Mercoledì 10 Febbraio 2016 - 12:00

Truffa da 30 milioni, arrestato monsignore argentino Benvenuti

Le indagini sono scaturite da una denuncia di una ex collaboratrice del prelato

Truffa da 30 milioni, arrestato monsignore argentino Benvenuti

I militari della guardia di finanza del comando provinciale di Bolzano, nei giorni scorsi, hanno eseguito l'ordinanza cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un alto prelato di origini argentine, in pensione, monsignor Patrizio Benvenuti, 64enne, residente alle Isole Canarie, il quale ha, tra l'altro, operato presso vari livelli del Tribunale Ecclesiastico alla Santa Sede in Vaticano e quale Secondo cappellano militare presso la Scuola di Telecomunicazioni delle Forze Armate gestita dalla Marina militare a Chiavari (Ge).

Sono in corso le operazioni di ricerca internazionale dell'affarista in campo immobiliare e finanziario di origini francesi, Christian Ventisette, stretto collaboratore del monsignore, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere e mandato di cattura internazionale in quanto irreperibile.

Inoltre, sono stati effettuati sequestri di svariati immobili, documentazione e conti correnti bancari nonché effettuate perquisizioni in varie località in Italia e rogatorie internazionali in numerosi Paesi Europei. Le indagini sono scaturite da una denuncia di una ex collaboratrice del prelato, già suora, che si vedeva recapitare presso la propria abitazione in Alto Adige documenti bancari e non, riferiti ad un trust e una società di capitali, entrambi denominati 'Opus' che, evidenziavano movimentazioni di denaro per centinaia di migliaia di euro e delle quali non sapeva darsi una spiegazione ma che erano in ogni caso a lei riconducibili almeno cartolarmente.

La religiosa infatti, aveva poi raccontato ai militari della guardia di finanza che, spinta dalla fiducia che riponeva nell'ecclesiastico, quando viveva con lui a Roma, aveva firmato alcuni contratti costitutivi, divenendo, tra l'altro, rappresentante legale della OPUS nella sede in Alto Adige, rimanendo così coinvolta nel procedimento fallimentare della società Kepha Invest in Belgio.

La Fondazione Kepha si è vista recapitare richieste di escussione delle garanzie prestate per milioni di milioni di euro quando il Monsignore si era palesato come incapiente rispetto alle richieste degli investitori privati che a partire dal 2014 non si vedevano più corrispondere gli interessi sul capitale (inizialmente regolari, come è tipico nell'ormai noto meccanismo c.d. 'Schema Ponzi') né tantomeno restituire quanto investito.

L'attività d'indagine ha comportato per i militari della Guardia di Finanza l'esecuzione di perquisizioni, sequestri, analisi di conti, intercettazioni telematiche nonché il coordinamento con i Paesi Esteri interessati per tramite di Eurojust all'Aja, il tutto allo scopo di ricostruire il complesso modus operandi truffaldino posto in essere dalla Fondazione Kepha in Italia, della Kepha Invest in Belgio nonché la condotta di ripulitura del denaro successiva svolta per mezzo di tante altre società e che ha trovato attuazione anche in Italia.

Le somme complessivamente sottratte agli investitori oggetto della truffa, oggetto della condotta riciclatoria e del reato di evasione fiscale sono state quantificate in circa 30 milioni di euro (che è il dato che emerge dal bilancio della società debitrice in Belgio) e il sequestro preventivo in forma per equivalente è stato disposto dall'autorità giudiziaria.

In esecuzione di ciò, i finanzieri hanno messo i sigilli per sequestro a 'Villa Vittoria', una lussuosa e antica dimora risalente nelle mura al 1465, a Piombino (Li), di proprietà della Fondazione Kepha del valore di circa 8 milioni di euro, utilizzata personalmente da Benvenuti.

Oltre alla villa, sempre di proprietà della Fondazione, è stato sequestrato un grande sito archeologico in Sicilia nel Centro Archeologico Museale di Triscina di Selinunte (Tp), del valore di circa 850mila euro; di proprietà della Icre Srl, società avente sede in Lussemburgo ma riferibile all'indagato latitante Ventisette è stato sequestrato un immobile in Poggio Catino (Ri) del valore di 530mila euro e altri immobili e terreni a Poppi (Ar) per il valore di 670mila euro

 

 

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