Domenica 20 Agosto 2017 - 23:00

Inter surclassa Fiorentina. Tris del Milan, pari Bologna e Torino

Il centravanti argentino non è solo il capitano ma il leader incontrastato della partita, ma la Viola non è stata a guardare

Inter  - Fiorentina  - Campionato italiano di calcio Serie A TIM 2017-18

Tanto per non essere da meno di Juventus e Napoli, tanto per viaggiare a braccetto con Roma e Milan, l'Inter ha impiegato meno di cinque minuti per segnare un gol alla Fiorentina (rigore netto) e meno di un quarto d'ora per confezionare il raddoppio, indirizzando l'esordio in campionato verso una china favorevole. Che poi a realizzare il terribile uno-due sia stato Mauro Icardi, con la cattiveria di un boxeur, è quasi un dettaglio: in fondo, nella squadra assemblata con arguzia da Luciano Spalletti, il centravanti argentino non è solo il capitano ma il leader incontrastato.

La Viola non è stata a guardare, ha provato a imbastire qualche azione pericolosa (con Eysseric e Simeone), ma una doppia legnata così avrebbe stordito chiunque e, naturalmente, tutto questo ha consentito ai nerazzurri di esprimersi in scioltezza. E di regalare belle sensazioni. La strada è quella giusta, malgrado ci sia ancora da limare e smussare, perfezionare e ritoccare. Per un prevedibilissimo scherzo del destino, è stata proprio la ex coppia toscana Vecino-Valero a tenere in piedi il centrocampo dell'Inter, dimostrando di possedere una grande sintonia tra loro e di aver già metabolizzato la cura Spalletti. Il tecnico ha lasciato inizialmente in panchina Dalbert e Gagliardini, ha dato fiducia a Perisic e Brozovic, ha chiesto a Candreva di inventarsi secondo trequartista. Ha funzionato tutto, nell'Inter, persino oltre qualsiasi aspettativa.

Nella Fiorentina ha funzionato invece - ma solo in parte - la fase offensiva, mentre è stata disastrosa quella difensiva. Male il reparto, male i singoli, da Tomovic, a Victor Hugo, a Oliveira. Le reti di Icardi sono figlie di errori da matita rossa: il rigore di Astori, la dormita di Tomovic e Victor Hugo sullo stacco di Maurito. Mancava Chiesa, squalificato, è vero, però non sarebbe bastato il baby azzurro per scongiurare la sconfitta all'esordio. E Kalinic non c'è più, anche se il mercato è ancora aperto. L'illusione di aver già chiuso la partita all'intervallo ha reso l'Inter più presuntuosa e quindi vulnerabile nella ripresa, allorché la Fiorentina ha preso in mano la gara e ha tentato di imbastire la rimonta, con Cristoforo e Babacar al posto di Benassi e Simeone. I toscani hanno confermato di essere apprezzabili dalla cintola in su, specialmente con le accelerazioni di Dias, sbarcato in Italia da qualche giorno, portatore sano di un talento cristallino, tre tunnel a Nagatomo per gradire.

L'Inter ha faticato a tenere palla e a tenere alto il ritmo, Borja Valero ha chiesto il cambio per esaurimento delle batterie, nel mezzo non c'è stata densità, Handanovic ci ha messo una pezza su Babacar: lo aveva fatto anche nel primo tempo su Simeone, a testimonianza che a non si può mai stare tranquilli. E poi il palo a salvarlo dalla conclusione violenta di Veretout. Resta l'impatto sul match di Joao Mario, un pachinaro extralusso, con tanto di assist per Perisic, autore del 3-0. Il portoghese è stato magnifico, il croato chirurgico nel tuffarsi di testa. E intanto San Siro nerazzurra cantava il tricolor, contagiata dall'entusiasmo e dalla voglia di tornare a vincere. Il primo passo è stato compiuto, ne rimangono altri trentasette.

Scritto da 
  • Vittorio Oreggia
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