Mercoledì, Marzo 9, 2016 - 09:30

Totti, il campione di tutti

Francesco Totti

Per qualche minuto Madrid si è trasformata in provincia d'Italia. E' successo quando è entrato in campo Francesco Totti, nelle battute finali di Real-Roma, gara di Champions League. Il pubblico spagnolo gli ha riservato una standing-ovation, come accaduto per pochi altri grandi calciatori in quello stadio. Campioni, non avversari. E' quello che accade di fronte un personaggio in grado di incantare ad ogni tocco di palla, campione di tutti, non di una squadra sola. E lo sanno bene quelli del Bernabeu che hanno potuto vedere da vicino tanti altri grandi italiani della pedata.

Sin da quel lontano luglio del 1982, quando gli azzurri di Bearzot vinsero a Madrid il terzo Mondiale della storia d'Italia. Era la Nazionale di un altro romanista, Bruno Conti. All'epoca Totti non aveva ancora compiuto sei anni e già sognava di seguire le impronte del suo capitano. Una vita a Roma, una esistenza per la Roma. In giallorosso ha vinto molto meno di quello che avrebbe potuto se avesse seguito le tante sirene di mercato che hanno accompagnato la sua carriera. Invece no, “l'ottavo re di Roma” non poteva lasciare la sua gente.

“Numero dieci” di altri tempi, ancora in grado di sventolare nei giorni del calcio moderno. Romantico campione che mai conoscerà il declino. Nel suo travagliato rapporto con la Nazionale ha sempre avuto contro buona parte della stampa e Totti si era dato questa spiegazione: “Forse avrei dovuto prendere un altro numero, non il dieci. Soprattutto al Mondiale dicevano che non potevo fare parte del gruppo, che ero zoppo”. E invece nel 2006 è stato lui a sfatare per primo la “maledizione del rigore” che negli ultimi anni si era abbattuta sulla nostra Nazionale. Dal dischetto ha portato l'Italia ai quarti, nello sprint verso la vittoria finale.

E forse anche a questo avrà pensato Zidane, oggi allenatore del Real, il grande sconfitto della finale di Berlino, guardando Totti con gli occhi lucidi ricevere l'applauso di un pubblico che non è il suo. Trattamento speciale riservato solo a Del Piero e Pirlo, guarda caso compagni di Totti nella grande avventura del 2006. Campioni oltre la maglia, eroi romantici di un calcio che ancora riesce a fare sognare. Per una sera, Madrid è tornata provincia d'Italia.

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Martedì, Settembre 6, 2016 - 12:15

Pescara in A, terra di condottieri

La prima serie A nel 1977, l'ultima nel 2013. Poi i playoff vinti con il Trapani e il ritorno nell'Olimpo del calcio italiano. La storia del Pescara è ricca di imprese e sorprese. Spesso legate al nome di un condottiero che indossa i panni dell'allenatore. E' successo con Giancarlo Cadè, l'uomo che per primo conquistò il salto dalla B vincendo gli spareggi con Atalanta e Cagliari. Esattamente dieci anni più tardi è stato Giovanni Galeone, con una squadra attrezzata per la C1 e invece ripescata in B a conquistare di nuovo la serie A nel 1987.

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Mercoledì, Febbraio 3, 2016 - 17:15

Intervista a Sara Anzanello

La storia di Sara Anzanello: oltrepassare i limiti per vivere l’impossibile. Non c'è tempo, nemmeno di avere paura, forse è meglio così. Quando una malattia attacca improvvisamente si chiama fulminante. Il mondo che conosci smette improvvisamente di girare. Le tue partite, quelle da vincere davvero, si spostano da un palazzetto a una stanza di ospedale. E successo a Sara Anzanello, centrale campione del Mondo con la Nazionale italiana di pallavolo. Si trova a Baku, nella Superliga dell’Azerbaigian, quando è colpita da un’epatite fulminante. 

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