Martedì 23 Febbraio 2016 - 13:45

Umberto Eco, l'ultimo saluto al Castello Sforzesco di Milano

Centinaia le persone in coda per dire addio all'intellettuale scomparso venerdì sera all'età di 84 anni

Funerali di Umberto Eco a Milano

Centinaia di milanesi si sono messi pazientemente in coda per dire addio ad Umberto Eco, scomparso ad 84 anni, dopo una lunga malattia, venerdì notte nella sua casa di Milano. Una coda silenziosa e composta, che si snodava fin dalla tarda mattinata in piazza del Cannone, davanti al Castello Sforzesco, alla quale si sono aggiunti per alcuni minuti anche Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi, prima di essere riconosciuti dagli organizzatori e accompagnati all'interno del cortile della Rocchetta, dove amici, colleghi di una vita, i rettori dell'Università di Bologna, dove ha insegnato fin dagli ani '60, il nipote Emanuele, hanno ricordato Umberto Eco con parole commosse, aneddoti e episodi.

Presenti, tra gli altri, i ministri dei Beni culturali, Dario Franceschini, e dell'Istruzione, Stefania Giannini, il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall'Orto e la presidente Monica Maggioni, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, quello di Torino, Piero Fassino. Hanno partecipato anche i sindaci di Alessandria e del comune di Monteriggioni il paese delle Marche dove si trova la casa di campagna della famiglia Eco e di San Leo, nel Riminese, con i rispettivi gonfaloni.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella manderà, dopo il telegramma alla famiglia, una corona con corazzieri. Presenti anche Francesco Ubertini, rettore dell'Università di Bologna, ateneo in cui lo scrittore era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici e i suoi predecessori Ivano Dionigi e Fabio Roversi Monaco. I vertici dell'università bolognese hanno portato a Milano la toga dell'Alma Mater, dove Eco ha insegnato  per oltre 40 anni.

Tra gli esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, hanno ricordato Eco anche Moni Ovadia, il filosofo Gianni Vattimo, Furio Colombo che è stato suo compagno di corso all'università. Tra i presenti anche Gad Lerner, Francesca Balzani e il presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo.

SGARBI: CI HA VOLUTO BENE. "La sua grandezza ancora la dobbiamo capire. Per me era un amico e lo ringrazio di averci voluto così bene". Lo ha detto l'editrice e fondatrice de 'La nave di Teseo' Elisabetta Sgarbi, parlando della scomparsa di Eco al suo arrivo al Castello Sforzesco. Eco aveva abbracciato il nuovo progetto editoriale, abbandonando la casa editrice Bompiani, con la quale aveva pubblicato tutti i suoi libri. "Ci ha voluto bene con la sua scelta di fondare una casa indipendente- ha concluso - lui che avrebbe potuto andare ovunque ha creduto fortemente nell'idea e questo lo fa un uomo assoluto è completo".

DAL CORNO: DECIDEREMO COME RICORDARLO. "Questa cerimonia è un importante momento civile. Credo che bisognerà dialogare con la famiglia per capire quale sarà il modo migliore per ricordarlo anche con l'intitolazione di piazze, di strade dopo 10 anni dalla scomparsa. Milano dovrà dedicare un ruolo a Umberto Eco". Lo ha detto l'assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Dal Corno, che non ha escluso che tra un anno, come prevede la regola del Comune di Milano, Eco possa trovare posto al Famedio al Cimitero Monumentale, accanto ai grandi personaggi che hanno dato lustro a Milano. "Anche su questo stiamo seguendo un percorso di condivisione con la famiglia", ha sottolineato l'assessore.

COLOMBO: UNA LARGHEZZA DI ORIZZONTI. "Abbiamo vissuto accanto e in compagnia di una persona che ha dato a questo Paese e ai lettori del mondo un senso di larghezza di orizzonti", ha detto Furio Colombo, compagno e collega di università, sulla figura di Eco accademico e scrittore, intellettuale che ha "dedicato la sua vita a insegnare e lo ha fatto con una profondità che lo rendeva apprezzato e polilaureato". Colombo ha ricordato il viaggio insieme in Cina: "Il campus era pieno di una folla giovane. Ma nella sala della conferenza c'erano solo teste bianche, non volevano rischiare che un solo giovane lo potesse ascoltare. Un intero regime aveva fatto in modo che non lo si potesse ascoltare". 

Funerali di Umberto Eco a Milano

FRANCESCHINI: MAESTRO DA GUARDARE, NON SOLO ASCOLTARE. Nel luglio del 2015 ad Expo Umberto Eco ha parlato davanti ad una platea di ministri della Cultura di tutto mondo e ha detto loro: "Voi ministri della Cultura promuovere la mutua comprensione trai popoli. Nei secoli molta gente si è uccisa perché non si conosceva abbastanza. Voi siete i promotori della conoscenza reciproca", ha raccontato invece il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini in un passaggio del suo intervento. "Tutti lo guardarono con quel misto di gratitudine e stupore come si guarda una biblioteca - ha aggiunto -. Eco andava guardato come un quadro, un'opera d'arte mentre fumava il sigaro o faceva ondeggiare il whisky" perché per lui i silenzi "erano come una camminata nella sua mente. Come diceva Conrad: 'Come faccio a spiegare a mia moglie che mentre guardo dalla finestra sto lavorando? Grazie Maestro per aver guardato fuori da quella finestra per tutti noi".

NIPOTE EMANUELE: ORGOGLIOSO. "Caro nonno avrei voluto fare una lista, visto che ti piacevano tanto le liste, di tutto quello che abbiamo fatto insieme negli ultimi 15 anni, ma sarebbe stato troppo lungo". Così il nipote di Umberto Eco, Emanuele, figlio di Stefano e di Benedetta, ha iniziato il suo elogio funebre al nonno. "Tanti mi hanno chiesto cosa si provava ad avere un nonno come te, e io preso dal panico non sapevo cosa rispondere. Da quando non ci sei più ho iniziato a pensarci seriamente". Il nipote del professore lo ha voluto ringraziare per "tutte le storie che hai raccontato, la musica che mi hai fatto conoscere, i viaggi che abbiamo fatto assieme e tutte le esperienze che mi hai trasmesso e che io mi sento di trasmettere a mio fratello Pietro e mia cugina Anita. Ora posso darmi quella risposta: averti come nonno mi ha riempito di orgoglio".

PISAPIA: GRAZIE PER AVER SCELTO MILANO. "Grazie Umberto per aver scelto di vivere a Milano, una città internazionale" ricca di differenze. Lo ha detto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia in un passaggio del suo elogio funebre. "Grazie  per i tuoi libri e il tuo sapere, per permetterci di accrescere la nostra coscienza del mondo. Grazie perché hai amato le arti, per aver passato lunghi pomeriggi nelle nostre biblioteche, aver passeggiato nelle nostre strade con il suo bastone". "Davanti agli occhi abbiamo il suo sguardo e il suo sorriso - ha aggiunto - Umberto sei e sarai la nostra guida e vogliamo tenerti stretto".

OVADIA: AMAVA CULTURA POPOLARE. "Molti pochi sapevano che Umberto Eco era un grandissimo raccontatore di storielle umoristiche. Era un uomo che non aveva nessuna prosopopea: così come conosceva le profondità della cultura, della modernità e dell'antichità, così sapeva essere, con un'attitudine fanciullesca, libero di guardare anche alla cultura popolare e all'umorismo, di cui era grandissimo cultore. Il grandissimo uomo di cultura è un uomo che ama la vita. Per questo credo che noi non vedremo più un uomo come Umberto Eco nel nostro tempo". Sono le parole di Moni Ovadia, attore, drammaturgo, compositore e scrittore, amico di Eco.
 

BENIGNI: AVEVAMO BISOGNO DI LUI SULLA TERRA. "Non aveva niente di speciale se non che quando arrivava lui era tutto speciale, c'era un luccichio, arrivava un vento che faceva bene al mondo", ha detto Roberto Benigni, al suo arrivo al Castello Sforzesco, ricordando l'amico Umberto Eco. "Peccato che non ci sia più - ha proseguito - perché di persone come lui ce n'è più bisogno sulla terra. Nel cielo ce n'è sempre tante di belle persone, qua ne rimangono sempre poche".

 

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