Lunedì 16 Luglio 2018 - 07:30

Summit a Helsinki, Putin: "No interferenze in elezioni Usa". Trump: "Russiagate è una farsa"

Storico vertice nel palazzo presidenziale. Dal Russiagate alla Siria: tanti i nodi da sciogliere

Donald Trump si schiera con la Russia di Vladimir Putin sul Russiagate e prende di fatto le distanze dall'intelligence americana, attirando su di sé una bufera negli Stati Uniti, anche tra le file repubblicane. Nell'atteso faccia a faccia di Helsinki, durato oltre due ore nella cornice della Sala gotica del palazzo presidenziale finlandese, i presidenti di Russia e Usa hanno toccato un'ampia gamma di temi: dalla proliferazione nucleare alla Siria, dall'accordo sul nucleare iraniano al terrorismo, dai Mondiali di calcio alla Crimea. Temi poi approfonditi quando la discussione è stata estesa alle rispettive delegazioni nell'adiacente Sala degli specchi, per un pranzo di lavoro. Ma è sul Russiagate che si è concentrata l'attenzione nella conferenza stampa congiunta fiume, complice l'avidità di dettagli dei leader sugli altri contenuti specifici dei colloqui.

Il resoconto davanti alla platea di giornalisti si è aperto con una serie di dichiarazioni soddisfatte: "Ho la sensazione che io e il presidente Trump cominciamo a capirci meglio", ha detto Putin, parlando di "negoziati davvero proficui" in una "atmosfera franca e amichevole", "dobbiamo lasciare alle spalle il clima da Guerra fredda". E il tycoon gli ha fatto eco: "Le relazioni fra Usa e Russia non sono mai state peggiori di adesso, ma questo è cambiato quando quattro ore fa ci siamo incontrati in questi colloqui così proficui". Poi il capitolo Russiagate: le domande dei giornalisti si sono susseguite a raffica, e i due non si sono sottratti.

"Il presidente Trump ha sollevato la questione dell'interferenza russa nelle elezioni. Ripeto quanto ho già detto in tante occasioni: la Russia non ha mai interferito né mai interferirà negli affari interni americani e quindi nelle elezioni", ha introdotto l'argomento il leader del Cremlino. La parola è passata quindi a Trump: "Il presidente Putin dice che non è stata la Russia. Non vedo alcuna ragione per cui dovrebbe esserlo", ha risposto a chi gli chiedeva se credesse alle sue agenzie di intelligence o al presidente russo. Non solo, il repubblicano è andato oltre: l'indagine sul Russiagate "ha fatto disastri per i rapporti" fra Usa e Russia ed è una "vergogna che ci sia un'inchiesta del genere" perché è una "farsa", ha detto. Per le presidenziali Usa c'è stata una "battaglia onesta, ho battuto con facilità Hillary Clinton e la batterei di nuovo" e "non c'è stata nessuna collusione", ha rivendicato ancora, ribadendo di fatto quanto già affermato su Twitter in mattinata: "Il rapporto con la Russia non è mai stato peggiore, grazie a molti anni di follia e stupidità degli Stati Uniti e ora la caccia alle streghe".

 

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Mondo politico sotto shock negli Usa per la posizione presidenziale, sia fra i dem, sia fra i repubblicani. Trump dovrebbe realizzare che "la Russia non è nostro alleato", ha tuonato il numero uno dei repubblicani al Congresso, lo speaker della Camera Paul Ryan. Mentre il senatore John McCain ha parlato di "una delle performance più vergognose di un presidente americano che si ricordino". Stoccata indignata anche dai democratici: "Per il presidente degli Stati Uniti, schierarsi a fianco del presidente Putin contro le autorità americane, i funzionari della difesa americani e le agenzie di intelligence americane è sconsiderato, pericoloso e debole", ha twittato il capo dell'opposizione democratica al Senato, Chuck Schumer.

Prima che il direttore dell'intelligence nazionale Usa, Dan Coats, ribadisse che le conclusioni sono "chiare" e l'ingerenza di Mosca ci fu. Putin, lei voleva che Trump vincesse? "Sì, perché parlava di normalizzazione delle relazioni Russia-Usa", ha risposto il leader del Cremlino senza esitazione. Nel 2016 le agenzie di intelligence Usa conclusero che la Russia era dietro uno sforzo di grandi proporzioni per sfavorire Hillary Clinton, con una campagna di cyber-attacchi e fake news diffuse sui social network.

Sugli eventuali legami dello staff di Trump con la Russia indaga il superprocuratore per il Russiagate Robert Mueller e l'inchiesta è risalita agli onori delle cronache qualche giorno fa per l'incriminazione di 12 funzionari dell'intelligence russa. "Possiamo permettere a rappresentanti americani di venire a interrogarli in Russia, ma in quel caso dovrebbero farci interrogare gli agenti che pensiamo siano coinvolti in attività illegali in territorio russo", ha detto Putin. Siparietto poi sui Mondiali di calcio. Reduce dalla finale di domenica che ha incoronato la Francia, lo 'zar' ha regalato al collega un pallone: "Adesso la palla è nel vostro campo", ha scherzato lanciandola a Trump, in riferimento al fatto che gli Stati Uniti ospiteranno il torneo nel 2026, insieme a Messico e Canada. Il presidente Usa, visibilmente contento, ha detto che porterà il pallone al figlio Barron, di 12 anni.

Scritto da 
  • Chiara Battaglia
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