Lunedì 06 Febbraio 2017 - 14:45

Usa, 97 aziende Silicon Valley contro Trump: 'travel ban' illegale

A firmare il documento presentato in tribunale Apple, Facebook, Google, Microsoft e tante altre compagnie

Usa, 97 aziende Silicon Valley contro Trump: 'travel ban' illegale

Apple, Facebook, Google, Microsoft e più di 90 compagnie tecnologiche americane hanno presentato in tribunale un documento contro l'ordine sull'immigrazione del presidente Donald Trump. Le carte, sottoscritte da 97 giganti tecnologici, sono state depositate alla Corte d'appello del nono circuito, a San Francisco in California, ha spiegato il Washington Post. Lo stesso tribunale dovrà pronunciarsi entro pochi giorni sul ricorso dell'amministrazione Trump contro la decisione di un giudice federale di Seattle di sospendere temporaneamente il 'travel ban'

Nel testo depositato dalle aziende, l'ordine di Trump viene definito "illegale" e "dannoso". Si tratta di un passo insolito da parte dei grandi gruppi tech, che secondo il quotidiano dimostra "la profondità dell'animosità nei confronti del divieto di Trump" nella Silicon Valley, mecca delle imprese tecnologiche. Il provvedimento, firmato da Trump il 27 gennaio, prevede il divieto d'ingresso negli Stati Uniti ai rifugiati e ai cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana (Iran, Siria, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e Libia). 

Le compagnie, tra cui Netflix, Twitter, Uber, Mozilla, Dropbox, Twilio, Zynga, Medium e Pinterest, hanno presentato l'azione legale allo stesso tribunale che poche ore fa ha respinto la richiesta dell'amministrazione Trump di ripristinare in modo immediato il decreto, rimasto così bloccato dalla notte di venerdì. Quando, cioè, il giudice federale di Seattle, James Robart, lo aveva sospeso. L'amministrazione Trump ha promesso battaglia con "tutti i mezzi legali", in una sfida legale che sembra destinata a finire alla Corte suprema. Intanto, il tribunale ha chiesto che la parte contraria al veto, cioè Stati di Washington e Minnesota, presenti argomenti a favore della sua posizione prima delle 23.59 di oggi (le 8.59 italiane di domani), e al governo di Trump che faccia lo stesso prima delle 15 di lunedì (le 24 italiane). 

Nel frattempo, molti migranti e rifugiati stanno tentando di sfruttare la 'breccia' per entrare negli Usa, dopo che il dipartimento di Stato ha restituito validità alla maggioranza dei 60mila visti che aveva revocato e le autorità dell'immigrazione hanno smesso di applicare il divieto. Ad appoggiarli, anche le migliaia di persone che sono scese in strada nelle grandi città e davanti ai maggiori aeroporti per opporsi alle limitazioni. 

Circa una settimana fa era stata diffusa la notizia che le aziende tecnologiche intendessero incontrarsi per discutere la presentazione dell'amicus brief, termine con cui si intendono le memorie presentate da parti esterne ai procedimenti legali, ma che vogliano fornire informazioni o contenuti ai giudici. Gli osservatori erano scettici sulla possibilità che ciò davvero si realizzasse, a causa dei timori di ripercussioni. Ma il settore dipende largamente dai talenti provenienti da tutto il mondo: secondo il think tank Joint Venture, il 37% della forza lavoro nella Silicon Valley è nato all'estero. Prima di questo documento, varie compagnie si erano già espresse contro il divieto. Tra esse Amazon.com (che secondo WP non ha firmato il documento) ed Expedia, così come il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg che si era definito "preoccupato" e aveva aggiunto: "Dovremmo tenere aperte le porte ai rifugiati e a chi ha bisogno di aiuto, questo è ciò che siamo".

Nel documento firmato dalle compagnie della Silicon Valley si legge: "L'ordine rappresenta una significativo distacco dai principi di equità e prevedibilità che hanno governato il sistema dell'immigrazione degli Usa per oltre cinquant'anni". "Rende più difficile e costoso - prosegue - per le compagnie americane reclutare, assumere e tenere con sé alcuni dei migliori dipendenti al mondo. Ostacola le attuali operazioni delle imprese. E minaccia la capacità delle compagnie di attrarre talenti, affari e investimenti verso gli Usa". Secondo il documento, immigrazione e crescita economica sono "intimamente legate". "I problemi che rendono l'ordine esecutivo dannoso per imprese e dipendenti lo rendono anche illegale", afferma il brief.

Scritto da 
  • Agnese Gazzera
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