Mercoledì 03 Febbraio 2016 - 00:15

Unioni civili, testo incassa primo sì, Pd-Ap divisi sui diritti

Primo via libera dal Parlamento

Manifestazione in supporto delle unioni civili a Roma

La risposta del Parlamento alle piazze è stato un primo via libera alle unioni civili. Per i senatori il disegno di legge Cirinnà è costituzionale. Soltanto un'ottantina i voti a favore delle pregiudiziali di costituzionalità e delle sospensive presentate Gal, Ap e Forza Italia. Pd, Sinistra italiana, M5S e i verdiniani di Ala hanno votato in modo compatto contro le pregiudiziali. Ma il voto, per usare le parole del capogruppo di Ap Renato Schifani, "fotografa una distanza": quella tra gli alleati di governo Pd e Ncd-Udc.

Distanza sottolineata dal 'silenzio ufficiale' che il Pd ha tenuto per tutto il giorno di fronte alla proposta del segretario di Ncd Angelino Alfano di stralciare la stepchild adoption in cambio di un voto favorevole alle unioni civili. Soltanto a fine seduta, lasciando l'aula di Palazzo Madama, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, interpellato in merito, specifica che "il tema non è tenere unito il governo, ma dare un riconoscimento omogeneo ad alcuni diritti".
Orlando sottolinea poi che "il Parlamento ha sempre rivendicato una libertà di coscienza e anche una libertà rispetto a geometrie politiche nell'affrontare questo tipo di temi". Il ministro si sbilancia poi augurandosi "che questa saggia tradizione del nostro Paese vada seguita perché è quella che ci ha fatto fare significativi passi avanti". Insomma, avanti con la stepchild adoption se l'aula la sostiene.

La linea tra i senatori dem è quella di tirare dritto con il testo Cirinnà, stepchild inclusa che potrà al massimo essere migliorata con alcuni emendamenti ad hoc. E se una risposta ufficiale non vi è stata, la prima firmataria Monica Cirinnà, prendendo la parola in aula a Palazzo Madama, ha chiarito che "la quarta versione del disegno di legge è già una sintesi moderata e altre mediazioni potrebbero favorire discriminazioni".

Oltre al fronte aperto con l'alleato di governo Ap, il Pd ne ha un altro: quello con la Lega che ha promesso il ritiro di 4500 emendamenti su 5mila qualora il Pd cancelli l'emendamento 'canguro' del senatore Andrea Marcucci. Sullo scambio c'è un tira e molla. Il Pd è cauto. Se il capogruppo al Senato del Carroccio, Gian Marco Centinaio, conferma l'intenzione e specifica che la Lega sta decidendo in queste ore quali modifiche al testo Cirinnà tenere e quali eliminare, i democratici fanno sapere che non intendono ritirare gli emendamenti "alla cieca". Prima infatti il Pd vuole verificare che nei 500 emendamenti della Lega non vi siano trabocchetti al disegno di legge Cirinnà né 'contro-canguri'. Linea confermata dal capogruppo Luigi Zanda. "Finita la discussione generale pensiamo agli emendamenti, vediamo quanti saranno dopo il ritiro - dice -. Adesso qualche gruppo comincia a ritirarli, altri annunciano il ritiro. Non abbiamo ancora chiaro tutto".

Il senatore della minoranza dem Federico Fornaro mette in guardia: "Occorre tenere la barra dritta sul testo Cirinnà e continuare a tenere alta l'attenzione perché ci sono ancora molti iceberg nascosti negli insidiosi voti segreti". Ma il fronte interno al Pd sembra essersi stemperato. Lo stesso Stefano Lepri, senatore cattolico fra i più agguerriti contro la stepchild, a fine giornata dirama una nota in cui sposta l'attenzione sull'utero in affitto. Lepri infatti propone di votare gli emendamenti che introducono la stessa pena già prevista in Italia (da tre mesi a due anni) anche per chi fruisce od organizza la maternità surrogata all'estero. Non più stralcio della stepchild dunque ma divieto del cosiddetto utero in affitto anche se praticato all'estero. Una proposta che potrebbe essere digerita anche dal Pd 'laico', riunendo così le due anime dei democratici su un provvedimento che alla fine comunque incasserà il loro 'sì'.

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