Martedì, Febbraio 9, 2016 - 16:15

Se anche l'Accademia della Crusca se la prende col 'bail in'

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco

Se il famigerato 'bail in', il nuovo meccanismo Ue di salvataggio delle banche, venisse tradotto nell'espressione italiana 'salvataggio interno', aiuterebbe meglio i risparmiatori a capire?  Secondo l'Accademia della Crusca sì. Gli esperti della lingua italiana hanno emesso una nota in cui spiegano che se non si usasse l'espressione "peraltro derivata dallo slang" si capirebbe meglio che con le nuove norme è possibile anche l'uso forzoso di soldi di obbligazionisti e depositanti.

Ma al di là della speculazione linguistica, forse quello che non  è chiaro o non è stato sufficientemente spiegato sulle nuove norme europee è perché si è arrivati a questo. La Bce ha quantificato  che tra il 2008 e il 2014 i governi europei hanno speso un totale di 800 miliardi di euro, pari all’8% del Pil della Ue, per salvare o sostenere gli istituti di credito. Allo scorso settembre gli istituti erano stati in grado di restituirne appena il 40% e la crisi finanziaria ha contribuito a portare il debito pubblico aggregato dell'area dell'euro dal 65% al 92%.

In pratica, per evitare di far fallire le banche è sembrato più facile far pagare 'Pantalone' piuttosto che chiedere ai soci privati di metter mano al portafogli. Molti hanno protestato per l'uso di soldi pubblici. Anche in Italia c'è stato chi si è scandalizzato, nonostante il governo sia intervenuto soltanto su Monte dei Paschi. Quasi un'inezia rispetto a quanto visto altrove, anche in Germania.

Ecco, il 'bail in' sostituisce il 'bail out'. Ovvero, direbbe l'Accademia della Crusca, il "salvataggio esterno" con i soldi dei contribuenti. Le nuove regole, invece, prevedono delle azioni preventive con un eventuale piano di risanamento. Se questo non funzionasse entrerebbero in gioco Bankitalia e Bce che potrebbero adottare misure e, in ultima istanza, dichiarare fallimento. In questo caso i primi a pagare sarebbero gli azionisti, poi gli obbligazionisti. Soltanto in ultima analisi si attingerebbe ai correntisti, ma tutti i depositi fino a 100 mila euro sarebbero salvi

Si potrebbe allora spiegare il 'bail in' dicendo in modo chiaro che con l'entrata in vigore delle nuove norme Ue i prodotti finanziari e il conto bancario vanno scelti con ancora più attenzione dai clienti. Con buona pace delle traduzioni dei linguisti, sono i prospetti informativi a dover diventare più semplici e comprensibili. Proprio oggi l'Abi e la Consob hanno spiegato di volersi muovere in questa auspicabile direzione. Forse in ritardo, considerando quello che è accaduto a chi ha perso tutto dopo aver investito nei prodotti di CariChieri, Carife, Banca Etruria e Banca delle Marche.

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