Giovedì 05 Maggio 2016 - 18:30

Torino capitale del riuso: sperimentazione per ridurre gli sprechi

Al via i 6 mesi di test che consentiranno di quantificare l'impatto benefico ambientale

Torino vista dall'alto

Torino è la prima città in Europa a promuovere la riduzione degli sprechi grazie alla prevenzione attraverso l'immenso patrimonio del riutilizzo. L'Associazione Nazionale degli Operatori dell'Usato 'Rete Onu' tramite l'associata 'Mercatino Franchising' entra nella sperimentazione del Comune di Torino per promuovere il mercato dell'usato. Al via i 6 mesi di test che consentiranno, grazie ad un sistema scientifico certificato, di quantificare l'impatto benefico ambientale dato dal riutilizzo di oggetti usati, in cambio i cittadini potranno ottenere sconti reali sulla Tari. Se ne parlerà domani, 6 maggio alle ore 20, presso la Terrazza Solferino, in via Bertolotti 7, quando settore pubblico e privato si incontreranno. In Italia circa 100mila persone lavorano nel settore dell'usato. Buona parte di esse fa lavoro ambulante, non trova ubicazione nella normativa vigente ed è costretta all'informalità.

 

Migliaia di negozi dell'usato che lavorano in regola, pagano agli enti locali tariffe sproporzionate e IVA piena su prodotti che hanno già pagato l'Imposta sul valore aggiunto. L'usato, settore antico quanto le nostre città, è in realtà un'economia di avanguardia che prefigura con chiarezza l'avvento della green economy e dell'economia circolare con un conseguente sviluppo economico e riduzione di rifiuti. Per ottenere ciò l'azione pubblica e l'iniziativa privata dovranno lavorare in sinergia per sviluppare il comparto, in presenza di modelli di governance efficienti e riferimenti normativi chiari. Una ricerca Doxa ha per prima tentato di quantificare il volume d'affari della 'Second hand Economy', circa 18 miliardi di euro, l'1% 

 

Secondo l'Ufficio Europeo dell'Ambiente lo sviluppo del riutilizzo nell'Unione potrebbe produrre 800.000 posti di lavoro (ossia un sesto della disoccupazione giovanile europea). In Italia l'usato "indifferenziato" é una filiera corta, dove i beni viaggiano per massimo 10 km tra generatori, venditori e acquirenti; tutta la ricchezza generata rimane sul territorio stimolando lo sviluppo locale.
L'apporto all'ambiente degli operatori dell'usato italiani equivale a centinaia di migliaia di tonnellate sottratte ogni anno allo smaltimento dei rifiuti (tra le 350.000 e le 570.000 tonnellate secondo le stime di Rete ONU, Operatori nazionali dell'Usato); se gli enti locali dovessero pagarne lo smaltimento, spenderebbero oltre 100 euro a tonnellata, tra i 35 e i 57 milioni di euro.

 

Nel 2015 i soli affiliati alla Mercatino SRL, società nata nel 1995 e oggi leader nel settore del commercio dell'usato con 200 punti vendita, hanno riutilizzato e sottratto allo smaltimento 20.813 tonnellate di oggetti, evitando l'emissione nell'atmosfera di 94.000 tonnellate di CO2 equivalente e generando il risparmio di un miliardo e 300 milioni di Megajoule di energia primaria. ACR+, Association of Cities for Recycling, stima che in Europa una quota compresa tra il 5% e il 10% dei Rifiuti Urbani sia riutilizzabile. Questo vuol dire che in presenza di politiche di prevenzione e incentivo agli operatori dell'usato capaci aumentare la distrazione di volumi di beni riusabili dal conferimento dei rifiuti, e in presenza di sistemi di preparazione per il riutilizzo, si potrebbe evitare lo smaltimento o il riciclo industriale di una quantità di beni compresa tra 600.000 tonnellate e un 1.200.000 tonnellate.

 

In Italia la proposta di Legge presentata il 24 marzo 2016 alla Camera dei Deputati da Rossomando, Bratti, Borghi, Marchi, Mariani, Massa, Gribaudo, Bargero, Boccuzzi, Mazzoli e Fossati riconosce i benefici pubblici generati dall'attività del riutilizzo e chiede:
a) l'eliminazione dell'IVA per gli operatori del settore;
b) la creazione di Codici Ateco che meglio si addicano alla natura del loro lavoro;
c) misure di sconto alle tariffe rifiuti;
d) misure in favore degli operatori di fascia debole.
 

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