Martedì 19 Dicembre 2017 - 14:30

Terrorismo, arrestato a Genova estremista pronto a immolarsi per l'Isis

L'uomo è ora in custodia cautelare per il reato di appartenenza all'organizzazione terroristica dello Stato islamico

Milano, New jersey in piazza castello per il piano sicurezza antiterrorismo

La polizia di Genova ne è sicura. Nabil Benamir, trentanovenne di origine marocchina, era pronto a mobilitarsi per la causa dello Stato Islamico. Con questa accusa è stata eseguita l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del capoluogo ligure.

L'individuazione e l'arresto dell'estremista - da alcuni mesi detenuto nel carcere di Genova per i reati di lesioni dolose e maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna - sono il risultato del lavoro di un network investigativo internazionale, nel cui contesto gli uffici antiterrorismo della polizia di Stato hanno raccordato i contributi dell'Aisi, della polizia olandese, di Europol e dell'Fbi. L'indagine è partita il giugno scorso, quando la nostra intelligence aveva acquisito informazioni su Benamir, allora sconosciuto all'antiterrorismo, quale "esponente di rilievo" dell'Isis, ritornato in Europa "con l'obiettivo di addestrare altri membri dello Stato islamico alla fabbricazione e all'utilizzo di esplosivi". L'individuazione in Italia dell'estremista risale all'inizio del mese di agosto, quando un equipaggio della Volante soccorse a Genova una ragazza incinta, poi rivelatasi la compagna di Benamir, vittima delle sue violenze e dopo poco arrestato dalla polizia.

Il provvedimento della magistratura ligure giunge all'esito dell'analisi della memoria dello smartphone e dei dati di Benamir sulle reti sociali che hanno corroborato le iniziali acquisizioni di intelligence ed evidenziato l'elevato livello di pericolosità del 39enne. Insieme a istruzioni per azionare ordigni esplosivi con vecchi cellulari, uno dei quali in suo possesso, sono stati infatti trovati video di azioni suicide e testamenti di attentatori prima di immolarsi, oltre a tracce di comunicazioni effettuate tramite WhatsApp che lasciano supporre l'esistenza di un 'mandato' che l'indagato avrebbe dovuto assolvere in Italia.

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