Lunedì 04 Luglio 2016 - 10:00

Springsteen a San Siro: una storia d'amore infinita

Quasi quattro ore di concerto per la prima data italiana del 'The River Tour'

Springsteen a San Siro: una storia d'amore infinita

"Milano e San Siro, questo per noi è un posto speciale, siete il pubblico migliore del mondo". Così Bruce Springsteen, da solo sul palco, introduce l'ultima canzone di uno show maratona durato tre ore e 45 minuti, una 'Thunder Road' da pelle d'oca, solo per chitarra e voce. Fino a quel momento il Boss aveva macinato rock insieme alla fidata E Street Band nella prima data italiana del 'The River Tour', la serie di concerti dedicata al doppio album del 1980, celebrato pochi mesi fa con l'uscita di un cofanetto di lusso. Alla fine saranno 14 le canzoni di quel disco suonate nella serata. Il rapporto speciale tra il pubblico dello stadio milanese e il rocker del New Jersey, cominciato 31 anni fa con la sua prima esibizione nel nostro Paese e arrivato a quota sei, si capisce da subito. Quando Springsteen arriva sul palco alle 20,15 viene accolto da una coreografia formata da migliaia di cartelli bianchi e blu. "Dreams are alive tonite", i sogni sono vivi questa sera, recita la scritta. E Bruce, a 66 anni suonati, con una generosità e un'energia che non hanno pari nello show business, non delude neanche questa volta i suoi fan, che lo seguono in tutta Europa e in tutto il mondo come una tribù itinerante. A dirlo sono le facce piene di gioia nelle prime file, inquadrate dai maxi-schermi.

Springsteen si getta in mezzo a loro durante una 'Hungry Heart' corale, accoglie la richiesta di un fan con un cartello facendo partire un'improvvisata cover di 'Lucille', classico rock'n'roll anni '50 portato al successo da Little Richard, e porta tre ragazze e un ragazzo a ballare sul palco su 'Dancing in the dark', il singolo che lo consacrò star mondiale nel 1984. Bruce predilige i pezzi festaioli di 'The River', concentrati nella prima parte, ma sono le ballate, la title-track, 'Point Blank', 'Drive All Night'e 'Independence Day', a regalare i momenti più intensi. "Questa è la prima canzone che ho scritto sul tema padre-figlio", spiega prima di quest'ultima, un magistrale quadro familiare della provincia americana working-class, ambientato nel giorno dell'Indipendenza, in cui padre e figlio non riescono a comunicare perché sono troppo simili.

Le speranze e le disillusioni dell'american dream sono il tema portante della poetica springsteeniana, raccontate e messe in musica da Bruce facendo commuovere e divertire il suo pubblico, che si esalta per gli inni di due epoche diverse, 'Born in the Usa' e 'Born to Run', che fanno esplodere un San Siro illuminato a giorno nella parte finale dello show.

Per la gioia dei fan più esigenti c'è spazio anche per una versione da applausi di 'Jungleland', brano capolavoro dell'album 'Born to Run', una piccola opera rock intrisa di poesia urbana e atmosfere da film di Martin Scorsese degli anni '70. Springsteen chiude la festa facendo ballare tutto San Siro con una 'Shout' che la E Street Band sembra non voler stoppare mai. Poi saluta il pubblico con 'Thunder Road' acustica, dopo 34 canzoni e dà l'arrivederci a martedì. Domani, 5 luglio, infatti è in programma il secondo concerto di Springsteen a San Siro. 120mila i biglietti venduti per le due serate milanesi, ha fatto sapere Claudio Trotta di Barley Arts, storico promoter di Springsteen, sottolineando il grande successo in tutta Europa del 'The River Tour'. "Credo che Bruce andrà avanti per un bel po' di anni a suonare negli stadi con la E Street Band", ha aggiunto Trotta. E per i fan italiani c'è anche un terzo appuntamento, il 16 luglio a Roma, al Circo Massimo, dove il Boss si esibirà per la prima volta.

Scritto da 
  • Niccolò Borella
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