Venerdì, Febbraio 5, 2016 - 17:00

"Una macchina da risultati"

Inaugurazione del nuovo grattacielo Intesa Sanpaolo

Se 2,4 miliardi di dividendo cash vi sembra tanto, sappiate che, dopo averli distribuiti per i risultati 2015, Intesa Sanpaolo punta a versare almeno altri 3 miliardi in contanti nelle tasche dei soci dopo l'esercizio 2016. 

In conference call con gli analisti, il ceo Carlo Messina ha parlato di "macchina da risultati". E c'è da credergli. Intesa Sanpaolo ha chiuso il 2015 con un utile netto di 2,739 miliardi di euro.  Si tratta dell'utile più elevato dal 2007, che arriverebbe a 3 miliardi di euro escludendo il contributo al Fondo di risoluzione bancaria, ovvero se Ca' de Sass non avesse fatto la propria parte per il salvataggio delle quattro banche in difficoltà, e cioè Carichieti, Banca Etruria, Banca Marche e Carife.

All'inizio del 2015 Intesa Sanpaolo puntava a distribuire 2 miliardi di cedola e ha finito per "regalare" agli azionisti 400 milioni di euro in più. Messina ha alzato il tiro a 3 miliardi, sottolineando però, esattamente come un anno prima, che la banca "è ben posizionata" per mantenere il vento in poppa. Ciò significa che Ca' de Sass potrebbe replicare l'exploit di quest'anno. E mantenendo un patrimonio solido. Il Cet1 scende infatti al 13,1% a fine 2015, ma si conferma  al top tra le maggiori banche in Europa. 

I solidi risultati di Intesa Sanpaolo mandano un segnale forte sul sistema bancario italiano. Ca' de Sass è infatti un colosso del credito con una strategia molto prudente. E se è vero che la banca commerciale può accumulare una grande mole di crediti deteriorati in caso di crisi, è altrettanto vero che può facilmente essere motore e avvantaggiarsi quando la ripresa è in corso. Bisogna solo capire chi è ancora in grado di farla, la banca commerciale. Intesa Sanpaolo, ad esempio, ha erogato in Italia circa 41 miliardi di nuovo credito a medio-lungo termine nel 2015, in crescita del 54% rispetto al 2014.

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Venerdì, Marzo 25, 2016 - 14:15

Tesoro brinda alle nozze Bpm-Banco, ma il rischio è che Mps resti zitella

Dal matrimonio tra Bpm e Banco Popolare, che si sono scambiate mercoledì l'anello di fidanzamento, nascerà la terza banca italiana, con 5,5 miliardi di capitalizzazione di Borsa, 4 milioni di clienti e 2.500 filiali. 

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Giovedì, Febbraio 25, 2016 - 19:15

Eurozona, c'è 'superministro' e 'superministro'

Come tutti i supereroi, anche la forza e l'efficacia di un 'superministro' del Tesoro dell'eurozona dipendono dai suoi superpoteri. E questi, per ora, non sono affatto chiari. Per agire sui conti pubblici dei singoli Stati, ad esempio, avrà a disposizione gli artigli del rigore o la destrezza della flessibilità

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Martedì, Febbraio 9, 2016 - 16:15

Se anche l'Accademia della Crusca se la prende col 'bail in'

Se il famigerato 'bail in', il nuovo meccanismo Ue di salvataggio delle banche, venisse tradotto nell'espressione italiana 'salvataggio interno', aiuterebbe meglio i risparmiatori a capire?  Secondo l'Accademia della Crusca sì. Gli esperti della lingua italiana hanno emesso una nota in cui spiegano che se non si usasse l'espressione "peraltro derivata dallo slang" si capirebbe meglio che con le nuove norme è possibile anche l'uso forzoso di soldi di obbligazionisti e depositanti.

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Lunedì, Febbraio 1, 2016 - 10:00

"Spread andrà sotto 100, ma in Btp si può investire"

Torino, 22 gen. (LaPresse) - Lo spread tra titoli italiani e tedeschi a dieci anni può scendere ancora di "10/20 punti base" dall'attuale livello di poco oltre i 100 punti, ma i Btp a medio e lungo termine, in particolare dal quinquennale in poi, restano un investimento conveniente per le famiglie, considerando che l'inflazione vicina allo zero ne preserva la redditività.

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Venerdì, Gennaio 29, 2016 - 11:45

Un'aspirina per le banche

Se i 200 miliardi di euro di sofferenze lorde delle banche italiane fossero una metastasi, si potrebbe dire la 'bad bank leggera' è l'aspirina con cui si sta cercando di curarla. E' vero che i crediti in sofferenza, ovvero i prestiti difficilmente recuperabili, sono già stati svalutati del 60% nei bilanci delle banche italiane. Ma è anche vero che, se il valore reale si aggirasse intorno al 20% del valore nominale, gli istituti di credito italiani dovrebbero fare i conti con un buco di circa 40 miliardi di euro.

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