Martedì 07 Novembre 2017 - 23:00

Un anno di Trump: il presidente che spacca gli Usa (e unisce l'Europa)

Dalla Spagna all'Italia: 9 su 10 lo bocciano. E negli Usa sia i politici che il popolo sono divisi per la retorica senza mezze misure del repubblicano

U.S. President Trump talks with South Korea's President Moon Jae-in during summit meeting in Seoul

Nove europei su dieci hanno una cattiva opinione di Donald Trump, un anno dopo la sua elezione. E negli Usa, sia il mondo politico sia la popolazione sono più divisi che mai, complice la retorica senza mezze misure del repubblicano.

All'election day dell'8 novembre 2016, gran parte degli europei tenne il fiato sospeso per il timore che il magnate repubblicano fosse eletto, sconfiggendo la democratica ex segretaria di Stato Hillary Clinton. In lui, sbarcato in politica dopo i successi in tv con il reality show 'The Apprentice' e negli affari, quegli europei vedevano un'altra faccia del populismo la cui potenza avevano imparato a conoscere con l'imprevisto esito del referendum britannico a favore della Brexit. E che si affacciava anche nel Front National di Marine Le Pen in Francia o negli euroscettici di Geert Wilders in Olanda.

Nel gennaio scorso, quando Trump assunse l'incarico, il 75% degli europei lo giudicava negativamente; un anno dopo l'elezione a valutarlo così è l'86%, secondo il sondaggio Odoxa-Dentsu Consulting per franceinfo e Le Figaro. I più severi sono gli spagnoli, che lo bocciano al 92% (+12% da gennaio), mentre tra gli italiani lo boccia il 76% (+18%). In paragone con gli altri leader di spicco, Trump è quello meno amato: il 75% degli europei ha una cattiva opinione del presidente russo Vladimir Putin, mentre il 45% del francese Emmanuel Macron e il 43% della cancelliera tedesca Angela Merkel.

La retorica divisoria di Trump aveva già contraddistinto la sua campagna elettorale, piena di sbraitate promesse, dallo stop all'immigrazione musulmana alla cancellazione dell'Obamacare. La prima 'mossa' per cui la sua amministrazione si fece notare fu però, nel giorno dell'inaugurazione, la bugia sull'affluenza di persone al National Mall. Per il portavoce Sean Spicer (una delle teste poi 'saltate' fra i collaboratori di Trump nel primo anno) furono più di quelle accorse per Barack Obama, ma le riprese aeree mostravano ben altro. Per Trump fu una delle occasioni per attaccare i media, sempre accusati di essere corrotti e di diffondere 'fake news' per lui dannose. Lo stesso ritornello contraddistinse le accuse di molestie sessuali rivoltegli da una decina di donne, dopo che era emerso un audio in cui pronunciava frasi offensive e infine affermava che se sei "potente" puoi "fare quello che vuoi" alle donne, anche "afferrarle dalla xxx".

Poco dopo, a fine gennaio, Trump approvò un 'travel ban' che vietava, in nome della lotta al terrorismo, l'accesso negli Usa ai cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana. Ne nacquero proteste internazionali e interne, per l'accusa di discriminazione dei musulmani. Quel bando fu bloccato in tribunale, ne seguirono altre versioni bocciate dai giudici, e infine la misura fu sostituita con una revisione dei controlli sulle persone provenienti da Paesi considerati 'ad altro rischio'. L'accusa di razzismo e discriminazione a Trump è stata poi alimentata dalle sue prese di posizione sui fatti di Charlottesville, in Virginia, dove dopo la morte di un'antifascista il magnate ha equiparato i suprematisti bianchi ai dimostranti antirazzisti. Pochi giorni dopo, ha anche graziato lo sceriffo anti-migranti Joe Arpaio, che era stato dichiarato colpevole di aver ignorato gli ordini dei giudici di smettere di prendere di mira i 'latinos'. Tra le altre decisioni senza mezzi termini è arrivato poi l'annuncio dell'uscita degli Usa dall'accordo sul clima, siglato alla conferenza Cop21 di Parigi, secondo Trump economicamente sfavorevole al suo Paese. Stessa linea per l'intesa sul programma nucleare iraniano, che Trump ha de-certificato.

A ottobre, poi, l'uscita dall'agenzia Unesco, accusata di "pregiudizi anti-israeliani". Si sono aggiungi, in questa linea del "tutto o niente", il fallito tentativo di bandire i transgender dalle forze armate, il raid su una base del regime in Siria dopo l'attacco con armi chimiche a Khan Sheikoun, le minacce di azioni militari contro la Corea del Nord, il fallito tentativo di promuovere una riforma sanitaria repubblicana con cui rimpiazzare l'Obamacare. Tutto ciò mentre sull'amministrazione è calata l'ombra del Russiagate, cioè le indagini sulle presunte interferenza russa nelle elezioni del 2016 e collusione dello staff elettorale di Trump con Mosca.

Mentre Trump continuava a ripetere il mantra delle 'fake news', a fine ottobre sono stati incriminati l'ex manager della campagna Gop, Paul Manafort, e l'ex consigliere della campagna, George Papadopoulos, che ha confessato di aver mentito all'Fbi. Il filo conduttore di quasi un anno di presidenza è riassumibile in poche parole: divisione. La distanza politica tra democratici e repubblicani, per il Pew Research Center, è aumentata in un anno: le divisioni "su politiche fondamentali" hanno "raggiunto livelli record durante la presidenza Obama" e sono "ulteriormente aumentati nel primo anno di presidenza Trump".

E l'opinione pubblica resta ugualmente spaccata, secondo l'osservatorio. Decisiva è la retorica all'insegna del "bianco o nero" di Trump, con posizioni nette ed estreme, che favoriscono la polarizzazione tra chi concorda e chi si oppone, senza mezze misure. The Atlantic, anche dopo l'attentato a Manhattan del 31 ottobre, in un editoriale riflette sul fatto che Trump ha "operato in un modo unicamente tribale" che "ha allargato le divisioni", "rinunciando a rappresentare l'intero Paese", volendosi mostrare inflessibile e determinato. "La tragedia di tutto questo tribalismo è che Trump sta rinunciando all'opportunità di costruire maggior consenso su sfide reali", afferma l'editoriale, ma "dividere gli americani in gruppi di vincitori e perdenti ha sempre ripercussioni negative".

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