Martedì 31 Maggio 2016 - 15:00

Senato ricorda Luciano Lama: l'innovatore leader della Cgil

Uomo della Resistenza e della conquista della democrazia che sapeva parlare al Paese

Luciano Lama con Giorgio Napolitano

"Lama è stato un innovatore. Nei suoi anni le conquiste nella contrattazione nazionale o aziendale, le riforme, lo Statuto dei lavoratori erano frutto delle lotte operaie, unitarie e inclusive. Le battaglie per eliminare sacche di settarismo e spinte corporative, il riposizionamento della Cgil sullo scenario internazionale fino all'adesione con Cisl e Uil alla Confederazione europea dei sindacati, il dialogo con i movimenti dei giovani e delle donne sono state scelte effettuate in una logica di allargamento della democrazia: partecipare per cambiare, in meglio. Luciano è stato uno dei protagonisti della ricostruzione dell'Italia nuova e del sindacato". Sono parole del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, scritte nella prefazione del volume 'Luciano Lama. Il sindacalista che parlava al paese', a cura di Ilaria Romeo, (edito da Ediesse) distribuito oggi in occasione del convegno a palazzo Madama che ne ha commemorato il ventennale della morte, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella e del presidente del Senato Piero Grasso, con la famiglia Lama seduta in platea.

"Uomo di grande carisma - ha ricordato la seconda carica dello Stato - seppe diventare 'la' Cgil, sindacato di cui fu alla guida fino al 1986, attraversando momenti drammatici della storia del Paese, durante i quali operò sempre con il massimo impegno per impedire che il legame fra cittadini ed istituzioni si disgregasse". Il suo fu un "ruolo cruciale", ha spiegato Grasso, che svolse "negli anni tragici del terrorismo, culminato nel rapimento e omicidio di Aldo Moro".

Alla sua figura "l'Italia deve molto", secondo la sua 'erede' sindacale, perché "ha saputo unire e tenere insieme nei periodi difficili, senza strafare nei momenti delle conquiste, senza arretrare nei momenti delle sconfitte. Anche nelle fasi più critiche degli attacchi alla democrazia". "Sviluppo, lavoro, eguaglianza e welfare temi a lui cari". Ha annoverato in conferenza Camusso. "Poco si ricorda - ha affermato - che con Lama segretario si compivano scelte, sulla previdenza, sull'equo canone, sul sistema sanitario nazionale che disegnano, tuttora, sebbene ampiamente sotto attacco, il nostro stato sociale".

Uomo della Resistenza, della liberazione dell'Italia dal nazifascismo, della conquista della democrazia e delle sue regole, ha partecipato ai lavori della Costituente e non ha perso di vista il perché dell'articolo 1 della Costituzione. Ci tiene il segretario generale della Cgil a sottolineare questo aspetto, in aperta polemica con chi non si cura più di esso. "Di Lama spesso si ricordano e altrettanto spesso fuori contesto - ha approfondito - le interviste sul salario come variabile dipendente, sulla politica sindacale passata alla storia come 'svolta dell'Eur'. Rammentano tutti la discussione sull'inflazione a due cifre, le 'compatibilità'. Meno, invece, si ricorda come quella scelta che imprimerà poi la politica salariale, fu strettamente connessa al lavoro, all'occupazione, agli investimenti, e che conveniva con la scala mobile, strumento che non veniva, allora, messo in discussione".

"E quanto cambia nelle stagioni - considera amara il segretario generale Cgil - leggere l'autonomia quando la politica sceglieva di rappresentare il lavoro, e quindi poteva entrare in conflitto con le scelte sindacali, o quando si teorizza che non è più della politica la rappresentanza del lavoro. Ma questa epoca, Luciano Lama non l'ha conosciuta". Una constatazione che lascia intendere una certa nostalgia per tempi in cui il tono della discussione era aperto, soprattutto sui diritti dei lavoratori.

Infatti, un protagonista di allora, Giorgio Napolitano, ha parlato di Lama come di un "riformista unitario", citando "l'autodefinizione legittima e appropriata che seppe dare di sè", una volta chiamatosi fuori dal sindacato. Fu un "dirigente sindacale d'eccellenza - ha apprezzato il presidente emerito della Repubblica - tra i maggiori del suo tempo", ed ebbe l'intuizione di precorrere l'incompatibilità tra cariche, un esempio di garantismo dunque, ma non solo. A farne un ritratto accorato e a tratti emozionante è stato anche un suo vecchio antagonista, Cesare Romiti.

"E' stato uno dei nemici più coraggiosi che abbia mai conosciuto nella mia vita - ha raccontato a braccio l'ex amministratore delegato della Fiat - con cui mi sono scontrato molte volte". "Avevamo divergenze di pensiero - ha concluso il presidente della fondazione Italia-Cina - ma è stato uno che ho sempre rispettato".
 

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