Martedì 19 Luglio 2016 - 20:15

Turchia, continuano le purghe di Erdogan. Usa offrono aiuto per le indagini sul golpe

Quasi 10mila persone arrestate per il sostegno al tentato "putsch" del 15 luglio, rimossi i rettori e stop a diverse emittenti

Turchia, continuano le purghe di Erdogan. Usa offrono aiuto per le indagini sul golpe

Rimane alta la tensione in Turchia dopo il golpe tentato nei giorni scorsi a danni del governo guidato dal presidente Erdogan. La risposta del leader turco, da giorni, è quella delle 'purghe' nei confronti di coloro che sono ritenuti anime o fiancheggiatori del colpo di stato.  A farne le spese quasi 10mila persone, che sono state arrestato o dovranno subire processi in merito a quanto accaduto lo scorso 15 luglio. Dura la mano di Erdogan sulla scuola, con insegnanti sollevati e rettori invitati a lasciare il loro posto, e sull'informazione, con diverse emittenti messe al bando per il supporto fornito ai golpisti.

Dagli Usa è arrivata, dopo un colloquio Obama-Erdogan, l'offerta di appoggio nelle indagini sul tentato colpo di stato ma anche la richiesta che il governo mostri moderazione e rispetti lo stato di diritto. A riferirlo è stato il portavoce della Cara Bianca, Josh Earnest. "Il principio della democrazia - ha detto - va rispettato anche mentre vengono condotte indagini", come quelle in corso sui responsabili e partecipanti al fallito golpe. Il presidente degli Stati Uniti ed Erdogan, hanno discussoanche la situazione del religioso turco auto-esiliato negli Usa, Fethullah Gulen, che Erdogan accusa di essere la mente del tentato golpe e vuole estradato. Il governo turco ha inviato materiali elettronici che l'amministrazione americana sta valutanto, mentre ancora non è stata presentata una formale richiesta di estradizione.

10MILA ARRESTI. Nel paese, tuttavia, sono 9.322 le persone che affrontano procedimenti legali in relazione al fallito colpo di Stato del 15 luglio. A riferirlo è stato il vicepremier, Numan Kurtulmus. E sul tentato putsch emergono nuovi particolari: secondo quanto afferma lo stato maggiore dell'esercito turco in una dichiarazione pubblicata sul suo sito l'intelligence informò proprio l'esercito turco che un golpe era in corso alle 16 ora locale del 15 luglio e l'esercito allertò le autorità competenti.

Una versione tuttavia smentita da Ankara: "Il governo turco non ha avuto informazioni del tentato golpe finché non era ben in corso" ha sottolineato Kurtulmus, in apparente contraddizione con la dichiarazione dello stato maggiore dell'esercito turco.

CACCIA AI GOLPISTI. Quel che è certo è che continua la caccia ai golpisti. Le autorità turche hanno avviato un'operazione nella zona montagnosa vicino alla città costiera di Marmaris, nel sudest della Turchia, per cercare di catturare 25 soldati e due elicotteri ritenuti responsabili di avere attaccato l'albergo in cui alloggiava il presidente turco Erdogan, durante il fallito colpo di Stato. "Mi avrebbero ucciso se fossi uscito dall'hotel 15 minuti più tardi", ha commentato Erdogan riferendosi ai fatti della notte fra il 15 e il 16 luglio. Lo stesso esercito nella giornata di oggi ha sottolineato che "la maggior parte dei membri delle forze armate turche non aveva niente a che fare con il fallito tentativo di golpe". Una presa di posizione che arriva nei momenti di "terrore" dove la caccia ai fiancheggiatori del tentato "putsch" è spietata. 

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USA: NESSUNA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE DI GULEN. "Non possiamo confermare di aver ricevuto fisicamente una richiesta di estradizione" per il religioso Fethullah Gulen, ma le autorità turche "hanno indicato che la consegneranno". Lo ha dichiarato un funzionario del dipartimento di Stato americano. Il presidente turco Erdogan e il suo governo accusano Gulen di aver orchetrato il fallito golpe militare.

LE 'PURGHE' Nel frattempo, infatti, il governo turco ha rimosso dall'incarico 257 membri dello staff dell'ufficio del primo ministro per sospetto coinvolgimento nel fallito colpo di Stato e stringe il cerchio intorno a possibili connivenze. Proprio per ovviare alle 'purghe" alcuni militari di alto rango dell'esercito coinvolti nel fallito colpo di stato sono fuggiti all'estero, per sfuggire all'ira di Erdogan: molti tra poliziotti e alti ufficiali sono stati arrestati.

CHIESTE DIMISSIONI AI RETTORI. Il Consiglio per l'educazione superiore della Turchia ha chiesto le dimissioni di tutti i 1.577 rettori del Paese. Lo ha riferito Cnn Turk, precisando che la richiesta riguarda 1.176 università pubbliche e 401 private. Secondo l'emittente, sono almeno 19 quelli che hanno già presentato le proprie dimissioni.

STOP A EMITTENTI. Il Consiglio supremo radiotelevisivo della Turchia (Rtuk) ha annullato oggi le licenze a "tutte le emittenti di radio e televisione che hanno dato sostegno ai cospiratori golpisti", misura che colpisce circa 20 media legati a Fethullah Gülen. Lo riferiscono a Efe fonti del Consiglio stesso, precisando che nella lista sono incluse Bugün TV e Samanyolu Haber, note per diffondere le idee di Gulen.

UN AMARO BILANCIO. Sono almeno 264 le persone morte nel fallito colpo di stato secondo l'ultimo conteggio reso pubblico dall'agenzia stampa Anadolu. Tra quanti sono morti nel contrastare il tentato golpe ci sono 62 poliziotti, cinque soldati e 173 civili leali al governo, cui si aggiungono 1.532 feriti. Tra quanti invece vi hanno preso parte, 24 morti e 48 feriti. La maggior parte dei poliziotti uccisi affrontando i golpisti è registrata ad Ankara, dove sono stati 55, mentre a Istanbul sono stati cinque. Tra i civili, 78 sono morti nella capitale, 94 a Istanbul. Sono 623 i civili feriti ancora in ospedale. Il numero degli arresti, intanto, è salito a 8.666 persone, di cui 6.139 soldati (di cui 115 generali e 1.350 ufficiali di basso rango), 1.481 giudici e procuratori.

ARRESTATO CONSIGLIERE MILITARE DI ERDOGAN. Il consigliere militare della presidenza turca per l'aviazione, Erkan Kivrak, è stato arrestato in quanto sospettato di avere partecipato al fallito golpe. Lo riporta il quotidiano turco Hürriyet. Kivrak, che ha il grado di tenente colonnello, è stato arrestato da unità antiterrorismo in un hotel a pochi chilometri dalla città di Antalya, sulla costa sud della Turchia, dove si era registrato usando una falsa identità. L'arresto è avvenuto sabato, ma si è saputo solo oggi. Kivrak era il secondo consigliere militare di Erdogan in ordine di importanza dopo il colonnello Ali Yazici, che è stato fermato domenica sempre per accuse legate al golpe. Yazici era stato nominato ad agosto da Erdogan stesso, che lo aveva selezionato tra altri funzionari proposti dalle forze armate. Secondo informazioni non confermate comparse sulla stampa turca, dopo l'arresto di Yazici sono stati fermati anche gli altri quattro consiglieri di Erdogan, di rango inferiore, responsabili di aviazione, forze terrestri, marina e gendarmeria.

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