Giovedì 10 Novembre 2016 - 22:15

Obama riceve Trump alla Casa Bianca: Colloquio positivo ma differenze restano

Il neo-presidente: "Impaziente di lavorare insieme". Da New York a San Francisco, piazze in rivolta contro il tycoon

Obama riceve Trump alla Casa Bianca

Donald Trump, eletto come 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America, ha incontrato il presidente uscente Barack Obama alla Casa Bianca. La riunione fra i due è cominciata alle 11 ora locale (le 17 in Italia), e rappresenta l'inizio del passaggio di poteri fra Obama e Trump, che culminerà nell'avvicendamento del 20 gennaio. Il magnate è uscito dalla sua Trump Tower a Manhattan, al centro di New York, intorno alle 9 ora locale (le 15 in Italia), poi è atterrato a Washington a bordo del suo aereo privato ed è arrivato alla Casa Bianca passando per il South Lawn, dove non possono arrivare le telecamere tv.

Trump si è detto "impaziente" di lavorare con il presidente Obama. Parlando dopo l'incontro, Trump ha definito l'attuale presidente Usa un "uomo molto buono" al quale non esiterà a rivolgersi durante la sua presidenza. "Per me è estremamente importante avere potuto spiegare al presidente alcune difficoltà e alcuni problemi che io vedo in questo Paese", ha spiegato il repubblicano.

"Con il presidente eletto Trump abbiamo avuto una conversazione eccellente", ha dichiarato a sua volta Obama dopo l'incontro. Tuttavia, fa sapere il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, i due non non hanno superato le loro differenze.

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Trump ha incontrato anche il presidente della Camera Paul Ryan. Dopo l'insediamento alla presidenza Usa, ha fatto sapere Trump dopo il colloquio, si lavorerà rapidamente su questioni come l'assistenza sanitaria e l'immigrazione. "Faremo cose assolutamente spettacolari per il popolo americano", ha aggiunto il repubblicano.

Alla Casa Bianca si terrà inoltre un incontro fra il vice presidente Usa Joe Biden e il suo successore, il repubblicano Mike Pence. Tutti gli incontri si svolgono a porte chiuse. Sempre oggi alla Casa Bianca si incontreranno, non davanti alla stampa, la first lady Michelle Obama e Melania Trump.

Trump intanto avrebbero cominciato a stilare la lista con i nomi della nuova amministrazione. Secondo una fonte vicina alla campagna, le scelte ricadrebbero su figure repubblicane che hanno sostenuto con entusiasmo la candidatura del magnate. Tra questi figura l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, come ministro della Giustizia, il capo del Comitato nazionale repubblicano (Rnc) Reince Priebus, come capo di stato maggiore.

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NOT MY PRESIDENT. Da New York a San Francisco, passando per Seattle e Chicago decine di migliaia di persone sono scese in piazza con la scritta "Not my president". Proteste anche sotto la Trump Tower. Alcuni hanno anche bruciato maschere ed effigi che rappresentavano il volto del nuovo presidente. Secondo i media locali, almeno 30 persone sono state arrestate a Manhattan.

LA VITTORIA DA OHIO A PENNSYLVANIA. Trump ha vinto la sfida delle presidenziali inaspettatamente, contro quasi tutti i sondaggi, contro coloro che lo davano come candidato improbabile, contro chi non poteva credere che la donna delle istituzioni Hillary Clinton, appoggiata da gran parte dello star system americano, dai media, dai leader internazionali, potesse uscire sconfitta. Il repubblicano ha conquistato 290 grandi elettori, aggiudicandosi la vittoria in 29 Stati. Hillary si è fermata a 222 grandi elettori, con la vittoria in 18 Stati e nel distretto di Columbia. Per arrivare alla Casa Bianca, il candidato doveva raggiungere almeno 270 grandi elettori. Il partito repubblicano mantiene anche il controllo del Congresso, sia alla Camera sia al Senato. "Che serata bella e importante! Uomini e donne dimenticati non lo saranno mai più. Saremo tutti uniti come mai prima di adesso", ha scritto su Twitter Donald Trump, dopo la vittoria nelle elezioni.

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La partita delle presidenziali Usa si è giocata tutta negli Stati chiave, quelli che erano in bilico e che si sono dimostrati necessari alla vittoria finale. In particolare si tratta di cinque Stati dove il partito democratico con la sua candidata Hillary Clinton ha perso la leadership a favore del repubblicano Donald Trump, rispetto alle elezioni del 2012. Tra i più importanti l'Ohio, primo step che aveva aperto la strada alla rielezione di Barack Obama, valido per 18 grandi elettori. Qui il presidente uscente aveva ottenuto il 50,1% dei consensi, mentre Clinton non è andata oltre al 43,5%, lasciando spazio a Trump che ha sfondato, con il 52,1% delle preferenze. Eppure proprio su questo Stato la candidata democratica aveva puntato per uno degli ultimi eventi della campagna elettorale, a Cleveland, al fianco della star dell'Nba LeBron James. Così come lo stesso Obama a ottobre era sceso in campo per Hillary con una serie di comizi volti a far recuperare terreno alla ex segretaria di Stato. Nessun repubblicano aveva mai vinto le elezioni senza conquistare questo Stato e Trump ha confermato la regola: se si vince in Ohio si vince nel Paese.  

Ci sono stati poi i ribaltoni dell'Iowa (6 grandi elettori), dove Clinton non è andata oltre il 42,3% (contro il 51,7% di Trump) e dove in realtà i sondaggi non le sono stati molto favorevoli, e del Wisconsin (10 grandi elettori), Stato in cui Obama aveva ottenuto il 52,8% e Trump ha invece rovesciato la maggioranza, arrivando al 47,9% (contro il 46,9% di Clinton). Fondamentale per l'andamento del voto è stata anche la vittoria del magnate in Florida (29 grandi elettori), uno degli Stati più controversi, con una composizione demografica molto complessa che va dai numerosi immigrati portoricani e cubani alle aree popolate prevalentemente da pensionati bianchi. Qui i sondaggi davano Clinton in lievissimo vantaggio, ma il candidato repubblicano ha ottenuto il 49,1%, contro il 47,7% dell'ex segretaria di Stato.

Se in Nevada e in Minnesota Clinton è riuscita ad avere la meglio, non è stato comunque abbastanza. Soprattutto di fronte a quella che forse è stata la più scottante debacle: la Pennsylvania (20 grandi elettori). Proprio qui, a Philadelphia, la democratica aveva deciso di tenere uno degli ultimi importanti eventi della campagna elettorale, la sera di lunedì, al fianco di Barack e Michelle Obama e di star della musica internazionale come Bruce Springsteen e Jon Bon Jovi. Ma a nulla è servito, nonostante ancora una volta buona parte dei sondaggi la desse in vantaggio. Nelle prime ore della mattinata italiana lo scenario è diventato chiaro: la Pennsylvania era repubblicana e la strada per la Casa Bianca era ormai decisa.

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