Mercoledì 03 Gennaio 2018 - 07:45

Trump attacca i palestinesi: "Basta, vi tagliamo i fondi"

Il presidente Usa: "Non ci ascoltano e non ci rispettano. Perché dovremmo aiutarli?". La replica: "Gerusalemme non è in vendita"

Il presidente Usa Donald Trump ha minacciato di tagliare gli aiuti ai palestinesi per oltre 300 milioni di dollari all'anno. "Paghiamo ai palestinesi centinaia di milioni di dollari all'anno e non riceviamo alcun apprezzamento o rispetto", ha scritto Trump. "Con i palestinesi non più disposti a parlare di pace, perché dovremmo continuare con questi enormi pagamenti?"

"Gerusalemme è la eterna capitale della Palestina e non è in vendita per oro o per miliardi", ha replicato Nabil Abu Rudeina, portavoce del presidente della Palestina Mahmud Abbas, all'Afp. "Non ci faremo ricattare", ha dichiarato inoltre un alto funzionario palestinese, Hanan Ashrawi, in un comunicato dopo il tweet di Trump. "Il presidente Trump ha sabotato la nostra ricerca di pace, libertà e giustizia e ora osa dare la colpa ai palestinesi per le conseguenze delle proprie azioni irresponsabili!".

E mentre si discute a parole, un giovane palestinese è rimasto ucciso negli scontri con i soldati israeliani vicino alla città di Ramallah, in Cisgiordania. Secondo quanto riporta il ministero della Salute palestinese, del 17enne Musab Firas al-Tamimi è stato raggiunto da un proiettile nel villaggio di Deir Nizam. Una portavoce dell'esercito israeliano ha spiegato che i soldati dello Stato ebraico, davanti alla di Deir Nizam con decine di palestinesi, hanno individuato un manifestante con una pistola, e hanno quindi sparato contro di lui. E' stata aperta un'indagine sull'accauduto, ha aggiunto la portavoce. Con la morte del giovane, sale a 14 il numero dei palestinesi rimasti uccisi negli scontri da quando Trump ha deciso di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele.

ACCORDO IN MEDIORIENTE. Trump è diventato presidente promettendo di poter ottenere l'"accordo definitivo" per la pace in Medioriente, qualcosa che nessuno dei suoi predecessori, dalla fine degli anni '60, è riuscito a portare a termine. Per gran parte dell'ultimo mezzo secolo, gli Stati Uniti sono stati visti come indispensabili - anche se, a volte, imperfetti - come arbitri del processo di pace.

L'amministrazione Usa ha messo pressione sui palestinesi per fare un accordo, minacciando di chiudere l'ambasciata a Washington, riconoscendo la contestata rivendicazione di Israele su Gerusalemme e ora minacciando gli aiuti. Gli sforzi per migliorare le relazioni arabo-israeliane per spingere un accordo di pace sono deragliati (almeno per ora) proprio sulla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, rompendo con decenni di politica americana. La decisione ha scatenato la condanna diplomatica quasi universale e le micidiali proteste nei territori palestinesi e ha anche spinto il presidente palestinese Mahmud Abbas - 82 anni e con la prospettiva di entrare nei libri di storia come il leader palestinese che "ha perso Gerusalemme" - ad annullare un incontro programmato con il vicepresidente Usa Mike Pence. I leader cristiani e musulmani in Egitto hanno adottato misure simili.

Pence è stato costretto a ritardare la sua visita di dicembre in Medio Oriente fino a fine mese, e il suo staff, ieri, ha dovuto smentire voci di ulteriori ritardi. "Come abbiamo sempre detto, il vicepresidente andrà in Medio Oriente a gennaio", ha detto la portavoce di Pence, Alyssa Farah. "Stiamo finalizzando i dettagli e annunceremo le specifiche del viaggio completo nei prossimi giorni."

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