Domenica 24 Luglio 2016 - 21:30

Turchia in piazza: Contro golpe ma no a derive autoritarie

Amnesty denuncia: "Detenuti torturati, pestati e stuprati"

Turchia, manifestazione a piazza Taksim contro golpe e per democrazia

Centinaia di migliaia di persone si sono raccolte oggi a piazza Taksim a Istanbul per la manifestazione convocata dal partito d'opposizione Chp per condannare il fallito golpe del 15 luglio e la deviazione dai principi repubblicani e laici. I dimostranti si sono espressi sia contro ogni tipo di intervento militare, sia contro quella che considerano una preoccupante deriva autoritaria del governo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il Chp teme che Erdogan utilizzi lo stato d'emergenza, in vigore da giovedì, per imporre un governo non compatibile con i valori democratici.

Il partito vuole mostrare pubblicamente la propria posizione, dopo una settimana in cui i sostenitori del presidente Erdogan ogni notte sono scesi in strada nelle maggiori città in quella che il governo ha descritto come "la festa della democrazia". Erdogan ha fatto appello tramite maxischermi piazzati a Taksim e in altre piazze perché i suoi sostenitori continuino a scendere nelle strade per "impedire altri colpi di stato", simili a quello fallito del 15 luglio.

Nonostante i partiti in Parlamento abbiano condannato il tentato golpe, sono stati soltanto i settori conservatori religiosi, fedeli all'islamista Akp di Erdogan, a convocare le manifestazioni pubbliche.

AMNESTY DENUNCIA: TORTURE, PESTAGGI E STUPRI IN CENTRI DETENZIONE. Intanto Amnesty International ha raccolto credibili informazioni sui pestaggi e le torture, compresi gli stupri, che stanno avendo luogo in centri di detenzione ufficiali e non ufficiali della Turchia. L'organizzazione per i diritti umani ha chiesto che osservatori indipendenti abbiano immediato accesso a tutti i centri di detenzione, tra i quali stazioni di polizia, centri sportivi e palazzi di giustizia. A seguito del fallito colpo di stato, sono state arrestate oltre 10.000 persone.

Secondo informazioni attendibili in possesso di Amnesty International - si legge in una nota - ad Ankara e Istanbul la polizia costringe i detenuti a rimanere in posizioni che causano dolore fisico anche per 48 ore, nega loro cibo acqua e cure mediche e li sottopone a insulti e minacce. Non mancano segnalazioni di brutali pestaggi e torture, compresi gli stupri.

"Le notizie di pestaggi e stupri sono estremamente allarmanti, considerando soprattutto l'alto numero di arresti dell'ultima settimana. I crudi dettagli di cui siamo in possesso sono solo un esempio di quello che potrebbe star accadendo nei luoghi di detenzione', ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l'Europa di Amnesty International. 'E' assolutamente fondamentale che le autorità turche fermino queste pratiche ripugnanti e consentano agli osservatori internazionali di incontrare tutti i detenuti", ha aggiunto Dalhuisen.

I detenuti sono trattenuti arbitrariamente anche in centri informali di detenzione, non possono incontrare avvocati né familiari e non sanno esattamente di cosa siano accusati. Ciò mette in pericolo il loro diritto a un processo equo.

Amnesty International ha parlato con avvocati, medici e una persona in servizio all'interno di una struttura detentiva. L'organizzazione per i diritti umani ha ricevuto numerose denunce relative a detenuti trattenuti in centri non ufficiali, come centri sportivi e stalle. Diversi detenuti, tra cui almeno tre giudici, erano trattenuti nei corridoi dei tribunali. Tutte le persone incontrate da Amnesty International hanno chiesto di rimanere anonime per ragioni di sicurezza. L'organizzazione ha ascoltato resoconti estremamente allarmanti di maltrattamenti e torture, soprattutto nel centro sportivo della polizia di Ankara, nel palazzetto dello sport Baskent e nelle stalle di un centro ippico, sempre nella capitale.

Due avvocati di Ankara hanno riferito ad Amnesty International che i loro clienti hanno assistito allo stupro, con un manganello e con le dita, di un militare di alto grado ad opera di agenti di polizia.

Una persona in servizio presso il centro sportivo della polizia di Ankara ha visto un detenuto con gravi ferite da colpi contundenti, tra cui un grande ematoma sulla testa. In alcuni casi i detenuti hanno ricevuto una seppur minima assistenza medica, ma a quello gravemente ferito la polizia ha rifiutato di fornire cure mediche. Uno dei medici in servizio, udito dal testimone, ha detto: "Lasciatelo morire. Diremo che quando è arrivato qui era già morto".

DETENZIONE ARBITRARIA E MANCANZA DEL GIUSTO PROCESSO. Amnesty ha incontrato oltre 10 avvocati ad Ankara e a Istanbul, i quali hanno riferito sulle condizioni detentive dei loro clienti. Ciascun avvocato rappresenta fino a 18 detenuti, la vasta maggioranza dei quali è costituita da militari di basso grado e soldati di leva. Tra gli altri detenuti vi sono giudici, magistrati, funzionari civili e di polizia. Si tratta soprattutto di uomini, alcuni dei quali di 20 anni di età. I resoconti degli avvocati, incontrati separatamente e che hanno chiesto l'anonimato, sono significativamente simili.

Tutti hanno detto che nella maggior parte dei casi i loro clienti sono rimasti per quattro o più giorni nelle mani della polizia. Salvo poche eccezioni, non hanno potuto informare i loro familiari su dove si trovassero o su cosa stesse loro accadendo, né sono stati in grado di telefonare a un avvocato. Nella maggior parte dei casi, hanno incontrato i difensori appena prima di essere portati in tribunale o essere interrogati da un procuratore.  Un'avvocata, quando finalmente è riuscita a incontrare i suoi clienti, ha potuto informare le loro famiglie. Non sapevano nulla ed erano felici di sapere che i loro congiunti fossero ancora vivi.

"Siamo di fronte a gravi violazioni del diritto a un processo equo, riconosciuto tanto dalla legge turca quanto dal diritto internazionale. Comprendiamo che la Turchia sia preoccupata per la sicurezza, ma nessuna circostanza può mai giustificare la tortura e la detenzione arbitraria. Il clima che si respira attualmente in Turchia è di paura e shock. Il governo deve riportare il paese sulla strada del rispetto della legge anziché impegnarsi in una rappresaglia" - ha affermato Dalhuisen.

RACCOMANDAZIONI. Amnesty ha sollecitato il Comitato europeo per la prevenzione della tortura a svolgere una visita d'emergenza in Turchia, per verificare le condizioni di detenzione. In quanto stato membro del Consiglio d'Europa, la Turchia ha l'obbligo di cooperare col Comitato, che è l'unico organo indipendente autorizzato a effettuare visite ad hoc in tutti i centri di detenzione in Turchia, nei tempi di sua scelta.

L'Istituzione nazionale sui diritti umani della Turchia, che aveva accesso alle strutture detentive del paese, è stata abolita nell'aprile 2016 senza essere rimpiazzata da alcun altro organo con pari mandato.

Nell'attuale situazione in cui migliaia di persone sono detenute in luoghi sconosciuti, senza contatti con avvocati e familiari, per lunghi periodi di tempo in attesa del processo e di fronte alle tante denunce di tortura, è fondamentale che sia consentito l'accesso agli osservatori nei centri di detenzione.

"Sollecitiamo le autorità turche a rispettare i loro obblighi di diritto internazionale e a non abusare dello stato d'emergenza annullando i diritti dei detenuti. Il divieto di tortura è assoluto e non può mai essere indebolito o sospeso", ha precisato Dalhuisen.

L'associazione chiede alle autorità turche di condannare l'uso della tortura nei centri di detenzione e di prendere misure concrete per contrastarla e per chiamare a risponderne i responsabili. Le autorità dovranno anche garantire che le associazioni legali e le famiglie siano immediatamente informate delle detenzioni e che gli avvocati possano liberamente incontrare i loro clienti in tutte le fasi della detenzione.

Scritto da 
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