Mercoledì 25 Ottobre 2017 - 23:00

Serie A, poker Juve alla Spal: altra goleada tra leggerezze e amnesie

Quattro gol per tornare in gara

Juventus - Spal

Dieci gol in tre partite sono la certificazione matematica che forse la Juventus si è scrollata di dosso una strana sindrome minimalista, la stessa che le impediva non di pensare ma di agire in grande.

Certo, né l'Udinese né la Spal possono rappresentare baluardi tecnici in grado di mettere in difficoltà i campioni d'Italia, però la dimensione tennistica dei due ultimi successi rappresenta una indispensabile iniezione di autostima. Anche perché chi sta davanti, ovvero Napoli e Inter, continua a correre e fermarsi significherebbe pregiudicare con largo anticipo la conquista del settimo scudetto di fila, cioè andare oltre la leggenda per citare Andrea Agnelli. Che, immaginiamo, avrà trovato pace. Sembrava tutto facile, forse troppo.

Due gol in meno di mezz'ora, pressapoco come era accaduto a Bergamo contro l'Atalanta. Prima una delizia assoluta di Bernardeschi (controllo e tiro al volo) al minuto 14, poi la solita punizione telecomandata di Dybala al 22', in maniera che l'ex fiorentino potesse 'battezzarsi' in bianconero con il primo gol allo Stadium e che l'argentino improvvisamente triste interrompesse il lungo di giugno. Poi però, come troppe volte è successo in questa stagione, la Juventus ha smarrito mordente e concentrazione, ha rallentato la manovra, è diventata vulnerabile e ha consentito alla Spal di rientrare in partita con la stoccata di Paloschi, figlia di una dormita illegittima di Lichtsteiner.

Ormai è comprovato: appena i bianconeri abbassano il ritmo diventano aggregabili e perforabili anche da una neopromossa. Sono questi passaggi a vuoto che mandano in crisi la squadra e Allegri, il quale non riesce ancora a capire cosa e come fare per rimediare. Non è questione di gambe ma di testa, di cervello e - azzardino - di eccesso di sicurezza. Non a caso, all'inizio della ripresa, la Spal il gol del pareggio l'aveva segnato con Oikonomou, gol annullato per una posizione di fuorigioco di Paloschi. E Allegri, tanto per capire, dalla furia ha lanciato in aria il cappotto manco fosse un frisbee.

Per carità, il possesso dei campioni d'Italia (siamo al 70%) è stato assoluto e totale, malgrado la manovra sia diventata con trascorrere del tempo più sincopata e meno fluida. In campo c'erano quattro nuovi acquisti Szczesny, Bentancur, Douglas Costa e Bernardeschi, giusto per dare un senso agli sforzi mercantili di Marotta. All'uruguayano, che è giovanissimo, manca ancora la capacità di trasformare le giocare orizzontali in verticali, mentre rimane un mezzo mistero il brasiliano, capace di accelerate brusche e di cross insidiosi però è troppo avulso dal contesto collettivo.

Douglas Costa gioca per se stesso, tra finte, dribbling e scatti: al momento non giustifica la spesa. Meglio Bernardeschi, che nel corso del campionato ha avuto meno possibilità di esibirsi rispetto all'ex Bayern. Va rivisto. Per rimettere la gara nei binari giusti e scongiurare travasi di bile, Allegri ha dovuto sdoganare dalla panchina prima Cuadrado e poi Pjanic, doppia mossa per santificare il 3-1 di Higuain e il 4-1 dello stesso colombiano. Ha fatto capolino anche Marchisio, che era in infermeria dalla notte dei tempi: una alternativa in più per i bianconeri. 

Scritto da 
  • Vittorio Oreggia
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