Lunedì, Febbraio 1, 2016 - 10:00

"Spread andrà sotto 100, ma in Btp si può investire"

"Spread andrà sotto 100, ma in Btp si può investire"

Torino, 22 gen. (LaPresse) - Lo spread tra titoli italiani e tedeschi a dieci anni può scendere ancora di "10/20 punti base" dall'attuale livello di poco oltre i 100 punti, ma i Btp a medio e lungo termine, in particolare dal quinquennale in poi, restano un investimento conveniente per le famiglie, considerando che l'inflazione vicina allo zero ne preserva la redditività. A dirlo è Paolo Guida, Head of Retail Research di Intesa Sanpaolo, all'indomani dell'annuncio del presidente della Bce, Mario Draghi, di un possibile ulteriore allentamento monetario a marzo, il cui effetto dovrebbe essere quello di ridurre ancora gli spread.

Se Draghi aumentasse gli acquisti mensili di asset pubblici e privati da 60 a 80 miliardi di euro, come ritengono alcuni analisti, quale sarebbe l'effetto sullo spread?

Molto dipenderà da cosa farà effettivamente la Bce. A dicembre c'erano grandi aspettative dei mercati, che sono rimasti delusi da Draghi e i rendimenti sui bond sovrani sono aumentati nonostante il taglio del tasso sui depositi. Credo comunque che un incremento di 20 miliardi al mese piacerebbe agli investitori, e il tasso potrebbe calare di 10/20 punti base, non molto di più.

I movimenti dello spread sono diventati più contenuti rispetto a qualche anno fa e restano nell'ambito di 10/15 punti.

Questo perché fino a qualche tempo fa eravamo in una situazione di crisi finanziaria e sfiducia gravi. Il nostro fattore di debolezza resta il debito, ma ora grazie a un miglioramento dell'architettura europea, alle misure della Bce e alla riduzione del deficit italiano la situazione è molto migliorata e anche le oscillazioni, che all'apice della tempesta potevano raggiungere i 100 punti, si sono normalizzate.

Qual è secondo lei un livello sano di spread?

Non credo che sia possibile tornare ai livelli dei primi anni 2000, quando lo spread tra Btp e Bund tedesco era di 30/40 punti base. Ma è possibile che, dopo una fase temporanea di aumento nei primi mesi dell'anno, si scenda stabilmente al di sotto dei 100 punti.

Crede che rendimenti così bassi di Bot e Btp possano spingere le famiglie a esporsi di più investendo i risparmi sull'azionario?

Con i tassi vicini allo zero c'è la possibilità di un eccesso di rischio, ma noi riteniamo che mantenere una certa quota di azionario non sia sbagliato, anche perché nel 2016 la crescita globale non si interromperà, la Cina rallenterà in modo contenuto e Usa ed Europa cresceranno grazie alla domanda interna. Il mercato recupererà e chiuderà l'anno in positivo. Ha scontato a inizio anno un eccessivo pessimismo, non giustificato dai fondamentali.

Consiglierebbe a una famiglia di investire in titoli di Stato italiani con rendimenti così bassi?

Sono titoli sicuri, perché le condizioni dell'Italia sono enormemente migliorate. Potrebbe valere la pena sulla scadenza a medio-lungo temine, perché l'inflazione allo 0,1% ne favorisce la redditività. Sul quinquennale che è allo 0,5% lordo, ad esempio, c'è un rendimento reale di 0,4 punti percentuali e sul decennale, all'1,5% lordo, al netto dell'inflazione si sale all'1,4%.

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Venerdì, Marzo 25, 2016 - 14:15

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Dal matrimonio tra Bpm e Banco Popolare, che si sono scambiate mercoledì l'anello di fidanzamento, nascerà la terza banca italiana, con 5,5 miliardi di capitalizzazione di Borsa, 4 milioni di clienti e 2.500 filiali. 

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Come tutti i supereroi, anche la forza e l'efficacia di un 'superministro' del Tesoro dell'eurozona dipendono dai suoi superpoteri. E questi, per ora, non sono affatto chiari. Per agire sui conti pubblici dei singoli Stati, ad esempio, avrà a disposizione gli artigli del rigore o la destrezza della flessibilità

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Se i 200 miliardi di euro di sofferenze lorde delle banche italiane fossero una metastasi, si potrebbe dire la 'bad bank leggera' è l'aspirina con cui si sta cercando di curarla. E' vero che i crediti in sofferenza, ovvero i prestiti difficilmente recuperabili, sono già stati svalutati del 60% nei bilanci delle banche italiane. Ma è anche vero che, se il valore reale si aggirasse intorno al 20% del valore nominale, gli istituti di credito italiani dovrebbero fare i conti con un buco di circa 40 miliardi di euro.

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