Domenica 25 Settembre 2011 - 17:30

Svolta in Arabia Saudita: donne in politica

donna sudita

Riyadh (Arabia Saudita), 25 set. (LaPresse/AP) - Storica apertura alle donne in Arabia Saudita. Nel discorso annuale davanti al suo Consiglio consultivo, la Shura, re Abdullah bin Abdul Aziz ha infatti  annunciato che dal 2015 le cittadine potranno votare ed essere elette. Il regno discrimina fortemente il genere femminile, perché rispetta una rigida interpretazione del Corano che impedisce alle donne anche di guidare o andare in bicicletta, decidere della propria salute e accedere ad alcune professioni. Dopo che per mesi le donne hanno combattuto per il diritto di guidare l'auto e non dover dipendere dai 'passaggi' degli uomini, ottenendo anche il sostegno di Hillary Clinton, assaporano così la speranza di riuscire finalmente a partecipare alla vita politica e amministrativa del Paese. Le cittadine potranno esercitare il proprio diritto di voto, attivo e passivo, alle elezioni municipali (le uniche che si tengono nel regno), nonché diventare consigliere nella Shura. Questo diritto varrà però solo dal 2015, mentre nelle elezioni municipali che si terranno giovedì prossimo le donne saranno ancora escluse.

"Rifiutiamo di marginalizzare il ruolo delle donne nella società saudita e in ogni aspetto, restando all'interno delle regole della Sharia", ha detto il re. Annunciando la riforma, Abdullah ha cercato le radici per la sua decisione nella religione. "Le donne musulmane nella nostra storia islamica hanno dimostrato posizioni che esprimono opinioni e suggerimenti corretti", ha detto citando esempi risalenti al settimo secolo, il tempo del profeta Maometto. Il monarca ha quindi aggiunto che tutti i membri del Consiglio religioso, Ulema, hanno sostenuto la decisione e ha ammesso il desiderio di maggiori libertà che pervade il suo regno. "Una modernizzazione bilanciata che resti all'interno dei valori islamici - ha aggiunto - è una importante richiesta in un'era in cui non c'è posto per i disfattisti e gli indecisi".

A gennaio, un gruppo di attiviste aveva lanciato una campagna sui social network per chiedere il diritto di votare e candidarsi alle municipali. Ma quest'anno l'Arabia Saudita ha dovuto affrontare anche altre rivendicazioni delle donne. Prima fra tutte quella di poter guidare, sfidando il divieto basato su una fatwa promulgata dai capi religiosi, volta a proteggerle dal vizio e dalla tentazione, perché la guida le farebbe uscire di casa da sole e potenzialmente interagire con uomini sconosciuti. Alcune hanno sfidato il divieto, riprendendosi al volante e pubblicando i video su Facebook e YouTube, per invitare altre a imitarle. "Vogliamo vivere come cittadine al cento per cento, siamo qui per rivendicare uno dei nostri più elementari diritti", aveva scritto Manal al-Sherif, poi arrestata e detenuta per una decina di giorni. Le donne avevano anche fatto appello al segretario di Stato Usa Hillary Clinton e all'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Unione europea Catherine Ashton perché le sostenessero pubblicamente. La Clinton aveva risposto: "Ciò che queste donne stanno facendo è coraggioso e quello che stanno chiedendo è giusto. La loro protesta fa parte di quelle stesse donne che chiedono di essere riconosciute".

Scritto da 
  • redazione web
Accedi per lasciare commenti

Ti potrebbe interessare anche

EGYPT-UNREST-CHURCH-ATTACK

Sudan, naufragio sul Nilo: muoiono 22 bambini e una donna

La barca è affondata a causa di un guasto al motore

La nave Aquarius torna in mare a Marsiglia

Aquarius attracca a Malta: migranti accolti da sei Paesi Ue

Dopo tre giorni di attesa in mare, la nave dell'Ong arriva al porto di La Valletta: dei 141 a bordo 67 sono minori non accompagnati

Israele, Benjamin Netanyahu in conferenza stampa

Distensione in Medioriente: Israele riapre passaggio merci verso Gaza

Segnale di temporaneo disgelo tra le parti in conflitto. Ma la tregua vera è ancora lontana

Survivor voice Europa - Incontro internazionale delle vittime dei preti pedofili

Preti pedofili, 70 anni di abusi in Pennsylvania coperti dalla Chiesa

Un Grand giurì ha riconosciuto la colpa di 300 sacerdoti su oltre mille bambini