Venerdì 26 Agosto 2016 - 12:45

Sindaco di Conza: Le immagini di Amatrice come l'Irpinia del 1980

Intervista al primo cittadino del comune campano completamente ricostruito dopo il terremoto di 36 anni fa

Le immagini della distruzione di Amatrice dopo il sisma

La notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 come la sera del 23 novembre 1980. A Conza della Campania, il paese più vicino all'epicentro del terremoto dell'Irpinia che causò 2.914 morti, le immagini di Amatrice, Arquata e gli altri paesi del centro Italia distrutti dal sisma hanno risvegliato un'ondata di brutti ricordi, di terrore e disperazione. "Quanto successo ci ha riportato al 1980, le immagini si sovrappongono. Per l'Aquila è stato diverso, ma questi sono paesi come era Conza nostra", dice a LaPresse il sindaco Vito Cappiello. 'Conza nostra' oggi non esiste più: il vecchio paese è stato abbandonato, e poi ricostruito in un altro posto.

Il sindaco di Amatrice ha detto che il paese 'non c'è più'. Anche Conza della Campania fu rasa al suolo.
La nuova generazione ci è nata, vive questo paese qui come suo, per chi c'era prima dell'Ottanta è ancora oggi molto difficile, 'casa' era da un'altra parte.

Cosa avete provato alla notizia nel terremoto nel centro Italia?
E' come riaprire una ferita che stavamo cercando di rimarginare. Mettendo affianco una fotografia dall'alto presa oggi con il drone e una del 1980, magari scattata da un elicottero, è difficile distinguere cosa è di oggi e cosa di ieri. Sono due situazioni dolorosamente simili.

Cosa è cambiato a Conza in questi ormai quasi 36 anni? 
E' cambiato tutto in modo radicale, e non poteva essere altrimenti, c'è stato l'effetto della delocalizzazione. Il vecchio paese è stato abbandonato, alcuni anni fa Conza fu presa ad esempio per la new town dell'Aquila, ma va tutto contestualizzato ovviamente.
A Conza fu una scelta non solo amministrativa ma anche di sentimenti della gente. Poi c'erano i vincoli della soprintendenza che ha chiuso l'area archeologica.

Quanto ci è voluto?
Ogni tragedia ha un iter particolare. A Conza è stato anche abbastanza lungo, sono passati 12 anni dal terremoto al trasferimento della popolazione. E nel frattempo siamo stati nelle baracche, poi i prefabbricati, poi finalmente le case, sia pure con ritardi nelle consegne che alla fine si sono protratti soprattutto per garage, depositi, locali non abitativi, insomma. 

E del vecchio paese cosa rimane? 
Rimane un parco archeologico, la città romana ha subito tanti terremoti, si era stratificata è una sorta di 'documento storico' delle varie scosse che si sono susseguite e delle ricostruzioni che ci sono state. 

Come ricorda quei tragici momenti del terremoto? 
Io avevo 22 anni, era domenica sera, ero uscito con gli amici, sa, si andava nei paesi vicini per fare amicizia... Stavamo tornando a casa quando è successa la catastrofe e non riuscivamo a capire, pensavamo fosse un guasto meccanico, pensi un po'. Solo quando ci siamo fermati e siamo scesi dall'auto abbiamo capito che cosa era successo. E' stata una notte tragica, ma è con le prime luci dell'alba abbiamo capito che era tutto molto più grave di quanto pensavamo.

Terremoto dell'Irpinia nel 1980
Scritto da 
  • Antonella Scutiero
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