Sabato 28 Ottobre 2017 - 18:15

Festa del cinema, Jake Gyllenhaal: "Stronger dà speranza a chiunque stia soffrendo"

L'attore è a Roma per presentare il suo ultimo film in cui interpreta un uomo che ha perso entrambe le gambe nell'attentato alla Maratona di Boston del 2013

“È una storia di resilienza e un messaggio di speranza per chiunque stia soffrendo”, così Jake Gyllenhaal descrive il film che potrebbe regalargli la sua seconda nomination agli Oscar. L’attore è protagonista assoluto del primo fine settimana della Festa del cinema di Roma. Non solo è alla kermesse per presentare uno dei titoli più attesi di quest’anno, Stronger, ma domenica sarà di nuovo all’Auditorium per un Incontro Ravvicinato con il pubblico in cui ripercorrerà la sua carriera.

Con la sua interpretazione di Jeff Bauman, l’uomo diventato simbolo di speranza dopo essere sopravvissuto all’attentato terroristico del 2013 a Boston, Jake Gyllenhaal dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori attori della sua generazione. La giuria degli Academy Awards l’ha riconosciuto una sola volta, candidandolo all’Oscar nel 2006 come Miglior attore non protagonista per I segreti di Brokeback Mountain, ma l’elenco delle sue performance indimenticabili è molto più lunga: da Donnie Darko (2001) a Lo sciacallo – Nightcrawler (2014), da Jarhead (2005) fino ad Animali notturni (2016).

E ora, a queste, si aggiunge la prova in Stronger, tratto dall’omonimo libro autobiografico, in cui Jeff Bauman racconta la sua battaglia personale per tornare a una vita normale dopo aver perso entrambe le gambe nelle esplosioni alla Maraton di Boston del 2013.

“La prima volta che ho letto la sceneggiatura mi sono trovato a ridere appena arrivato alla quarta pagina, l’ultima reazione che mi sarei aspettato di provare”, così Jake Gyllenhaal introduce alla stampa della Festa del cinema il film di cui è anche produttore. “Credo che tutte le storie arrivino per insegnarci qualcosa – spiega l’attore – e quando questa storia è arrivata a me, mi ha lasciato qualcosa di inspiegabile. La cosa più potente che ho imparato è che l’essere un eroe si vede nelle piccole cose. Quando abbiamo iniziato a girare abbiamo scoperto che ciò che ci commuoveva di più non erano i grandi eventi, ma i momenti più piccoli e intimi".

Jeff Bauman, però, non si sente un eroe. Lo si percepisce spesso durante il film e lo ribadisce apertamente lui stesso, presente a Roma insieme a Gyllenhaal. ”Sono una persona normale, - dice - ma con il mio libro e questo film vorrei mandare un messaggio positivo a chi sta soffrendo. È possibile superare il percorso lungo e doloroso che deve affrontare il nostro fisico e la nostra mente dopo un evento traumatico. Io ce l’ho fatta e ne vado fiero e se ce l'ho fatta io possono farlo anche gli altri”.

Ciò che di più difficile ha dovuto affrontare Bauman dopo la perdita delle gambe è stato trovare il modo di tornare in contatto con le persone, di parlare e aprirsi. Gyllenhaal lo ha capito dopo il lungo periodo trascorso insieme a lui. “Prima di incontrarlo pensavo di non poter affrontare questo ruolo – ricorda l’attore -, mi dicevo che non avevo ciò che ha permesso a Jeff di sopravvivere, che non sarei stato credibile. Poi l’ho conosciuto, ho visto la luce che possiede, siamo diventati amici e ho capito che potevo farcela”. E con la sua prova attoriale, Gyllenhaal ha tentato di portare sullo schermo ciò che ha imparato: “Essere presenti, ascoltare senza parlare è la cosa più potente che si possa fare. La presenza, la capacità di ascoltare e comprendere è ciò di cui sono veramente fatti i rapporti”

 

Scritto da 
  • Corinna Spirito
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