sono docenti, educatrici, bibliotecarie, ricercatrici, pediatre e sociologhe; sono attiviste e molte si definiscono "militanti lesbo-femministe". Il documento è stato sottoscritto anche da Aurelio Mancuso, giornalista, blogger, presidente di Equality Italia, da Gianpaolo Silvestri, fondatore di Arcigay, ex senatore dei Verdi e da femministe di fama internazionale come Silvia Federici, attivista ed emerita presso l'Hofsra University, la scrittrice Ariel Salleh, Barbara Katz Rothman, autrice di studi sulla maternità, City University of New York.

Per le firmatarie del documento, l'utero in affitto non soltanto è un metodo "invasivo e pericoloso per la salute materna", ma è molto lontano dall'essere "un generoso gesto individuale", quanto piuttosto l'espressione di "affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo". La gravidanza e il parto, scrivono, diventano "un mestiere" e i neonati "dei prodotti con un valore di scambio". "Non è accettabile - si legge nel testo dell'appello - diventare madre per altri obbligate da un contratto né seguendo le norme di regolamenti che normalizzano questa pratica avendo come conseguenza ultima la creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l'influenza epigenetica".

Le firmatarie, quindi, rifiutano "la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne" e "la mercificazione dei bambini" e chiedono a tutti i paesi di "mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l'origine dell'ovocita". Inoltre, nel testo so chiede il rispetto delle "convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino".

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