Sabato 25 Giugno 2016 - 09:30

Spagna, domani le elezioni anticipate: guida al voto

Ecco i partiti e i candidati

Il leader di Podemos, Pablo Iglesias

Madrid (Spagna), 25 giu. (LaPresse) - E' stata una campagna elettorale molto accesa quella che sta portando alle elezioni anticipate in Spagna, che si terranno domani, 26 giugno. A guidare la scena politica i leader dei principali partiti in corso al voto, che si sono confrontati in un dibattito a quattro, lo scorso 13 giugno. Di seguito brevi profili dei politici e dei partiti che rappresentano.

PARTITO POPOLARE - MARIANO RAJOY. Il Partido popular (Pp) è la principale formazione conservatrice in Spagna. Fondato nel 1989, fa parte del Partito popolare europeo. Dal 1977, anno della restaurazione della democrazia dopo il franchismo, ha dato alla Spagna due primi ministri, cioè José Maria Aznar e il premier uscente Mariano Rajoy. Quest'ultimo, 61 anni, è nato a Santiago di Compostela, sposato, ha due figlio, Mariano di 16 anni e Juan di 10 anni. Tutti i sondaggi danno il Pp come formazione in testa ai sondaggi, con poco più del 29,5% dei voti (valido per conquistare tra 118 e 121 seggi al Congresso), ma non in grado di formare un governo senza coalizione. A dicembre ottenne il 28,7% delle preferenze.

PARTITO SOCIALISTA - PEDRO SANCHEZ. Il Partido socialista obrero español (Psoe), fondato nel 1879, fa parte del Partito socialista europeo. Dal 1977 ha dato alla Spagna due premier, Felipe Gonzalez e Jose Luis Rodriguez Zapatero. I socialisti subirono una pesante sconfitta nelle ultime elezioni generali, quelle del 20 novembre 2011, per la contestata gestione della crisi economica. Allora registrarono il peggior risultato elettorale dal 1977 e il governo passò al Pp, con Rajoy come premier. Il Psoe è guidato dal 26 luglio 2014 da Pedro Sanchez, 44 anni, economista. Sposato e padre di due figlie, Ainhoa di 11 anni e Carlota di 9, Sanchez ha provato a proporsi come il nuovo volto del Psoe, da tanti in Spagna considerato come un partito della vecchia guardia. Ma i sondaggi lo danno in stallo rispetto alle ultime elezioni, se non in calo. Se al voto di dicembre il Psoe ottenne il 22%, ora è dato attorno al 21%, con cui otterrebbe tra 78 e 80 seggi.

UNIDOS PODEMOS - PABLO IGLESIAS. E' la novità della tornata elettorale e si tratta di una coalizione siglata tra Podemos, erede politico del movimento degli indignados, e Izquierda Unida, storica formazione della sinistra spagnola, oltre ad altre piccole formazioni di sinistra. Alla sua testa come candidato premier il leader con il codino, il 37enne professore universitario Pablo Iglesias, che da sempre guida il partito viola. Alle prime elezioni a cui si è presentato, le europee del 25 maggio 2015, Podemos, che si era costituito da pochi mesi come partito, riuscì a conquistare cinque seggi all'Europarlamento. A dicembre invece arrivò, da solo, a conquistare il 20,7% delle preferenze. Ora, grazie alla sua crescita e all'alleanza con Iu guidata dal 30enne Alberto Garzon, è dato quasi al 25%. Se così fosse si tratterebbe di uno storico sorpasso nei confronti del Psoe. Attaccato da molti per le sue simpatie all'estrema sinistra, come quella per il governo venezuelano di Nicolas Maduro o quello greco di Alexis Tsipras, Iglesias ha teso la mano anche ai socialisti di Sanchez, ipotizzando nei mesi scorsi un possibile accordo post-elettorale, a patto però di ottenere effettivamente più voti del Psoe. Una proposta respinta, almeno finora, da Sanchez.

CIUDADANOS - ALBERT RIVERA. Ciudadanos è l'altro partito anti-sistema che si presenta in Spagna come alternativa alla vecchia politica, ma con un orientamento centrista. Nato in Catalogna nel 2005 come piattaforma civica che si contrapponeva al nazionalismo nella regione, la formazione ora guidata dal 36enne Albert Rivera, è giunto alla ribalta a livello nazionale con il sorprendente risultato ottenuto nelle elezioni municipali e regionali del 24 maggio 2015. È un partito di centro capace di attirare ex elettori di Pp e Psoe. Al voto di dicembre ha ottenuto il 13,9% e ora è dato dai sondaggi in leggera crescita al 14,7% (valido per 38-39 seggi). Potrebbe essere l'ago della bilancia in vista di alleanze post-voto.
 

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  • di Ilaria Leccardi
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