Martedì 04 Ottobre 2016 - 14:15

Il racconto di Luciana, mamma di Valeria Solesin: Odio non serve

La giovane è rimasta uccisa nell'attentato al Bataclan a Parigi

Milano, presentazione del 'Premio Valeria Solesin'

Per Luciana Milani, mamma di Valeria Solesin, l'odio per gli assassini di sua figlia "non serve, distrugge la tua vita e non serve a niente". Lo ha spiegato a margine della presentazione del premio dedicato a sua figlia, morta durante l'attentato al Bataclan a Parigi il 13 novembre scorso. Secondo lei, le stragi di Parigi e le altre sono collegate al fenomeno dell'integrazione. Un problema però che, secondo lei, in Italia abbiamo meno perché "la Francia ha una storia coloniale, noi un'altra, da noi il fenomeno dell'immigrazione in maniera così massiccia si presenta da 20-30 anni".

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La soluzione deve partire dalla scuola: "Se c'è un'istituzione che fa integrazione è la scuola", ha aggiunto. Questo non significa essere "buonista, anzi rifuggo dalla retorica dell'integrazione" e quando i politici intervengono in tv sull'argomento senza conoscerlo "cambio canale, guardo un giallo".

Luciana si dice convinta è che "non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi" e dunque la questione va approfondita. Quello che non va bene è che "la religione musulmana viene vista in modo controverso, facendo un torto a milioni di musulmani", ha concluso.

INDIFFERENZA. Per gli estremisti islamici che hanno attaccato il Bataclan, "provo una certa indifferenza. Sono tutti morti tranne uno, tra l'altro. Provo un certo sconcerto anche perché una persona possa commettere delitto così senza motivazioni". 

"Ho tanto pensato alle loro famiglie - ha aggiunto - ci sono famiglie che hanno uno, due, tre martiri jihadisti. Vorrei che qualcuno indagasse il pensiero di queste madri, perché anche loro piangono i loro figli".

REGENI. "Ho scritto un messaggio al sindaco di Fiumicello perché lo inoltrasse ai genitori di Giulio Regeni", ha raccontato la mamma di Valeria. "Giulio e Valeria sono stati spesso accostati in questi mesi, anche perché erano coetanei ed erano nati a pochi chilometri  di sua stanza, ma venivano da percorsi e da studi molto diversi - ha aggiunto - Entrambi erano menti veloci, curiose, desiderose di viaggiare e di conoscere".

 

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