Venerdì 11 Novembre 2016 - 18:00

Standard&Poor's conferma rating Italia, ma taglia crescita Pil

"Se vince sì ne beneficia stabilità di governo, se vince no non ci sarebbero impatti sul merito di credito"

Standard&Poor's conferma giudizio Italia, ma ribassa stime Pil

L'agenzia di rating Standard&Pooor's conferma il suo rating sull'Italia a BBB-, con outlook stabile. L'agenzia ha confermato i suoi rating a lungo e breve termine a BBB- ed A-3, e l'outlook poiché si aspetta che "il Governo italiano continui ad attuare riforme strutturali e di bilancio che favoriscano la crescita e che stabilizzino e riducano il debito pubblico". Le valutazioni di S&P sull'Italia, spiega una nota,  sono supportate da un'economia ricca e diversificata, ed un export migliorato costantemente dal 2012. Premiate le riforme strutturali su istruzione, mercato del lavoro, banche, e quadro istituzionale. 

STIME PIL RIVISTE. Nel suo report sull'Italia, Standard&Poor's rivede al ribasso le sue previsioni sul Pil italiano: per il 2016 la previsione passa da +1,1% a +0,9% mentre per il 2017 la previsione passa da +1,3% a +0,8%.  Sulla revisione delle stime del Pil secondo S&P pesa "in particolare la fragilità della domanda interna, che ha eroso la competitività, e la sostenibilità delle finanze  pubbliche". Ad aiutare una ripresa dei consumi, che costituiscono quasi l'80% del Pil italiano) la bassa inflazione, la politica monetaria accomodante, e un più politica fiscale più rilassata. Tra le misure che potrebbero compensare un aumento dell'inflazione, S&P mette lo scongelamento dei contratti del settore pubblico, le misure di sostegno alle famiglie a basso reddito e pensionati, così come l'accesso più flessibile al sistema di sicurezza sociale.

REFERENDUM. In merito al referendum costituzionale, S&P nel suo report sull'Italia, sottolinea come in caso di vittoria del 'sì' "ne potrebbe beneficiare la stabilità e l'efficacia del governo" ma "se il referendum venisse bocciato, ciò non avrebbe impatti sul merito di credito, a meno che non porti ad un cambio di rotta sulle riforme strutturali", in particolare per il mercato del lavoro in Italia.
 

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