Giovedì 29 Settembre 2016 - 10:45

Turni, stipendi e mensa per i 'dipendenti': scoperta 'fabbrica' dello spaccio

L'operazione condotta dai carabinieri della compagnia Roma Casilina ha portato a 12 arresti

Turni, stipendi e mensa per i 'dipendenti': scoperta 'fabbrica' dello spaccio

Compiti, turni di lavoro, stipendi e mensa di servizio. Un'organizzazione dedita allo spaccio di droga efficientissima quella scoperta a Roma, nella zona del Quarticciolo. L'operazione, condotta dai carabinieri della compagnia Roma Casilina, ha portato a 12 arresti. Tra i fermati, anche minorenni.

LA 'CENTRALE' DELLO SPACCIO. I vertici dell'organizzazione avevano designato precisi compiti e turni di lavoro ai pusher che smerciavano droga tra i viottoli e i giardini dei cosiddetti Lotti, mentre giovani vedette, equipaggiate con telefoni cellulari della banda, davano l'allarme in caso di arrivo delle forze dell'ordine.

La banda gestiva anche una serie di veicoli, intestati a prestanome, con cui organizzavano consegne di droga a domicilio ai clienti più affezionati. In caso di arresto, l'organizzazione garantiva la tutela legale accollandosi le spese legali e processuali.

Nel corso delle indagini è stato individuato anche un ristorante dove l'organizzazione aveva stabilito la propria mensa di servizio, da dove partiva anche il cibo destinato ai membri dell'organizzazione ristretti ai domiciliari.

I pusher erano stipendiati settimanalmente (con compensi oscillanti da 500 euro per coloro che fungevano da palo a 1500 euro per quelli più attivi), e la loro attività veniva organizzata con veri e propri 'turni di servizio' per fasce orarie; tutti venivano dotati di telefono cellulare dell'organizzazione, muniti di sim card intestate a prestanome extracomunitari irreperibili e non a loro collegabili, definiti 'telefoni di servizio', con tanto di rubrica preimpostata dei clienti dell'organizzazione, nonché veicoli messi a disposizione dall'organizzazione, anch'essi non direttamente riferibili agli indagati, per le consegne di cocaina fuori area da parte dei 'pusher corrieri', ai quali si rivolgevano numerosissimi clienti, tra i quali diversi transessuali che si prostituivano.

L'indagine ha svelato, oltre ad una potente ed efficiente logistica, l'esistenza di una vera e propria 'copertura assistenziale' da parte dell'organizzazione verso i propri 'dipendenti' che, oltre all'assistenza legale in caso di arresto o denuncia, con avvocato messo a disposizione dall'organizzazione e relativa copertura delle spese, comprendeva anche la 'mensa di servizio', in un ristorante della zona, dove spacciatori e vedette potevano fruire di pasti durante  l'orario di servizio. Erano previsti anche pasti a domicilio per gli affiliati arrestati e condannati al regime degli arresti domiciliari.

Enormi i mezzi economici a disposizione del gruppo: secondo chi indaga le dosi di cocaina commercializzate giornalmente potevano arrivare anche a 500 e i proventi giornalieri registrati potevano anche superare i 10.000 euro; proventi sempre in parte dedicati al reinvestimento per acquisti di nuove partite di cocaina.

All'interno della struttura gerarchicamente e rigidamente ordinata, le indagini hanno permesso di individuare: le figure dei capi, che svolgevano le funzioni di organizzazione e direzione dell'associazione, gestivano gli utili, ed erano responsabili dell'assistenza, anche economica, degli affiliati; i 'capi piazza' erano coordinatori della fitta rete di pusher operanti su strada; le vedette erano dislocate in punti strategici del quartiere, con il compito di avvertire tempestivamente i capi, o i pusher operanti su strada, della vicinanza o dell'ingresso nel quartiere delle forze dell'ordine, puntualmente individuate anche se in abiti civili e con veicoli con targhe di copertura; le 'rette', erano persone tecnicamente insospettabili, incaricate, dietro compenso, di nascondere in casa la cocaina; infine i 'noleggiatori' dietro compenso, procuravano all'organizzazione veicoli da utilizzarsi per le consegne di cocaina o altre necessità fuori quartiere.

LE INDAGINI. L'attività investigativa, durata circa 2 anni, sotto la direzione del procuratore aggiunto Michele Prestipino Giaritta e dei sostituti procuratori, Francesco Minisci, Carlo Paolella e Luigi Fede, ha messo in luce un intenso traffico di cocaina nella borgata, situata nel quadrante sud-orientale della Capitale. Lo spaccio avveniva all'interno dei viottoli e dei cortili dei lotti, dove quotidianamente si recavano innumerevoli consumatori, e piccoli spacciatori, per acquistare droga, destinata al consumo o alla vendita sul mercato di altre aree.

L'indagine è partita dalle segnalazioni di residenti della zona, verificate sul campo attraverso una serie di controlli antidroga che, nel 2013, hanno portato a un centinaio di arresti eseguiti in flagranza di reato,  con altrettanti sequestri di cocaina.

Dall'inchiesta è emersa l'esistenza di una vera e propria organizzazione  criminosa che aveva monopolizzato il mercato della cocaina nell'area in questione, con un'articolata, solida e stabile rete operativa e logistica, basata sull'operato dei tanti pusher che agivano secondo precise regole,  con un'attenta gestione economica dei proventi illeciti.

Gli inquirenti si sono avvalsi di numerosi ausili tecnici, primo fra tutti le intercettazioni telefoniche, dalle quali è emerso un linguaggio spesso criptico nel quale le dosi erano chiamate 'euro', 'bottiglie', 'tavoli',  'pizze', e i clienti 'persone al ristorante'.

In due anni di indagine, i carabinieri della compagnia Casilina hanno arrestato 27 persone in flagranza del reato di spaccio. Migliaia le dosi di cocaina sequestrate in piazza e circa 20.000 euro la somma di denaro frutto del traffico illecito che è stata recuperata. Sequestrati anche importanti quantitativi di sostanze da taglio,  bilancini di precisione, e oggetti utilizzati per il confezionamento in dosi della cocaina, come le macchinette sigillatrici, acquistate dall'organizzazione per accelerare le operazioni di confezionamento delle dosi.

"L'indagine, nel suo complesso - scrive chi indaga - ha consentito di comprendere pienamente le dinamiche del gruppo criminale e svelarne con precisione l'organigramma, dimostrando, inoppugnabilmente, la sussistenza e l'attribuzione dei vari ruoli, così come le strategie operative adottate.

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