Venerdì 12 Febbraio 2016 - 09:00

Usa 2016, dibattito Clinton-Sanders: appello alle minoranze

Clinton agguerrita nel confronto con lo sfidante Sanders

Hillary Clinton con il marito Bill

 Una Hillary Clinton agguerrita quella di ieri sera nel primo dibattito democratico dopo le primarie in New Hampshire, vinte con grande respiro dall'avversario Bernie Sanders. Fin dall'inizio, quando i giornalisti della Pbs hanno chiesto al senatore del Vermont se ritenesse che l'attuazione del suo programma potesse aumentare il volume del governo federale, nel caso in cui fosse eletto presidente, Clinton è intervenuta senza che le fosse offerta la parola. "Sulla base delle proposte del senatore Sanders, le dimensioni del governo federale aumenteranno del 40%. Tutti gli economisti progressisti che si sono espressi sul suo programma di sanità gratuita universale, hanno rilevato che i numeri non tornano", ha criticato l'ex Segretario di Stato. Questo episodio iniziale ha impostato il tono del resto del dibattito, durante in quale entrambi i candidati hanno fatto appello alle minoranze di ispanici e afroamericani.

In molte occasioni Clinton ha insistito che il popolo americano "necessita di sapere in particolare" come funzioneranno le proposte del senatore, che si è autodefinito socialista e democratico. "Essendo stata in trincea per lottare per questo (la copertura sanitaria), lasciatemi dire che non siamo nel Regno Unito, non siamo in Francia. Sono stata molto specifica nelle mie proposte precisando sempre i costi", ha dichiarato l'ex first lady. Dal canto suo, Sanders ha risposto agli attacchi di Clinton e ha sorvolato sulla frase ripetuta dall'ex Segretario di stato "quando sarò presidente" con un laconico: "Hillary, non siete ancora alla Casa Bianca".

 

Un'altra delle questioni su cui i candidati si sono scontrati è quella delle politiche per l'immigrazione, tema fondamentale nelle prossime settimane quando l'appuntamento delle elezioni per i democratici sarà in Nevada, uno Stato con un'alta percentuale di latinos.  "Ho votato a favore di una riforma globale dell'immigrazione quando ero al Senato mentre il senatore Sanders ha votato contro", ha ricordato Clinton, ex senatrice per New York, che secondo i sondaggi è più popolare di Sanders tra la popolazione afroamericana e ispanica. Il senatore del Vermont ha risposto ricordando che le grandi organizzazioni di latinoamericani si erano poi opposte alla riforma perché non garantiva le condizioni di lavoro degli immigrati e rischiava di portare a casi di sfruttamento. Sanders ha quindi chiesto la legalizzazione degli 11 milioni di migranti illegali che si stima vivano negli Stati Uniti.

Inoltre, Sanders ha insistito nella sua critica contro parte delle politiche di immigrazione del presidente Barack Obama, in particolare contro la deportazione di migranti effettuate all'inizio di quest'anno. "Quando vediamo persone in fuga dall'Honduras e da paesi con molti problemi di violenza in America centrale, non credo che dovremmo cacciarli", ha dichiarato il senatore, a cui Clinton ha risposto che "bisogna invece inviare il messaggio alle famiglie in Centramerica che non mandino i figli a intraprendere un viaggio così pericoloso".

 

Il dibattito, che si è tenuto a Milwaukee (in Wisconsin) e organizzato dalla televisione pubblica Pbs, ancora una volta porta in scena la questione del finanziamento delle campagne politiche, e la stessa Clinton ha preso le distanze dai gruppi di azione politica (SuperPACS) formati da grandi donatori e che le danno supporto.
"Non posso rispondere per loro", ha dichiarato, negando subito che essi possano avere una certa influenza politica nel caso in cui raggiungesse la presidenza. "Non insultiamo l'intelligenza della gente. Perché Wall Street, le aziende farmaceutiche e le società petrolifere spendono milioni di dollari in campagne? Solo per divertimento?", le ha recriminato Sanders, che sta finanziando la sua campagna solo grazie alle donazioni pubblico, con una media di 27 dollari adonatore.

Clinton ha anche accusto l'avversario che aveva criticato la figura del presidente Barack Obama definendolo "debole" e una "delusione", dicendo che sperava che "fossere le parole di un repubblicano, ma non di una persona che si presenta con il partito democratico". In risposta, Sanders le ha domandato se fosse mai stata in disaccordo con il presidente. Clinton ha assicurato che un senatore "ha il diritto" di essere in disaccordo con il presidente", ma che Obama ha fatto "grandi cose".

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