Giovedì 10 Marzo 2016 - 11:30

Ue, via libera a olio Tunisia senza dazi. Proteste a Catania

Ok da Strasburgo: in arrivo sul mercato 70mila tonnellate di olio tunisino 'agevolato'

Meeting della Coldiretti a Catania contro importazioni olio d'oliva dalla Tunisia

Via libera all'olio tunisino a dazio zero nell'Unione europea. Dopo che nel 2015 in Italia sono aumentate del 481% le importazioni dell'olio di oliva della Tunisia per un totale di oltre 90 milioni di chili, la Plenaria di Strasburgo ha approvato il pacchetto di aiuti alla Tunisia, che comprende l'importazione di 70mila tonnellate aggiuntive di olio senza dazi nell'Unione europea. L'aula ha approvato il provvedimento con 500 sì, 107 no, 42 astenuti. "L'adozione di queste misure di emergenza rappresenta una buona notizia per la Tunisia, che sta affrontando difficoltà molto gravi. L'aumento della quota di olio d'oliva a dazio zero, senza aumentare il volume totale delle esportazioni, fornirà un aiuto essenziale alla Tunisia e non dovrebbe destabilizzare il mercato europeo. Ciò che è in gioco qui è il successo della transizione della Tunisia verso la democrazia, vitale non solo per la Tunisia ma anche per gli europei", ha dichiarato la relatrice Marielle de Sarnez (ALDE, FR) dopo il voto.

La novità, definita dal presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, un "grave errore", non è piaciuta a migliaia di agricoltori del Mezzogiorno, che hanno organizzato un sit in di protesta a Catania per difendere l'agricoltura Made in Italy. 

Anche se sono rilevanti i miglioramenti apportati grazie all'azione del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e degli Europarlamentari, il nuovo contingente agevolato secondo la Coldiretti va ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall'accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi "agevolati" annuale oltre quota 90mila tonnellate, praticamente tutto l'import in Italia dal Paese africano.

"Il rischio concreto in un anno importante per la ripresa dell'olivicoltura nazionale è il moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all'estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani e dei consumatori", continua Moncalvo.

Diventa dunque ancora più urgente - prosegue Moncalvo - arrivare all'attuazione completa delle norme già varate con la legge salva olio "Mongiello", la n. 9 del 2013, dai controlli per la valutazione organolettica ai regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata. Sotto accusa - sostiene la Coldiretti - è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicare per legge l'origine in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è però quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte "miscele di oli di oliva comunitari", "miscele di oli di oliva non comunitari" o "miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari" obbligatorie per legge nelle etichette dell'olio di oliva.

I consumatori - precisa la Coldiretti - dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato. Il consiglio di Coldiretti è quello di guardare con più attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica. L'olio di oliva - conclude la Coldiretti - è un settore strategico del made in Italy con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari coltivati, con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro e con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate.

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