Venerdì 21 Luglio 2017 - 18:15

Trump nomina il capo della comunicazione. Portavoce lascia

Sean Spicer, fedelissimo del presidente si dimette in disaccordo con la scelta del finanziere Anthony Scaramucci

White House spokesman Sean Spicer holds an off-camera briefing (no TV) at the White House in Washington

Cade un'altra testa nell'amministrazione Trump. Dopo sei mesi in cui è stato il volto della Casa Bianca, Sean Spicer lascia il ruolo di portavoce, secondo i media in disaccordo con la nomina appena annunciata del finanziere di Wall Street Anthony Scaramucci come capo della comunicazione. Le dimissioni sono un altro impiccio per l'amministrazione del presidente repubblicano Donald Trump, sulla graticola per le indagini sulle presunte interferenze russe nelle elezioni americane e collusioni tra Mosca e lo staff di Trump (il cosiddetto Russiagate).

 

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Spicer, che ricoprirà l'incarico sino alla fine di agosto e poi sarà sostituito dalla sinora vice Sarah Sanders, ha twittato: "È stato un onore e un privilegio servire Trump e questo meraviglioso Paese". E Trump, in una nota, lo ha ringraziato per il suo lavoro. Spicer non è la prima persona a 'saltare' in questi sei mesi di gestione Trump. Tra esse, anche il direttore delle comunicazioni Michael Dubke, che aveva lasciato il team a maggio nel corso di un vociferato (e ora in corso) rimpasto del suo settore. Prima, a gennaio la ministra della Giustizia Sally Yates era stata silurata perché in disaccordo sul 'travel ban'. Poi era toccato al generale Michael Flynn, dimessosi da consigliere nazionale per la sicurezza a causa dei suoi contatti con i russi. Infine (ma la lista non è esaustiva), il capo dell'Fbi James Comey, silurato mentre indagava sul Russiagate.

La parola d'ordine per spiegare gli addii è stata spesso 'disaccordo', e pare sia così anche nel caso di Spicer. Questi si era infatti espresso con forza con Trump contro la nomina dell'impresario newyorkese Scaramucci come direttore della comunicazione, ruolo che Spicer stava ricoprendo 'ad interim' in parallelo a quello di portavoce e cui secondo i media aspirava in via definitiva. Ma è stato inascoltato. Il New York Times ha riferito che il presidente ha chiesto a Spicer di restare nel team della comunicazione, ma la risposta è stata chiara: "La nomina di Scaramucci è un grave errore".

I problemi dell'amministrazione Trump con la stampa non sono pochi. Sin dalla campagna elettorale il repubblicano ha accusato i media di essere partigiani e di diffondere 'fake news', notizie false, su di lui. E affermazioni simili sui media sono arrivate poi da Spicer. La tensione si è più volte concretizzata anche in sala stampa alla Casa Bianca. Due episodi riassumono il clima: a febbraio diversi giornalisti ritenuti 'ostili' erano stati cacciati dalla sala stampa (tra cui di NYT, Politico e Cnn), mentre a maggio Trump aveva minacciato di mettere fine ai briefing per i media. Cosa che non si è concretizzata, mentre gli incontri con i portavoce si sono però ridotti drasticamente e ora si svolgono spesso senza telecamere

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