Mercoledì 17 Febbraio 2016 - 20:45

Scontro Renzi-Monti: 'Metti a rischio Ue'. 'Non accetto lezioni'

Duro botta e risposta tra il presidente del Consiglio e l'ex premier alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles

Metteo Renzi e Mario Monti

Scontro tra il premier Matteo Renzi e l'ex capo del Governo, Mario Monti, in Senato, alla vigilia del Consiglio europeo in programma a Bruxelles domani e dopodomani. Se il primo, nel corso della consueta informativa che precede tutti i vertici, è tornato a criticare duramente i partner europei, il secondo ha ribattuto che "c'è evidenza dei primi effetti negativi" di questa campagna lanciata da Roma all'indirizzo di Bruxelles e di Berlino ormai dall'ottobre scorso.

"Vogliamo dirci con franchezza - ha scandito Renzi - che oggi esiste un problema Europa e che noi come italiani abbiamo il dovere di segnalarlo proponendo anche le nostre soluzioni?". Poi, dopo aver liquidato la polemica sulla Turchia che ha tenuto banco per settimane, dicendo che "nessuno di noi può pensare che bastino i tre miliardi al governo turco per risolvere il problema", Renzi ha annunciato il prossimo terreno di scontro: "Noi metteremo il veto - ha detto - su qualsiasi tentativo di dare un tetto alla presenza di titoli di Stato nel portafoglio delle banche. Non cederemo e saremo di una forza esemplare su questo. Se alcuni istituti di credito in Europa avrebbero tenuto i titoli di stato italiani nel 2011-2012 ora avrebbero un rendimento molto più alto". Anzi, ha aggiunto, oggi il problema è la Germania: c'è "una questione enorme che riguarda la prima banca tedesca", ha detto parlando di Deutsche Bank, e "io faccio il tifo perché quella banca sia salvata perché sarebbe assurdo pensare in un'ottica nazionalista il contrario".

"Lei rischia di far fare passi indietro all'Europa", ha detto Monti prendendo la parola al termine del discorso. E ha accusato: "Lei non manca occasione per denigrare le modalità concrete di esistenza dell'Unione europea. Questo - ha aggiunto - sta introducendo negli italiani, soprattutto quelli che sentono il suo fascino e tendono a seguirla, una pericolossima alienazione rispetto all'Europa".

E poi l'affondo: "Lei sa come in Europa il nostro sia percepito come un Paese con una scarsa propensione al rispetto delle regole. Lo stesso presidente della Repubblica nel discorso di fine anno ha ricordato i dati dell'evasione fiscale, pari a oltre il 7,5% del Pil. Trecentomila posti di lavoro si potrebbero creare dimezzando l'evasione fiscale. All'estero lo sanno e sono sorpresi che chiediamo mezzo punto di deficit in più, mostrando di credere che potremo fare in questo modo maggiore crescita".

Secca la risposta di Renzi: "Le procedure di infrazione quando lei ha lasciato erano 104, oggi sono 91 e sono in diminuzione. Siamo al record minimo. Nel febbraio 2014 erano 114. Il deficit era al 3,9% del Pil, adesso al 2,4%. E' il deficit più basso che la repubblica abbia mai avuto. Sul rispetto delle regole non accetto lezioni". "Nel 2015 - ha aggiunto - il livello di recupero dell'evasione ha toccato i 14,8 miliardi di euro. E' il record storico mai fatto in Italia".

Al di là dello scontro con Monti, Renzi ha spiegato le linee che intende portare domani al vertice. Per l'Italia, ha detto, l'Europa non rappresenta un "contratto" tra Paesi che hanno semplicemente degli interessi in comune, ma una "comunità". Perché, ha aggiunto, "se consideriamo l'Europa un contratto, diamo i nostri numeri: gli hotspot, il numero di persone a cui prendiamo le impronte. Ma se l'Europa è una comunità, tutto ciò non basta".

Per questo, a fronte degli annunci di chiusura confini che arrivano dall'Austria, l'Italia vuole tenere duro: "Il collegamento del Brennero non può essere solo un tunnel - ha detto Renzi - è la parola fine a secoli di guerre e contrapposizioni. Da questo punto di vista occorrerà munirsi di un senso di pazienza e tenacia per affrontare la questione orientale". Quello sui confini, ha aggiunto Renzi, "è un dibattito dominato dalla paura e dai rischi" e "non riguarda solo l'Austria".

"Noi - ha continuato - la nostra parte l'abbiamo fatta. Andiamo a Bruxelles a dire che per noi l'Europa non sarà mai un contratto. E' qualcosa di più. E' quel sogno che ha preso vita a Ventotene. Forse un sogno un po' stropicciato" ma che va portato avanti come "figli che hanno ricevuto un sogno dai padri e devono dimostrare di esserne all'altezza".

Scritto da 
  • Fabio De Ponte
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