Sabato 28 Gennaio 2017 - 23:15

Stretta di 4 mesi su immigrazione, Trump: Non è bando musulmani

Il presidente Usa promette un piano contro Isis in 30 giorni. Telefonata con Putin: Coordinamento contro lo Stato Islamico

Usa, il divieto di ingresso anche per chi possiede green card

 L'ordine esecutivo non è "un bando dei musulmani", "sta funzionando molto bene, lo vedrete negli aeroporti e ovunque". Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, facendo riferimento all'ordine da lui approvato, che limita l'ingresso negli Usa di rifugiati e stranieri provenienti da Paesi a maggioranza musulmana.
 

Oggi è stato rivelato che anche i possessori della Green card sono inclusi nel divieto di ingresso negli Stati Uniti imposto dal presidente americano  per i cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana. Lo ha fatto sapere un portavoce del dipartimento di Sicurezza interna, Gillian Christensen. La Permanent Resident Card permette agli stranieri di risiedere per un tempo illimitato negli Stati Uniti.  Trump nelle scorse ore ha firmato un decreto per lasciare fuori per qulache mese i cittadini di sette paesi musulmani di Africa e Medio Oriente, nel timore del terrorismo islamico. Uno stop all'immigrazione negli Stati Uniti per 120 giorni. Sospeso l'ingresso dei profughi siriani, e poi la priorità ai rifugiati cristiani. Cancellato il rinnovo automatico dei visti per tutti gli stranieri

Ma oggi c'è stata anche la telefonata al Cremlino. I presidenti statunitense e russo, Vladimir Putin, nella telefonata odierna hanno concordato di "stabilire un vero coordinamento tra azioni americane e russe per sconfiggere lo Stato islamico e le altre organizzazioni terroristiche in Siria". 

DOPPIA NAZIONALITA'. Il divieto all'ingresso negli Usa riguarda anche coloro che hanno doppio passaporto. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando un comunicato che dovrebbe essere pubblicato dal dipartimento di Stato. La misura andrebbe oltre il divieto imposto a Iraq, Iran, Somalia, Sudan, Siria, Libia e Yemen. Il divieto temporaneo riguarderebbe qualsiasi cittadino originario di tali Paesi, anche se in possesso di passaporto di un'altra nazione. Per esempio, un iracheno con seconda nazionalità britannica non potrà entrare negli Usa utilizzando il passaporto del Regno Unito, che sinora permetteva di viaggiare senza visto. Invece, la misura non si applicherà ai cittadini statunitensi che abbiano anche la nazionalità di uno dei sette Paesi.

PASSEGGERI FERMATI.  A cinque passeggeri di origine irachena e un cittadino yemenita è stato impedito di imbarcarsi su un volo dell'EgyptAir dal Cairo diretto a New York a seguito del divieto emesso da Trump di ingrsso negli Stati Uniti per tutti i cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana. Secondo quanto riportano fonti dell'aeroporto del Cairo, i passeggeri arrivati nel gate sono stati fermati, nonostante fossero in possesso di visti validi, e imbarcati su voli diretti nei loro paesi di origine.  Tutti erano in possesso di visti validi, hanno fatto sapere le fonti. I cinque iracheni erano arrivati da Erbil e sono stati trattenuti in aeroporto sino a quando sono stati reimbarcati su voli che tornassero nella loro città di partenza.

AMMESSO UN IRACHENO. Uno dei due iracheni è stato in seguito ammesso negli Usa. Lo hanno riferito testimoni.  Gli avvocati di due iracheni, trattenuti nell'aeroporto di New York, avevano presentato ricorsi davanti ai giudici per ottenere la liberazione. Un iracheno fermato nello scalo JFK di New York lavora per il governo americano nel suo Paese da dieci anni, hanno spiegato i suoi avvocati. Un altro iracheno viaggiava per riunirsi con la moglie e il figlio, rifugiati dopo aver collaborato con l'esercito americano. Secondo le carte presentate in tribunale, i due avevano tutte le carte in regola per essere ammessi e nessun motivo che giustifichi la detenzione. Gli avvocati denunciano anche che non è stato loro consentito incontrare i loro assistiti e che quando hanno domandato agli agenti di frontiera a chi dovessero parlare per discutere il caso è stato loro risposto: "Al presidente, chiamate il signor Trump".

IRAN: UN AFFRONTO.  L'Iran condanna il divieto d'ingresso imposto dagli Stati Uniti ai cittadini iraniani e di altri sei Paesi a maggioranza musulmana(Siria, Iraq, Sudan, Libia, Somalia, Yemen), considerandolo "un aperto affronto", e risponderà con una misura analoga nei confronti dei cittadini americani. E' quanto emerge da una dichiarazione del ministero degli Esteri di Teheran.

"Pur rispettando il popolo americano e distinguendo tra esso e le politiche ostili del governo Usa, l'Iran applicherà il principio della reciprocità sino a quando le offensive limitazioni statunitensi contro i cittadini iraniani saranno revocate", si legge nella nota del ministero di Teheran. "Le restrizioni contro i viaggi di musulmani in America (...) sono un aperto affronto al mondo musulmano e alla nazione iraniana in particolare, saranno note come un grande regalo agli estremisti", aggiunge il testo. Il divieto di ingresso renderà impossibile per parenti e amici iraniani far visita al circa un milione di iraniani-americani che vive negli Usa.

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