Mercoledì 02 Marzo 2016 - 15:00

Usa, Trump e Clinton più vicini a nomination dopo Super martedì

Ora i due favoriti dovranno dimostrare di saper tenere uniti gli elettori dei loro partiti ed evitare fratture

Trump e Clinton

La democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump avanzano verso la nomination dei loro partiti in vista delle presidenziali americane, avendo conquistato sette Stati ciascuno nelle primarie del Super martedì. Nonostante il magnate 69enne e la ex segretaria di Stato 68enne si siano imposti come indiscussi favoriti nel voto e nei caucus di ieri in oltre dieci Stati, i loro sfidanti hanno promesso battaglia. Ora i due favoriti dovranno dimostrare di saper tenere uniti gli elettori dei loro partiti ed evitare potenziali disastrose fratture che potrebbero avere una ricaduta negativa sul voto dell'8 novembre.

Nel Super martedì, Trump ha conquistato sette Stati con vittorie che spaziano dal sud al nord del Paese (Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Vermont e Virginia). Nelle primarie del mese scorso, il magnate aveva vinto in tre dei quattro Stati in cui competeva. A questo punto ha 285 delegati, sul totale di 1.237 necessari a ottenere la nomination. Le vittorie di Clinton, anch'essa trionfante in sette Stati, erano in qualche modo più prevedibili (Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Texas e Virginia). Decisivi gli elettori afroamericani di Stati meridionali come l'Arkansas, dove l'ex segretaria di Stato e il marito, l'ex presidente Bill Clinton, hanno iniziato le loro carriere politiche. I delegati di Clinton sono ora 1.005, sul totale di 2.382 necessari per la nomination.

Il senatore del Texas Ted Cruz e Marco Rubio non cedono e hanno promesso di rimanere in corsa. Cruz si è aggiudicato il suo Stato, il vicino Oklahoma e l'Alaska, vittorie che userà per ribadire di essere il migliore per fermare Trump (ha così 161 delegati). Rubio, appoggiato dall'establishment repubblicana, ha ottenuto un solo Stato, il Minnesota (87 delegati). Sul fronte democratico, Bernie Sanders ha vinto nello Stato di cui è senatore, il Vermont, e poi in Colorado, Minnesota e Oklahoma (ha 373 delegati). Pesa la sconfitta in Massachusetts, il quinto Stato che sperava di strappare a Clinton. Anche lui, 74enne autodefinito socialista, ha promesso di proseguire la corsa per la nomination.

In conferenza stampa, in una sala a Palm Beach, in Florida, Trump ha tentato di respingere le critiche dell'establishment del partito. Malvisto per le sue proposte di costruire un muro al confine con il Messico, deportare milioni di migranti illegali e vietare ai musulmani l'ingresso nel Paese, il magnate si è attribuito il successo di aver ampliato la base del partito attirando la classe lavoratrice delusa dai democratici, che amano la sua retorica 'strillata'. "Sono un unificatore" e "vorrei vedere il partito repubblicano e tutti quanti unirsi, quando siamo uniti non c'è nessuno che possa batterci", ha detto.

Clinton, fronteggiata da Sanders nonostante abbia ora in mano il controllo della corsa democratica, ha attaccato direttamente Trump, seppure non l'abbia nominato apertamente. Una tattica per presentarsi già agli occhi degli elettori come colei che correrà per la successione di Barack Obama. "La posta in gioco in queste elezioni non è mai stata così alta e la retorica che sentiamo dall'altra parte non è mai stata più bassa", ha dichiarato Clinton parlando ai sostenitori a Miami. "Tentare di dividere l'America tra noi e loro è sbagliato, non lasceremo che questo accada", ha aggiunto. Anche Sanders, dalla sua città natale a Burlington in Vermont, si è scagliato contro Trump: "Non lasceremo che i Donald Trump del mondo ci dividano", ha detto il 74enne.

Per Rubio, 44anni, sembra invece il giorno del regolamento di conti. Ha vinto solo in Minnesota, dopo che questa settimana ha tacciato Trump di essere "un genio della truffa". Il voto del 15 marzo in Florida, suo Stato d'origine, incombe su di lui: a questo punto deve farcela. "Florida, so che sei pronta. Gli opinionisti dicono che siamo sfavoriti, e lo accetto. Siamo stati tutti sfavoriti", ha detto. Cruz, nei suoi commenti dopo la vittoria in Texas, ha puntato il dito contro Trump: "Un affarista di Washington, osceno e volgare, che ha una carriera lunga una vita di sfruttamento del potere governativo per guadagni personali".

Scritto da 
  • Agnese Gazzera
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