Venerdì 26 Febbraio 2016 - 10:45

Usa 2016, Rubio e Cruz uniti all'attacco contro Trump

Fronte comune contro il magnate nell'ultimo dibattito Gop. Grande attesa per il 'Super Tuesday'

Presidenziali Usa: il dibattito dei candidati repubblicani alla CNN

Dibattito bellicoso fra i cinque repubblicani rimasti in corsa per la nomination Gop. Marco Rubio e Ted Cruz si sono lanciati in una strategia comune contro il magnate Donald Trump nel decimo confronto tv di questa tornata, che si è tenuto nella serata americana a Houston in Texas ed è stato trasmesso da Cnn e Telemundo. Domani si andrà al voto in South Carolina per i democratici, mentre per i repubblicani il prossimo appuntamento sarà il cosiddetto 'Super Tuesday', martedì 1° marzo, quando si andrà al voto per le primarie contemporaneamente in una decina di Stati, fra cui il Texas.

Rubio e Cruz, che finora si erano più volte contrapposti l'uno all'altro, in questa occasione hanno firmato una tregua concentrandosi esclusivamente sull'attaccare il favorito del momento, Trump appunto, che i sondaggi danno in vantaggio e che ha vinto tre dei primi quattro appuntamenti alle urne (New Hamphire, South Carolina e Nevada, mentre in Iowa aveva vinto Cruz). Con Trump al centro, i due senatori di origini cubane - uno da una parte e uno dall'altra - hanno approfittato praticamente di ogni intervento per attaccare il magnate. "Donald Trump è malleabile mentre Ted Cruz non è malleabile", ha detto Cruz, accusando Trump di avere donato denaro ai senatori che hanno partecipato alla redazione della proposta della riforma migratoria del 2013. Cruz ha inoltre rimproverato Trump di passati legami con l'aspirante alla nomination democratica Hillary Clinton.

Trump e Cruz durante il dibattito

Uno dei momenti di maggior tensione della serata è arrivato quando Cruz si è unito alle insinuazioni lanciate da Mitt Romney, il repubblicano che sfidò Barack Obama nella corsa del 2012 per la Casa Bianca, e ha detto che "presumibilmente" se Trump non ha ancora reso pubblica la sua dichiarazione dei redditi "vuol dire che c'è qualcosa". Nonostante Trump si fosse riferito già in precedenza alla questione e avesse spiegato che al momento i suoi conti stanno passando al vaglio di una revisione "di routine" da parte del fisco e che per questo non possono essere pubblicati, Cruz ha insistito sul fatto che questa revisione "sottolinea la necessità" della sua pubblicazione "immediata". Al momento né Trump, né Cruz, né Rubio hanno presentato ancora le loro dichiarazioni dei redditi.

Il dibattito è stato a tal punto caratterizzato dagli attacchi di Cruz e Rubio a Trump che gli altri due candidati Gop in lizza, il neurochirurgo Ben Carson e il governatore dell'Ohio John Kasich, hanno avuto appena il tempo di parlare e sono rimasti relegati in secondo piano.

Fra le altre accuse lanciate dai due senatori al magnate newyorkese, quella di non essere sufficientemente pro Israele dal momento che si è dichiarato "neutrale" nel conflitto fra Israele e Palestina e ha assicurato che ciò che serve al Medioriente è un accordo, "forse l'accordo più difficile di tutti nel mondo". "Un accordo non è un accordo quando si sta trattando con i terroristi...questo non è un accordo immobiliare", gli ha detto Rubio con tono di rimprovero.

Quando poi a Trump è stato chiesto del parere negativo espresso da membri del governo messicano alla sua proposta di erigere un muro alla frontiera fra Usa e Messico e se da questo possa derivare una guerra commerciale, il candidato repubblicano favorito ha assicurato che se così fosse non gli importerebbe visto che gli Stati Uniti "stanno perdendo 58 miliardi di dollari all'anno" di deficit commerciale. Il magnate ha ribadito anzi che se sarà eletto presidente costruirà il muro, "che sarà alto tre metri".

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