Venerdì 04 Marzo 2016 - 16:00

The Voice, Kimia: Canto in tv per la libertà dell'Iran

E' scappata dalla sua città, Teheran, per poter essere libera di fare la cantante: ora ha superato le 'blind edition' a 'The Voice of Italy', talent canoro di successo di Rai2

Kimia Ghorbani

E' scappata dalla sua città, Teheran, per poter essere libera di cantare. Semplicemente, cantare. Sembra impossibile, invece è proprio così se vivi in uno Stato come l'Iran, sei donna e vuoi fare la cantante: le regole imposte dal regime della Repubblica Islamica vietano la maggior parte delle cose che a noi sembrano normalissime, tra cui il fatto di poter cantare o ballare. Ma Kimia Ghorbani ha un carattere poco remissivo e la sua sete di libertà l'ha portata spesso a scontrarsi con i poliziotti e le autorità, che più volte l'hanno incarcerata, picchiata, insultata. Ora Kimia ha 31 anni e da due vive in Italia, dove ha sposato un ragazzo italo-somalo, Samuele, dal quale aspetta una bambina che nascerà i primi di aprile. A farli conoscere, proprio l'amore per la musica: lei ha fermato la sua bicicletta quando l'ha sentito esibirsi, si sono conosciuti ed è nato l'amore. Mercoledì sera, Kimia ha realizzato un piccolo sogno: ha superato le 'blind edition' a 'The Voice of Italy', talent canoro di successo di Rai2. Con la sua esibizione (ha portato il brano tradizionale 'Ey Borun', che accompagnava con una sorta di grande tamburo) ha emozionato tutto lo studio e ha colpito fortemente tre coach (l'unica a non voltarsi è stata Raffaella Carrà), che la volevano nel loro team. La giovane iraniana ha scelto di entrare nel team di Pezzali perché, ha spiegato, "quando ho smesso di cantare, ho sentito una bella energia provenire da lui, ho sentito che capisce cosa dico e cosa intendo dire".

 

Kimia, ti aspettavi di essere scelta?

In realtà io non ho pensato al fatto di essere scelta o meno in quel momento, io volevo solo cantare bene. Non pensavo ai giudici, ma quando si sono girati e il pubblico ha fatto l'applauso ho cominciato a crederci.

 

Ti sei esibita con un velo verde intorno al capo. Che significato ha?

In Iran abbiamo avuto una rivoluzione verde quando hanno rubato il nostro voto alle elezioni (si riferisce alle elezioni del 2009, quando l'elezione di Ahmadinejad fu attribuita a un procedimento elettorale truccato. La popolazione, quindi, nei giorni successivi scese in piazza con addosso qualcosa di verde, simbolo di libertà e giustizia, ndr). Abbiamo avuto un presidente che ha rubato i voti: non abbiamo votato Ahmadinejad ma lui ha vinto lo stesso. Poi abbiamo continuato a protestare, dicendo che volevamo giuste votazioni, ma il Governo ha ucciso tanti giovani. Io personalmente lo indosso come un ricordo della nostra rivoluzione in nome dei giovani che hanno perso la vita e per ribadire che questo colore verde è ancora vivo e attuale: finché non ci sarà libertà nel mio Paese, noi saremo sempre verdi, proprio come le gemme sugli alberi, simbolo di libertà e rinnovamento. Donne e uomini sono uniti in questa rivoluzione, soprattutto le giovani generazioni.

 

Sei stata perseguitata nel tuo Paese perché per due anni cantavi ed eri artista di strada. Perché il regime non vuole che una donna canti?
 

Nel mio Paese la voce delle donne è considerata 'haram', ovvero proibita, da una legge di 35 anni fa. Gli estremisti dicono che la voce delle donne è erotica e, per lo stesso motivo, sono vietate tante altre cose, come ballare. Le donne hanno fatto una battaglia per poter almeno cantare in coro:  ogni tanto ottengono qualche permesso, anche se raramente, ma mai da sole, è impossibile.

Ma la situazione non è migliorata negli anni?
 

Ogni anno va un po' meglio, però queste leggi devono cambiare: le donne devono poter tornare libere di cantare e fare anche concerti, se lo desiderano.

 

Sappiamo che sei stata incarcerata, picchiata e minacciata dal regime islamico. Cosa ti dava la forza per portare avanti la tua battaglia in nome della libertà?
 

Io cominciato come artista di strada, l'ho fatto per più di due anni, suonavo in strada la melodica e cantavo. A volte ho avuto paura di morire, perché vedevo che uccidevano tante persone per la strada durante la rivoluzione, ma ero convinta che non potessero uccidermi solo per il fatto di cantare in strada. Ho trovato la forza perché come quando abbiamo fame cerchiamo il pane, io, allo stesso modo, avevo fame di vita e di libertà. Non potevo dimenticare di avere fame e non potevo sopprimere la mia sete: senza la libertà sarei morta, la libertà per me è come l'aria, come l'acqua, indispensabile per vivere.

Che messaggio vuoi lanciare con tua partecipazione a 'The Voice of Italy'?
 

Io voglio che le donne iraniane e di tutto il mondo, anche fuori dall'Iran, facciano insieme una campagna affinché il regime ci dia il permesso di cantare, voglio portare avanti questa battaglia.

 

Dopo le elezioni in Iran c'è stata un'avanzata dei moderati. Secondo te la situazione ora potrà migliorare?
 

Sì, qualcosa potrà migliorare, ma molto, troppo lentamente. Io sono contenta di ciò che sta succedendo adesso in Iran, ma il mio sogno è ancora più grande: io voglio un Iran democratico, senza la repubblica islamica. Noi non vogliamo più la guerra e vedere morire i nostri giovani, vogliamo la libertà per tutti. Riguardo le donne elette in parlamento, spero che facciano davvero qualcosa.

Che musica si ascolta in Iran? Arrivano anche le canzoni dall'estero o non le potete ascoltare?
 

Possiamo ascoltare pochissimi cantanti, il 99% di quelli che arrivano dall'estero sono proibiti. Ma noi compriamo la musica che ci piace dal mercato nero, non nei negozi. In Iran esiste la musica tradizionale, oppure senza le parole, ovvero solo melodie, come la musica classica, oppure di film. Anche per le trasmissioni in tv le vediamo con il satellite, e così ci arrivano, ma è tutto in un regime di clandestinità. Conosciamo la letteratura e la musica occidentale, ma tutto avviene clandestinamente. Sulle nostre case ci sono le antenne satellitari, che però sarebbero proibite. Nel mercato nero trovi tutto, anche le cose proibite come l'alcool, e il prezzo non è mai troppo alto.

 

Kimia

Che cosa sogni per il tuo paese?
 

Voglio un Iran libero senza leggi di religione, voglio che gli iraniani preghino Dio come vogliono, qualsiasi sia il loro Dio, in modo tranquillo.

Tu sei musulmana?

Io credo in tante cose, non sono musulmana. Credo nella spiritualità, ma in una dimensione privata, non prego come i musulmani. Preferisco leggere poesie, di cui ero oratrice, piuttosto che i libri sacri. Ho un rapporto profondo e privato con Dio, mi sento più sufi (una forma di ricerca mistica tipica della cultura islamica, ndr) che musulmana, più spirituale e meno ortodossa rispetto all'islam tradizionale.

Aspetti una bambina, che futuro sogni per lei?
 

Mia figlia dovrebbe nascere a fine mese, oppure i primi giorni di aprile. La chiamiamo Lelì, che in Iran è considerato il simbolo dell'amore: è il nome di una donna che viene sempre cantata nelle poesie persiane, è protagonista anche di una leggenda molto famosa. Io voglio che mia figlia viva tranquilla, ma non solo mia figlia: voglio un mondo senza guerra, libero, dove i bimbi possano crescere felici, voglio sentire le loro risate.

Interviene Samuel, papà della bimba che sta per nascere: "Mi associo a quello che ha detto Kimia - dichiara lui - vorrei che nostra figlia conoscesse la cultura di sua madre, che è millenaria. Gli iraniani parlano una lingua di duemila anni fa, hanno mantenuto le tradizioni per quanto riguarda la cucina, la casa, i tappeti. Anche io proverò a far sì che nostra figlia sia libera, forte e dolce come sua madre, che lotta tantissimo ed è una combattente, ma allo stesso tempo è anche dolcissima.

Kimia, tornando a te: sogni di tornare in Iran, prima o poi?
 

Sì, io voglio tornare, perché è il mio paese. Se un giorno me la sentirò, andrò lo stesso, anche se mi metteranno in prigione. Ormai sono due anni che non torno, e se dovessi tornarci adesso mi prenderebbero già in aeroporto: per me è pericoloso. Forse attenderò ancora un paio d'anni. Da noi la protesta verde è ancora forte, non l'hanno dimenticata, anche se non facciamo più niente in strada, ora si muove tutto sottoterra: se indossi il colore verde ti danno fastidio e ti fanno troppe domande.

Che cosa ti raccontano i tuoi amici che sono rimasti in Iran sulla situazione attuale?
 

Io ho due gruppi di amici, quelli che sono felici delle proteste e quelli che non sono favorevoli a nulla di ciò che accade in Iran. Questo andamento verso la modernità di Rouhani (il presidente iraniano, ndr) accontenta solo alcuni, ma altri non sono soddisfatti nemmeno da Rouhani, perché ritengono che la svolta moderata sia solo di facciata e non scuota la società dalle fondamenta, ma resti un cambiamento solo superficiale. La democrazia è ancora lontanissima: finché ci sarà un gruppo di religiosi radicali come guide supreme del Paese, la democrazia non ci potrà mai essere.

Come hanno preso i tuoi genitori la tua scelta di andartene dall'Iran?
 

Mia mamma è ora in Italia per la nascita di nostra figlia, le mie due sorelle magari verranno più avanti. Mia madre è stata felice, ha voluto che io vivessi libera, mentre tra le mie sorelle anche la grande lascerà l'Iran, mentre quella piccola ancora non ha deciso. Mio papà lo vedo poco, perché i miei genitori sono separati, ma anche lui era felice per me.

Dopo la tua esibizione a 'The Voice of Italy' hai ricevuto tanti messaggi di solidarietà e affetto da parte degli italiani. Te l'aspettavi?
 

E' stato bellissimo, e voglio ringraziare tutti gli italiani. Io chiedo agli italiani di aiutarci quando uscirà la nostra campagna in favore della libertà. E' importante muoversi con intelligenza e attendere per dire la verità. Nel mio paese ci sono tante cose belle, ma non c'è nessuna libertà per le donne.

Scritto da 
  • Chiara Dalla Tomasina
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