Sabato 23 Gennaio 2016 - 22:00

Unioni civili, sveglie in piazza a Milano: Parlamento ci ascolti

Manifestano anche Pisapia e Martina

Manifestazione per unioni civili

Quasi 100 città italiane in piazza e un milione di persone a difesa del ddl Cirinnà. Lo slogan quello di 'Svegliati Italia'. Tanti flash-mob e manifestazioni, tutti promossi da Arcigay, ArciLesbica, Agedo (l'associazione dei genitori di persone gay), Famiglie Arcobaleno e Mit, con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema delle unioni civili. In migliaia in piazza con orologi e sveglie, sotto lo sventolio dei bandiere arcobaleno, per dire "E' ora di essere civili".

MILANO PISAPIA E IL MINISTRO MARTINA. A scendere in piazza a Milano, insieme alle migliaia di cittadini che si sono raccolti di fronte a Palazzo Marino, anche il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, il sindaco Giuliano Pisapia, e i quattro candidati alle primarie del centrosinistra: Beppe Sala, Pierfrancesco Majorino, Francesca Balzani e Antonio Iannetta. "Questa piazza è un segnale forte che il Paese è con noi. Non dall'altra parte, dove si accendono luci per spegnere diritti", ha detto Pisapia parlando dal palco di piazza della Scala, poco prima che i cittadini dessero il via a una ideale "sveglia" rivolta ai legislatori facendo tintinnare le chiavi e squillare i cellulari. Un chiaro riferimento, quello del primo cittadino - che nell'occasione ha anche annunciato il patrocinio del Comune al prossimo Gay Pride -, alla scritta luminosa 'Family Day' comparsa ieri su Palazzo Pirelli, sede della Regione Lombardia. Iniziativa, questa, definita "un grave errore" anche da Martina, raggiunto dai giornalisti in mezzo alla folla. Parlando ai cronisti, Sala ha spiegato che, in tema di unioni omosessuali, "bisogna prendere atto della situazione", dal momento che sia la Corte europea dei Diritti dell'uomo che la Corte costituzionale "danno per scontato che si regolamenti il tutto". Da parte sua, Balzani ha invece sottolineato l'importanza di esserci e il fatto che "quando ci sono delle situazioni di fatto che coinvolgono anche i bambini non ci si può girare dall'altra parte". Mentre Majorino ha parlato di "un Paese medievale, che ancora si pone il problema se approvare o meno una legge moderata", preannunciando che, qualora la Cirinnà non venisse approvata, "andremo avanti con le azioni dei Comuni", comprese le celebrazioni delle unioni negli stessi palazzi dove si tengono i matrimoni civili.

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