Venerdì 22 Gennaio 2016 - 10:45

Tunisia in rivolta: muore agente, da Nobel proposta di Dialogo

Tra gli slogan 'posti di lavoro o un'altra rivoluzione' e nel dibattito interno si parla di seconda Primavera

Tunisia, scatti dalla rivolta di Kasserine

Ancora migliaia in strada, ancora immagini di pneumatici in fiamme e lacrimogeni, ancora slogan della Rivoluzione dei gelsomini che riecheggiano ormai in tutta la Tunisia. 'Lavoro, libertà e dignità' ma anche 'Degage', cioè 'Sparisci', gridato cinque anni fa contro Ben Ali - poi costretto a lasciare il potere - e scandito anche oggi dai manifestanti al governatore di Jendouba dopo essere entrati nella sede del governo locale. Le proteste sono partite da Kasserine la scorsa settimana per rivendicare il diritto al lavoro di diplomati e laureati, in una delle zone più povere del Paese, ma interessano adesso decine di altre città: oltre alle migliaia di persone che si sono radunate di nuovo davanti al governatorato di Kasserine, stamattina proteste anche a Jendouba e Kairouan, dove i dimostranti sono entrati nelle sedi delle rispettive amministrazioni regionali; e poi ancora a Gafsa, Béja, Medenine, Gabes e Sidi Bouzid, solo per citare alcune città.

'Posti di lavoro o un'altra rivoluzione' si è sentito intonare oggi nel corteo a Sidi Bouzid, che è il luogo da cui la cosiddetta Primavera araba partì nel 2010, con il suicidio del giovane venditore ambulante Mohamed Bouazizi che si diede fuoco in segno di protesta. La definizione di 'seconda rivoluzione' circola nel dibattito intorno ai fatti di queste ore, ma è difficile stabilire adesso se possa trattarsi di una dicitura appropriata. Quel che è certo, invece, è che le proteste mettono in evidenza che molte istanze della rivoluzione del 2010-2011 sono rimaste disattese: oggi come cinque anni fa i manifestanti vogliono uguaglianza sociale, dicono no alla corruzione e chiedono di appianare le diseguaglianze territoriali all'interno della Tunisia, dove le zone interne continuano a restare meno sviluppate rispetto al resto del Paese. Inoltre oggi come cinque anni fa la miccia che ha fatto salire la tensione, partendo sempre da una zona interna della Tunisia, è stato il suicidio o minacciato suicidio di un giovane esasperato dalla propria situazione: in questo caso si tratta della morte sabato del giovane Ridha Yahyaoui, rimasto folgorato dopo essere salito su un palo della luce minacciando il suicidio. Motivo: il suo nome era stato eliminato dalla lista di nuovi reclutati dal dipartimento regionale dell'Istruzione. Con il suo erano scomparsi dalla lista dei 79 reclutati anche altri sette nomi: oggi questi sette giovani si sono recati a Tunisi, dove intendono incontrare i deputati in Parlamento e fare un sit-in davanti alla sede del governo per chiedere il loro reinserimento. Pare infatti, in un clima saturo di accuse di corruzione all'amministrazione locale, che la lista fosse stata manipolata.

Per la terza notte consecutiva i manifestanti della regione di Kasserine hanno sfidato il coprifuoco imposto martedì, che dovrebbe essere in vigore dalle 18 alle 5 di mattina ma di fatto non viene rispettato. Ed è proprio nella notte che è stata registrata la prima vittima degli scontri. Si tratta di un poliziotto che era impegnato nello sgombero di una manifestazione a Feriana: l'agente è morto dopo che l'auto sulla quale si trovava è stata ribaltata dai manifestanti, che lo hanno poi picchiato. Notizie di disordini si sono susseguite oggi: una postazione della Guardia nazionale è stata data alle fiamme a Souk El Ahad, nel governatorato di Kebili nel sud, e il fuoco è stato appiccato anche in una stazione di polizia a Guebeli. A questo proposito il sindacato Ugtt, tramite il segretario generale aggiunto Sami Tahri, ha voluto fare la differenza fra i manifestanti e chi provoca i disordini. "Dieci o 20 persone attaccano bruscamente gli agenti di polizia e questi non sono manifestanti, ma intrusi, e prova ne è il fatto che contemporaneamente oltre mille giovani restano calmi davanti al governatorato", ha affermato. Ieri il governo, per giustificare il pugno duro nelle proteste ha evocato lo spettro terrorismo, affermando che intervenendo prova a impedire che i terroristi possano approfittare dei disordini. La regione di Kasserine, vicino al confine dell'Algeria, è una delle più interessate dal fenomeno del terrorismo dal momento che sul Monte Chaambi hanno i propri covi gruppi jihadisti, che da anni compiono periodicamente attacchi contro le forze di sicurezza.

Una volta evidente che non sono bastate a placare gli animi le misure per la regione di Kasserine annunciate ieri dal governo (fra cui il reclutamento di 5mila disoccupati, l'investimento di 6 milioni di dinari per finanziare 500 piccoli progetti e di 55 milioni di dinari nell'agricoltura), il premier Habib Essid ha deciso di interrompere anticipatamente la sua partecipazione al forum di Davos e di rientrare in Tunisia, dove sabato presiederà una riunione del Consiglio dei ministri di emergenza legata alle proteste. Fra l'altro, a infiammare ulteriormente gli animi, una precisazione giunta oggi dal governo avvisava che la promessa delle 5mila assunzioni a Kasserine era stata "un errore di comunicazione" e si tratta invece di 5mila persone che riceveranno aiuti legati all'impiego, per esempio corsi di formazione. Da Davos, intanto, Essid ha fatto una sorta di 'mea culpa': "La storia moderna della Tunisia ci ha insegnato che abbiamo commesso molti errori che hanno a che vedere con il come sono stati trattati i giovani", ha detto, affermando che molti giovani tunisini finiscono per arruolarsi con lo Stato islamico (la Tunisia è il Paese da cui proviene il maggior numero di combattenti stranieri Isis) perché non trovano opportunità nel Paese.

Quanto alla soluzione della crisi, a lanciare una proposta è il sindacato Ugtt, fresco di vittoria del Nobel per la Pace 2015. Il suo segretario generale, Houssine Abassi, parlando ai microfoni della radio locale Shems FM ha detto che l'Ugtt proporrà di intavolare un Dialogo nazionale. Vi dovrebbero partecipare tutti i partiti politici rappresentati in Parlamento, le parti economiche e sociali in causa, l'unione dei disoccupati e rappresentanti dei giovani manifestanti. Nelle intenzioni del sindacato, il processo dovrebbe durare al massimo sei mesi e al termine dovrebbe essere annunciata una roadmap economica per migliorare la situazione delle varie regioni.

L'Ugtt è una delle quattro organizzazioni della società civile che compongono il Quartetto del dialogo nazionale, vincitore appunto del premio Nobel per la Pace 2015 insieme a Ordine nazionale degli avvocati di Tunisia, Lega tunisina per i diritti dell'uomo (Ltdh), e confederazione Utica che riunisce rappresentanti di industria, commercio e artigianato. E il modello del Dialogo nazionale è proprio quello che è valso al Quartetto il premio Nobel: fu utilizzato nel 2013 per superare la crisi cui era precipitato il Paese dopo gli omicidi di due politici del movimento di opposizione Fronte popolare, Chokri Belaid ucciso il 6 febbraio del 2013 e Mohammed Brahmi assassinato il 25 luglio dello stesso anno. Allora, però, la concertazione era stata tutta interna al Quartetto, e si era svolta a lato del governo e a lato anche dell'Assemblea costituente.

Scritto da 
  • Chiara Battaglia
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