Giovedì 27 Luglio 2017 - 07:45

Traffico e prostituzione di ragazze nigeriane: 7 arresti

Le donne ingannate, violentate e sottoposte a riti 'vodoo'

Controlli polizia antiprostituzione

Ragazze anche miolto giovani reclutate in Nigeria con la falsa promessa di un lavoro, rinchiuse in 'campi profughi', violentate e poi fatte arrivare in Italia su barconi. Per pagare il loro debito, sotto la minaccia anche delle conseguenze di riti vodoo, erano costrette a prostituirsi.  La polizia di Nuoro sta eseguendo una vasta operazione per il contrasto alla tratta di esseri umani, all’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Sette le persone arrestate in esecuzione di un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari. Le indagini hanno accertato che il centro dell’attività illecita era a Torino, dove vivono due sorelle soprannominate 'Precious' e 'Juliet', le quali tenevano le file della tratta di essere umani, facendo da tramite tra i trafficanti in Libia e Nigeria e gli altri loro connazionali in Italia ed in vari Paesi dell’Europa  tra cui  Austria, Francia, Belgio, Bulgaria, Germania, Inghilterra.

Le donne Spesso in Africa erano spesso rapite e vendute ad altri gruppi e liberate solo dopo il pagamento di riscatto. Di alcune ragazze si sono perse le tracce e per altre c'è  il sospetto che possano essere morte durante l’attraversata. Giunte in Italia, le ragazze venivano fatte scappare dai centri di accoglienza che le avevano prese in carico per essere trasportate a Torino in appartamenti sotto il controllo  dell’organizzazione criminale. Prima di partire venivano sottoposte a un rito voodoo dai trafficanti per essere 'vincolate' al pagamento del debito con la minaccia di morte loro e dei familiari. Per liberarsi dalla condizione di schiavitù le donne erano costrette a prostituirsi fino al completo pagamento del debito contratto per arrivare Italia e per la concessione 'del marciapiede', che poteva raggiungere la somma di circa 30mila euro a persona.

I guadagni erano trasferiti in Nigeria con una rete di corrieri, che nascondevano il denaro in doppi fondi negli abiti, nelle scarpe o in pacchi. Un ruolo centrale era svolto dai gestori di un money transfert di Torino che fungevano da centro di raccolta e di smistamento del denaro illecito come fossero un istituto di credito. Una volta trasferito in Nigeria, il denaro era utilizzato in parte per finanziare la prosecuzione dell’attività illecita, pagando i trafficanti di essere umani, in parte per effettuare investimenti speculativi in attività economiche o  nel settore immobiliare. 

 

 

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  • redazione web
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