Martedì 12 Dicembre 2017 - 11:15

Strage di Piazza Fontana, sono 48 anni. Mattarella: "Manca verità esaustiva"

Il Capo dello Stato ha ricordato la bomba fascista che fece 17 morti e 88 feriti. I processi non hanno messo la parola fine

Strage Piazza Fontana

Sono passati 48 anni dalla strage della Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana a Milano. Alle 16 e 37 del 12 dicembre 1969 la bomba fascista fece 17 vittime e 88 feriti.  Da lì partirono gli anni di piombo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ne ha parlato oggi ricordando come una verità definitiva non ci sia ancora: "Le tormentate vicende giudiziarie, seguite alla strage del '69, non hanno condotto a una verità esaustiva. La domanda di giustizia non ha condotto a una definitiva risposta sugli autori materiali e i loro mandanti, ma ciò non può indurci a rassegnazione: il percorso della verità va perseguito per giungere a un traguardo atteso dai familiari e da tutti gli italiani. Il valore del tenace e coraggioso lavoro di tanti servitori dello Stato è riuscito a disvelare sia la matrice neofascista, sia le gravi complicità nella vicenda di taluni apparati deviati". La verità processuale, allo stato,

"La atroce strage di piazza Fontana, a Milano, fece irruzione nella storia repubblicana il 12 dicembre di quarantotto anni fa, provocando morti innocenti e sofferenze, sconvolgendo la coscienza civile del Paese, e proiettando sulla nostra democrazia l'ombra di una grave minaccia eversiva - ricorda il Capo dello Stato -. Nel giorno della ricorrenza desidero esprimere solidarietà e vicinanza ai parenti delle vittime, ai loro discendenti, agli amici e ai tanti che negli anni ne hanno onorato la memoria con l'impegno civile, con la tenace ricerca della verità, con la testimonianza offerta ai più giovani".

"L'unità dimostrata dal Paese nel saper fronteggiare e vincere quella sfida alla Repubblica ci sia di esempio nella perenne opera di salvaguardia dei valori della nostra società", ha concluso il Presidente della Repubblica.

I processi - Il primo processo per la strage di Piazza Fontana iniziò a Roma nel febbraio del 1972 e venne poi spostato a Catanzaro. Nel primo processo si uscì dall'abbaglio della pista anarchica e vennero assolti Valpreda e Merlino (lievi condanne per altri motivi). Nel processo entrarono i fascisti (il libraio padovano Franco Freda il suuo collega Giovanni Ventura e Guido Giannettini) come organizzatori della strage. I tre vennero condannati all'ergastolo. In Appello furono tutti assolti. La Cassazione confermò l'assoluzione per Giannettini e ordinò un nuiovo processo per gli altri. Il nuovo processo durò dal 1984 al 1985 e, alla fine, tutti vennero assolti. Il 27 gennaio del 1987 la Cassazion e confermò le assoluzioni e la strage rimase senza colpevoli. Vennero condannati per il depistaggio solo gli ufficiali dei servizi: il generale Gianadelio Maletti e il capitano Antonio Labruna.

Ci fu un secondo filone d'indagini che, nella seconda metà degli anni '80 puntò sui neofascisti Stefano Delle Chaiei e Massimiliano Fachini come mandante/organizzatore ed esecutore della strage. Anche per loro, tra il 1989 e il 1991, arrivarono le assoluzioni.

Il terzo processo è quello che nasce dalle indagini condotte dal giudice Guido Salvini che raccolse le confessioni dei neofascisti di Ordine Nuiovo (Martino Siciliano e Carlo Digilio) che confessarono di aver partecipato all'attentato. Digilio e Siciliano indicarono di nuovo in Freda e Ventura (i neofascisti padovani già assolti a Catanzaro) gli organizzatori. L'esecutore materiale sarebbe stato Delfo Zorzi che si era rifatto una vita in Giappone dove era diventato un imprenditore di un certo successo e aveva ottenuto la cittadinanza giapponese il che ne impediva l'estradizione. Il 30 giugno 2001 furono condannati all'ergastolo Delfo Zorzi (come esecutore della strage), Carlo Maria Maggi (come organizzatore) e Giancarlo Rognoni (come basista). Ma anche in questo caso, il processo è finito nel nulla. Tra appello (2004) e Cassazione (2006) tutte le condanne sono state cancellate. La Cassazione ha però confermato che la strage venne organizzata dai fascisti di Ordine Nuovo e che Freda e Ventura (assolti con sentenza definitiva nel 1987 e, quindi, non più processabili) ne erano responsabili.

Ha dunque ragione il Presidente della Repubblica quando parla di "verità esaustiva mancante". La bomba di Piazza Fontana (come altre dell'epoca) fu certamente fascista e dietro vi lavoravano gruppi deviati dei servizi segreti che puntavano alla famosa "strategia della tensione". Organizzatori ed esecutori materiali sono più o meno quelli passati nei vari processi. Ma nessuno è in galera per i 17 morti e gli 88 feriti del 12 dicembre di 48 anni fa.

 

 

 

 

 

 

 

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