Giovedì 04 Febbraio 2016 - 19:00

Unioni civili, Pd alla conta: ridurre gli emendamenti

Per far passare il ddl Cirinnà si tenta di ridurre al minimo i voti segreti

Unioni civili, Pd alla conta

L'obiettivo del Pd è arrivare a qualche centinaio di emendamenti sul testo Cirinnà da discutere in aula al Senato e di conseguenza ridurre al minimo i voti segreti. Nei desiderata del Pd si parla di cinquecento emendamenti in tutto, un numero "ragionevole" e soprattutto il cui voto si possa esaurire in due giorni. L'obiettivo sarà raggiungibile soltanto se terrà l'intesa fra i capigruppo siglata ieri nella riunione informale convocata da Luigi Zanda. Per il voto finale sulle unioni civili a Palazzo Madama si fanno più azzardi che ipotesi. Certo è che la seduta dell'aula martedì è stata anticipata alle 12, senza intervallo né orario di chiusura, per concludere discussione generale sul disegno di legge Cirinnà. Quindi da mercoledì pomeriggio (al mattino l'aula non è convocata) inizierà l'esame degli emendamenti e, contestualmente, la guerra dei numeri.

 

Allo stato dell'arte, la maggioranza c'è sul voto palese sulla legge, ma sarà una roulette russa sul voto segreto che potrà essere concesso all'articolo 5. L'adozione del figliastro nelle coppie omosessuali vede favorevoli la maggioranza del Pd, M5S, Sel e parte del gruppo Misto, Per le Autonomie e Ala. Contrari Ap, Forza Italia, Lega, Conservatori e riformisti, Gal (Idea e Popolari per l'Italia) e alcuni senatori catto dem.

 

Le incognite però sono tante. Il senatore Alberto Airola ribadisce che "il Movimento 5 Stelle voterà compatto per il ddl Cirinnà se non ci saranno modifiche che impoveriscano il testo". Stessa posizione di Sel. E il Pd è preso tra due fuochi, con l'alleato di governo Ap (Ncd-Udc) che chiede lo stralcio in cambio di un voto favorevole sul provvedimento e M5S e Sel che minacciano di sfilarsi se il disegno di legge verrà stravolto. Il ministro Angelino Alfano torna a ribadire: "E' traumatico votare un provvedimento così divisivo con il sostegno dei Cinque stelle". Sul capitolo stepchild adoption prende la parola la vicesegretaria del partito Debora Serracchiani, che questa mattina si è intrattenuta con il senatore Giuseppe Lumia fuori dall'aula di Palazzo Madama. Serracchiani chiede non si alzino barricate e dice che "il relatore Beppe Lumia ha svolto un lavoro molto apprezzabile, trovando importanti punti di mediazione". "Proseguendo su questa strada - sostiene la vicesegretaria del Pd - si possono apportare altri miglioramenti, ma appare decisamente inopportuno lavorare con le forbici su un testo di legge che nel suo complesso ha un'intrinseca coerenza".

 

Si andrà alla conta, dicono fonti Dem. La linea è che si arrivi al voto sugli emendamenti con le due differenti posizioni, quella rappresentata dall'emendamento 'di mediazione' del senatore Giuseppe Lumia e, sul fronte opposto, quella di area cattolica. C'è tempo fino a mercoledì per limare la qualità e la quantità di proposte di modifica sulle quali il presidente Pietro Grasso potrà apporre il voto segreto. Intanto gli uffici legislativi e alcuni senatori per ogni gruppo parlamentare si stanno riunendo per compiere l'opera certosina, dopo che ieri nella prima capigruppo informale convocata senza il presidente del Senato è stato ribadito "il patto tra gentiluomini" saldato tra Luigi Zanda e il capogruppo della Lega Gian Marco Centinaio (la Lega ha presentato 5mila emendamenti, ma ne ritirerà "il 90 per cento").

 

Tentativo in extremis, poi, di bloccare il disegno di legge sulle unioni civili da parte di 40 senatori delle opposizioni - tra i quali anche un senatore di Ap, Gabriele Albertini -. I parlamentari giocano la carta del ricorso alla Consulta per conflitto di attribuzione, in quanto sarebbero stati violati i loro diritti di parlamentari durante l'esame del disegno di legge. Primi firmatari Mario Mauro, Luigi Compagna, Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello. Secondo i senatori di Gal, Fi, Lega e Conservatori e riformisti sarebbe stato violato l'articolo 72 della Costituzione dalla presidenza del Senato e dalla maggioranza, portando il disegno di legge Cirinnà in aula a Palazzo Madama senza aver concluso i lavori nelle commissioni. "E' possibile ancora il rinvio della legge in Commissione, sanando così il vulnus", chiosa Gaetano Quagliariello (Idea) e spera nella rivoluzione.

Scritto da 
  • Elisabetta Graziani
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