Mercoledì 09 Novembre 2016 - 23:45

Usa 2016, Trump trionfa: Lavoreremo insieme. Hillary Clinton ammette la sconfitta: Non scoraggiatevi

Il tycoon è il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Obama: "Lascio l'America più forte di otto anni fa. Io e Donald siamo diversi ma dobbiamo unire il Paese"

Donald Trump eletto presidente degli Usa-I migliori momenti della sua campagna elettorale

Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il magnate ha trionfato nell'Election Day assicurandosi 290 grandi elettori, mentre Hillary Clinton è arrivata a 228. Per conquistare la presidenza erano necessari 270 grandi elettori. "Grazie molte, ho appena ricevuto una chiamata da Clinton e si è congratulata con noi per la nostra vittoria. Anche io mi sono congratulato con lei per una battaglia che ha combattuto con le unghie e con i denti", le parole del repubblicano nelle sue prime dichiarazioni dopo la vittoria elettorale. Hillary, ha aggiunto, "ha lavorato duramente e per lungo tempo" e gli Stati Uniti "devono ringraziarla".

"Lavorare insieme ci porterà alla ricostruzione della nostra nazione e al rinnovamento del sogno americano". "Come detto dall'inizio - ha spiegato - la nostra non è stata una campagna ma un movimento incredibile costituito da milioni di donne e uomini che lavorano duro per il loro Paese e che vogliono creare un futuro migliore per sè e per le loro famiglie. Un movimento formato da americani di tutte le razze, religioni e credo che vogliono rispettare il nostro governo che è al servizio del popolo".

L'America deve portare avanti "sogni di successo", "terremo sempre al primo posto gli interessi americani" ma "manterremo sempre rapporti con tutti, con le altre nazioni con cui cercheremo una fase comune di dialogo, non di scontro", ha aggiunto Trump.

Oltre alla chiamata di Clinton, il neo-presidente ha ricevuto le congratulazioni da parte di Obama, che lo ha invitato alla Casa Bianca per discutere della transizione. "Tutti sono tristi quando si perde, ma il giorno dopo dobbiamo ricordare che siamo una squadra sola. Non siamo democratici o repubblicani, prima di tutto siamo americani e patrioti che vogliono il meglio per il Paese", ha dichiarato il presidente Barack Obama commentando le elezioni presidenziali. "Ho detto al mio team - ha aggiunto - di tenere la testa alta perchè abbiamo fatto un lavoro fantastico giorno dopo giorno per lasciare il Paese più forte rispetto a quello di anni fa. Che si vinca o si perda questa era la nostra ambizione. Ora l'America è più forte di otto anni fa". Il presidente ha precisato: "Ho parlato con Trump per congratularmi e l'ho invitato alla Casa Bianca per parlare di una transizione di successo. Non è un segreto che il presidente eletto e io siamo diversi, ma anche otto anni fa anche io e Bush eravamo diversi. Ma c'è stata una transizione tranquilla per portare avanti il Paese ed è questo l'esempio da seguire. Una transizione pacifica è la pietra miliare del nostro Paese".

Il tycoon ha vinto in Stati chiave come Pennsylvania, Wisconsin, Florida, North Carolina e Iowa. Il candidato repubblicano si è aggiudicato la vittoria anche in Ohio, uno degli Stati più attesi e che tradizionalmente predice il futuro inquilino della Casa Bianca. Ma soprattutto è riuscito a strappare all'ex segretaria di Stato la Florida, che con i suoi 29 grandi elettori è considerata vitale per la vittoria. Trump ha vinto poi in North Carolina, uno degli Stati più corteggiati da entrambi i candidati nell'ultima fase della campagna elettorale. In Florida, il vantaggio del magnate repubblicano è stato poco più di un punto percentuale, con circa 150mila voti, nonostante la massiccia partecipazione nel voto anticipato della comunità ispanica, favorevole alla candidata democratica. Trump ha vinto abbastanza facilmente in Texas (52% a 44%), anche se poche settimane fa i sondaggi sembravano far pensare che si potesse rompere la tradizione repubblicana con una vittoria Dem. Il tycoon si è imposto in roccaforti Gop come South Carolina e Indiana, oltre al Texas. Clinton ha ottenuto la vittoria in Virginia per un soffio, mantenendo il suo vantaggio negli Stati della costa ovest (California, Oregon e Washington), oltre a New York e New Jersey nella costa est.

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IL DISCORSO DELLA SCONFITTA DI HILLARY. "La notte scorsa ho fatto le congratulazioni a Donald Trump per la vittoria e gli ho offerto la nostra collaborazione a nome del Paese". Lo ha dichiarato Hillary Clinton intervenendo nel suo quartier generale a New York dopo la sconfitta nelle presidenziali americane. "Non è il risultato che volevamo e mi dispiace che non abbiamo vinto. Sono orgogliosa e grata di questa campagna che abbiamo costruito insieme. Essere il vostro candidato è stato uno dei maggiori onori della mia vita". "So quanto siete delusi - ha aggiunto - perchè anche io lo sono come milioni di americani che hanno investito i loro sogni in questo sforzo. È doloroso e lo sarà per molto ma se voi amate l'America come me dobbiamo accettare il risultato e permettere a Trump di guidare il Paese". L'ex segretaria di Stato ha sottolineato: "A tutti coloro hanno contribuito dico grazie a questa campagna e grazie a nome di tutti noi, spero che i giovani ci ascolteranno. Io per tutta la vita ho lottato per quello che credo, ho vinto e ho perso. Molti sono all'inizio, avrete dei successi e delle sconfitte, non fermatevi mai e lottate per quello che è giusto. Voglio dire a tutte le bambine che mi stanno guardando: non dubitate mai del vostro valore e del vostro potere e dovete sapere che meritate ogni opportunità di poter realizzare il vostro potenziale e i vostri sogni".  

OSCILLANO LE BORSE. L'avanzata di Trump ha scosso pesantemente le borse di tutto il mondo. Dopo aver chiuso la giornata di martedì in rialzo, Wall Street intono alle 22 locali (le 4 in Italia) è crollata con il Dow Jones in perdita di 500 punti. Il peso messicano, segnalato dagli esperti come un indicatore del sentore del mercato sulle possibilità di Trump, ha perso dal canto suo circa l'8% sul dollaro. Chiusura in netto calo anche per la Borsa di Tokyo che vede l'indice Nikkei 225 cedere il 5,36% a 16.251,54 punti. Stessa sorte per Taiwan, con l'indice Taiex che ha perso il 2,98% a 8.943,20 punti, a minimi da due mesi. Tiene Piazza Affari, che perde lo 0,10%, mentre Wall Street recupera dopo la conferma dell'elezione di Trump e chiude positiva.

CHI E' DONALD TRUMP. Di Donald Trump si può dire molto, anche che non abbia mai ricoperto un incarico politico. Un limite, ma anche un vantaggio, per il candidato che si è sempre posto come un'alternativa all'establishment. Figlio del costruttore newyorkese Fred Trump, di cui ha ereditato l'impresa trasformandola in un impero, il repubblicano ha cinque figli e si è sposato tre volte. La sua campagna elettorale è stata contraddistinta da controverse proposte e scandali, tra cui la promessa di costruire un muro al confine con il Messico, un video del 2005 in cui si vantò di aver molestato alcune donne, accuse di abusi sessuali rivoltegli da oltre dieci donne.

"NON SONO UN POLITICO". "Io non sono un politico. I politici parlano ma non agiscono. Io sono il contrario". Così disse Trump circa un anno fa, dopo essersi presentato per la corsa alla Casa Bianca con un controverso discorso in cui definì "stupratori" gli immigrati messicani. Nello scorso aprile ha ammesso di esser stato "un politico per un tempo molto breve" e di trovarsi in un processo di "apprendimento". "Ciò che realmente sono stato è un imprenditore di successo per molto tempo", ha detto Trump, noto per l'alta stima che ha di sè. Nel 1995 pubblicò un articolo intitolato: 'Ciò che il mio ego vuole, il mio ego ottiene'.

NATO NEL QUEENS, DIVENTATO IMPRENDITORE A MANHATTAN. Prima della corsa per la Casa Bianca, con una campagna dai toni accesi e insultanti per conquistare gli elettori stanchi della classe politica di Washington, Trump negli Usa era già molto noto con una biografia degna di un copione hollywoodiano. Nato il 14 giugno 1946 nel borough del Queens a New York, è il quarto di cinque figli del costruttore di origine tedesca Fred Trump e della casalinga di origine scozzese Mary MacLeod. A 13 anni il padre lo ritirò da scuola dopo che aggredì un insegnante, trasferendolo all'Accademia militare locale. Il Donald bambino, raccontano suoi coetanei, era "un bullo fanfarone" che diceva "parolacce a tutto volume". Diplomatosi nel 1964, dopo aver raggiunto il rango di capitano, annunciò: "Un giorno sarò famoso". Quattro anni dopo si laureò in economia alla Wharton School della University of Pennsylvania e divenne il favorito alla successione del padre nell'impresa di famiglia, Elisabeth Trump & Son, attiva a Brooklyn, Queens e Staten Island. Nel 1971 prese le redini dell'impresa e la ribattezzò The Trump Organization, trasferendosi nella più glamour Manhattan.

DAI GRATTACIELI ALLA TV. Nel 1987 pubblicò libro 'The Art of The Deal' (l'arte di fare affari), dove si legge "Gioco con le fantasie della gente" e in cui definisce "l'iperbole" una "forma innocente di esagerazione e una forma efficace di promozione". Come imprenditore, ha costruito un impero, a partire dalla lussuosa Trump Tower di 58 piani in piena Fifth Avenue, poi hotel, campi da golf e casinò (affare questo che gli è costato quattro fallimenti). Secondo Forbes, la fortuna di Trump ammonta a 4,5 miliardi di dollari, ma lui sostiene valga 10 miliardi. Nel mondo dello spettacolo, ha investito soprattutto nel ruolo di boss nel reality show sulla Nbc 'The Apprentice', che gli è valso una stessa sulla Walk of fame, e nella proprietà di concorsi di bellezza come Miss Universo.

TRE MOGLI, 5 FIGLI. Trump è stato sposato tre volte, per due volte ha divorziato: dalla modella ceca Ivana Zelnickova nel 1991 e dall'attrice statunitense Marla Maples nel 1999. Con la prima ha avuto tre figli, Donald Jr., Eric e Ivanka, che lavorano come vice presidenti esecutivi nella Trump Organization e hanno un ruolo importante nella corsa alla Casa Bianca. Con Maples ha avuto una figlia, Tiffany. Dal 2005 è sposato con la ex modella slovena Melania Knauss, 46 anni, con cui ha un figlio, Barron William. Il magnate non fuma né beve alcol a causa della morte del fratello maggiore Fred, scomparso a 43 anni perché alcolista. Un'altra sua peculiarità è quella di definirsi "ossessionato dai microbi", quindi raramente stringe la mano alle persone.

IL SESSISMO E LE MOLESTIE. Trump è stato coinvolto in diversi scandali a sfondo sessuale. Tra i vari insulti a donne, nel corso del tempo risaltano quelli alla giornalista Megyn Kelly in cui alluse al fatto che non fosse accomodante nell'intervistarlo per via del ciclo mestruale ("Le uscita sangue dappertutto", disse), quelli alla presentatrice Rosie O'Donnell chiamata "grosso maiale" e alla giornalista Arianna Huffington definita "cagna poco attraente dentro e fuori". A inizio ottobre il Washington Post ha invece diffuso un video risalente al 2005, che registrava un colloquio fuorionda fra Trump e il conduttore Billy Bush: il magnate vi si vanta di molestie e palpeggiamenti e si esprime in modo estremamente offensivo e volgare. Tra le frasi: "Quando sei famoso, te lo lasciano fare, puoi fare ciò che vuoi, prenderle dalla ***". Per questo, anche all'interno del Gop molti si sono smarcati dal magnate, alcuni chiedendo che rinunciasse alla corsa. Lui ha parlato di "chiacchiere da spogliatoio". Pochi giorni dopo più di dieci donne hanno accusato Trump di molestie sessuali, che avrebbero subito nel corso di oltre vent'anni: hanno raccontato di essere state palpeggiate, di aver subito avances aggressive e ricevuto offerte di denaro in cambio di sesso. Trump ha negato e minacciato di portarle tutte in tribunale, una volta presidente.

I MIGRANTI. La battaglia contro l'immigrazione è stata centrale nella campagna elettorale di Trump: proibire ai musulmani l'ingresso negli Usa e creare un muro per impedire l'arrivo di migranti dal Messico sono stati i suoi leitmotiv. "Se non verrà realizzata l'idea di un temporaneo divieto di entrata negli Usa per i musulmani, ci saranno altri attacchi contro l'America", disse in un'intervista a Cnn. "Vedrete molti, molti altri World Trade Center e probabilmente anche di più", aveva aggiunto riferendosi agli attentati dell'11 settembre 2001, spiegando che i musulmani "vogliono abbattere i nostri edifici e schiacciare le nostre città. Vivono all'interno del nostro Paese". Per questo vuole costruire un muro lungo il confine messicano, che ha promesso farà pagare al Messico (che ha respinto con un sonoro 'no').

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  • redazione web
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