Venerdì 05 Febbraio 2016 - 19:30

Unioni civili, Pd fa muro: no stralci. Ira dei centristi

Martedì si andrà in aula con un testo Cirinnà appena 'limato': piccole modifiche che non dovrebbero pregiudicare il sì del M5s

Senato - ddl Unioni Civili

Nessuno stralcio. Nonostante le minacce di possibili strappi all'interno della maggioranza si facciano più frequenti con il passare delle ore e l'avvicinarsi delle prime votazioni in Senato, la posizione del Pd sulle unioni civili non cambia. Martedì si andrà in aula con il testo Cirinnà, che sarà 'limato' - viene assicurato da fonti dem - solo da alcuni emendamenti 'tecnici' a cui sta lavorando il senatore Giuseppe Lumìa che serviranno a correggere possibili errori e precisare bene la differenza tra unioni civili e matrimonio, mettendo così al riparo la legge da futuri interventi della Corte costituzionale. Emendamenti che, non andando a modificare al ribasso il cuore del provvedimento, non pregiudicheranno il voto favorevole al testo del M5S. "E' la coperta più grande che abbiamo - viene spiegato in ambienti Pd - Il modo più sicuro di mettersi al riparo dai possibili imprevisti che devi mettere in conto quando la partita prevede diversi voti segreti".

Nonostante l'accordo informale fatto martedì dai capigruppo di palazzo Madama per ridurre il numero degli emendamenti e limitare al massimo l'utilizzo del voto segreto, infatti, le incognite rimangono, data la libertà di coscienza lasciata trasversalmente a tutti i gruppi sui temi più delicati. Un tavolo tecnico si riunirà tra lunedì e martedì per limare le proposte per l'aula, intanto, però, il risiko delle posizioni continua. E' proprio la strana possibile alleanza tra i dem e i grillini a far insorgere i centristi. "Se ci sarà l'asse Pd-M5S l'Udc ne prenderà atto. Non ci resterà altro da fare che uscire dalla maggioranza", assicura Lorenzo Cesa. "Noi chiediamo senza se e senza ma al Pd che venga tolta dalla legge sulle unioni civili la parte relativa alle adozioni. Non si ascolta solo chi urla ma bisogna dare voce anche a chi, come i bambini, non riesce a urlare ma ha comunque il diritto di essere tutelato", aggiunge il segretario nazionale Udc che annuncia "conseguenze molto pesanti" se la norma sulla stepchild adoption dovesse rimanere nel testo Cirinnà. Conseguenze che, però, non spostano di molto gli equilibri del pallottoliere di palazzo Madama, dove i centristi contano i soli voti di Antonio De Poli e Pier Ferdinando Casini.

Più diplomatica la posizione di Angelino Alfano. Sulle unioni civili "non ho mai minacciato crisi di Governo perché è una questione che attiene alla liberta di coscienza" ribadisce, facendosi forte dell'esempio fornito a suo dire dalla Democrazia cristiana che "subì il divorzio  ma il Governo non cadde". "Siamo favorevoli ai diritti per tutti - aggiunge - ma che c'entrano le adozioni? Dividiamo i campi. Vorrei dire al Pd di fare il 'partito Paese'. Il Paese vuole le unioni civili ma non vuole l'equiparazione al matrimonio che apre la porta alle adozioni. Io lavorerò fino all'ultimo giorno" per ottenere questo obiettivo. Se così non dovesse essere, avverte morbido, "non sarà una cosa bella vedere il Pd che vota con il M5S".

A ringalluzzire, però, la parte più ribelle e meno 'governativa' di Ap è però un sondaggio Ixè che rileva come solo il 20% sia favorevole alle adozioni gay, mentre il 73% si dichiara contrario. "Sarebbe quanto mai grave se su un tema delicato e divisivo quale quello delle adozioni per le coppie omosessuali si procedesse attraverso la forza dei numeri parlamentari, in spregio a quella che é invece la volontà della maggioranza degli italiani", attacca il presidente dei senatori, Renato Schifani. Alessandro Pagano, deputato di Area popolare, tira in ballo Matteo Renzi: "Ad oggi è solo una la persona che può e deve trarre le dovute conclusioni e non può più esimersi dal farlo - sentenzia - Da Palazzo Chigi occorre valutare la posizione intelligente e di buon senso proferita da Alfano e Cesa, oppure decidere di abbandonarsi al radicalismo e all'estremismo di chi tutto vuole tranne che il bene della Nazione. Tertium non datur".

Non ottiene il successo sperato, intanto, la mediazione tentata sulla strada dell'affidamento preadottivo. "Avviene già per le normali adozioni- tagliano corto i senatori dem Stefano Leprie Rosa Maria Di Giorgi - Più che di una concessione, si tratta di una inevitabile necessità, visto che è verosimilmente incostituzionale non applicare (almeno sui nuovi nati) ciò che è richiesto per gli eterosessuali nelle adozioni ordinarie, cioè almeno tre anni di matrimonio e un anno di prova".

 

Scritto da 
  • Nadia Pietrafitta
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