Lunedì 23 Gennaio 2017 - 21:00

Trump ritira gli Usa dal Tpp, Mike Pompeo dirigerà la Cia

Gli Stati Uniti escono dal Partenariato trans-pacifico, il tycoon vieta al governo di finanziare gruppi pro aborto all'estero

Usa, Trump firma l'ordine esecutivo per il ritiro dal Tpp

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato nello Studio ovale l'ordine esecutivo per fare uscire il Paese dall'accordo commerciale noto come Partenariato trans-pacifico, abbreviato con la sigla Tpp, di cui gli Usa fanno parte insieme ad altri 11 Paesi.  Intanto il Senato Usa ha confermato la nomina del deputato del Kansas Mike Pompeo come prossimo direttore della Central Intelligence Agency (CIA) in sostituzione di John Brennan. Il presidente Usa si è anche dimesso dalla Trump Organization e i suoi figli Don Jr. e Eric si occuperanno degli affari. Questo è stato annunciato il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer.

In merito all'uscita dal Tpp Trump ha sottolineato: "Parlavamo di questo da tempo", il tutto mentre firmava l'atto alla presenza del vice presidente Mike Pence, del capo di Gabinetto Reince Priebus e di due suoi consulenti più vicini, Steve Bannon e il genero Jared Kushner. Il ritiro degli Usa dal Tpp è "una gran cosa per tutti i lavoratori statunitensi", ha precisato Trump. Poco dopo avere vinto le elezioni lo scorso 8 novembre, Trump aveva anticipato in un video che una delle sue prime azioni dopo l'investitura del 20 gennaio sarebbe stata di emettere una "notifica di intenzione" di ritirare il Paese dal Tpp, accordo che ha definito un "disastro potenziale" per gli Usa.

 Il Tpp era stato negoziato dal governo dell'ex presidente Barack Obama, che ne aveva fatto una delle sue priorità in materia commerciale, inserendo l'intesa nella sua strategia per approfondire i rapporti con la regione Asia-Pacifico. Dopo la firma di oggi nello Studio ovale, il senatore repubblicano ed ex candidato alle presidenziali John McCain ha diffuso una nota in cui denuncia che la decisione di uscire dal Tpp è "un errore grave", con "conseguenze durature per l'economia statunitense" e la "posizione strategica" del Paese nell'Asia-Pacifico. Il Tpp, i cui negoziati sono durati oltre sei anni, è stato firmato all'inizio del 2016 e nei Parlamenti dei Paesi firmatari è in corso la sua ratifica, necessaria all'ingresso in vigore. Nonostante la promessa di Trump di ritirare gli Usa dal patto, alcuni altri membri hanno manifestato la loro intenzione di andare avanti ugualmente. Alcuni media Usa avevano anticipato che oggi Trump avrebbe firmato anche l'ordine esecutivo per avviare la rinegoziazione del Trattato di libero scambio dell'America del Nord, il Nafta, firmato con Canada e Messico 20 anni fa, ma questa firma alla fine non c'è stata.
 

CONTRO I GRUPPI PRO ABORTO. Il presidente degli Stati Uni  oltre agli ordini esecutivi con cui stabilisce il ritiro degli Usa dall'accordo commerciale Tpp e il congelamento delle assunzioni federali, ha firmato un ordine esecutivo con cui vieta alle ong Usa che ricevono fondi federali di praticare aborti all'estero. La direttiva vieta dunque l'uso di fondi del governo per sovvenzionare gruppi che pratichino o forniscano consulenza sull'aborto all'estero: si tratta di un provvedimento repubblicano risalente agli anni '80, che era stato però cancellato da Barack Obama, predecessore di Trump. - Quella della concessione o no di fondi governativi Usa ai gruppi pro aborto all'estero è stata una questione controversa in tutte le ultime amministrazioni, che l'hanno autorizzata durante i mandati democratici e proibita durante quelli repubblicani. Il divieto di concedere finanziamenti federali ai gruppi pro aborto, noto come 'la politica di Città del Messico' perché fu annunciata in una conferenza dell'Onu che si teneva proprio a Città del Messico nel 1984, ha rappresentato una delle pietre angolari della politica sociale di Ronald Reagan, che fu presidente dal 1981 al 1989. Bill Clinton abolì il divieto sotto il suo mandato, cioè dal 1993 al 2001; mentre George W. Bush, presidente dal 2001 al 2009, lo reintrodusse. Obama poi pose fine al divieto nel suo terzo giorno di incarico, anche allora un 23 gennaio.

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