Mercoledì 18 Luglio 2018 - 15:15

Thailandia, dimessi i 12 ragazzi. E per la prima volta raccontano: "È stato un miracolo"

I 'cinghialotti' hanno parlato per la prima volta con la stampa, prima di tornare a casa

THAILAND-ACCIDENT-WEATHER-CHILDREN-CAVE

Hanno lasciato l'ospedale con un giorno di anticipo e sono tornati a casa, felici e in buona salute, i 12 piccoli calciatori thailandesi rimasti intrappolati per diciassette giorni nelle grotte di Tham Luang con il loro allenatore. Prima di raggiungere le famiglie, i 'cinghialotti' hanno raccontato la loro esperienza ai giornalisti in una conferenza stampa seguita dai media di tutto il mondo.

Uno per uno, indossando una maglia celebrativa raffigurante un cinghiale, hanno risposto alle domande che i cronisti avevano concordato con gli psicologi. "È un miracolo", ha detto Adul Sam-on, 14 anni, il primo a parlare in inglese con i sommozzatori arrivati nella grotta dopo nove giorni di totale isolamento. I ragazzi hanno raccontato di essere rimasti senza cibo fino all'arrivo dei soccorritori, e di essere sopravvissuti bevendo l'acqua piovana che gocciolava dalla roccia. "Il mio cervello non funzionava molto bene" senza cibo, ha raccontato Adul. "Abbiamo provato a scavare una via d'uscita perché non volevamo stare solo ad aspettare che le autorità ci salvassero", ha spiegato l'allenatore Ekkapol Chantawong.

I medici hanno assicurato che tutti e 13 sono in buona salute fisica e mentale, ma gli esperti avvertono che i piccoli calciatori potrebbero soffrire di forme di stress post traumatico, e il leader della giunta thailandese, Prayut Chan-O-Cha, ha invitato i media a "essere cauti nel fare domande" che potrebbero causare danni.

Per oltre due settimane il mondo intero è rimasto con il fiato sospeso per la sorte della squadra, condotta dall'allenatore in una grotta dove era vietato entrare, e rimasta bloccata a causa dell'allagamento provocato dalle forti piogge. Esperti speleologi e sub da tutti i contenenti sono arrivati sul posto per partecipare ai soccorsi, coordinati dalle autorità thailandesi. Dopo nove giorni sono riusciti a raggiungere i giovani, trovati esausti e dimagriti, rannicchiati su una sporgenza rocciosa a diversi chilometri di profondità. Le discussioni sul modo migliore per tirarli fuori sono durate giorni. Una missione resa quasi impossibile dal buio, dal fango e dai cunicoli stretti e allagati da attraversare, senza contare il fatto che nessuno dei bambini aveva esperienza di immersioni. Alla fine la decisione è stata di sedarli e portarli fuori su barelle militari. Nemmeno i più esperti specialisti erano sicuri che il piano avrebbe funzionato, ma tutto è andato bene.

Una storia nella storia è quella del miliardario Elon Musk: il ceo di Tesla aveva offerto il suo aiuto, proponendo di inviare un mini sottomarino per esplorare le grotte. Di fronte al "no grazie" ricevuto, e dopo che lo speleologo britannico Vernon Unsworth aveva ridicolizzato il suo progetto, Musk non ha esitato ad attaccarlo su Twitter definendolo un "pedofilo". Un'accusa senza alcuna prova, che ha suscitato l'indignazione generale e costretto Musk a scusarsi pubblicamente.

La vicenda dei 'cinghialotti' è già destinata a diventare un film, con i produttori di Hollywood che fanno a gara per ottenere i diritti. Nel frattempo è già un'opera d'arte: ai dodici calciatori è stato dedicato un murales nella provincia di Chiang Rai.

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