Giovedì 21 Gennaio 2016 - 14:45

Scola, Rodotà lo ricorda in governo ombra Pci: Ben più che uomo cultura

"Di lui ricordo l'approfondita capacità di riflessione, che mi mancherà moltissimo. Il film preferito? Una giornata particolare"

Scola, Rodotà lo ricorda in governo ombra Pci: Ben più che uomo cultura

 "Quella con Ettore Scola nel governo ombra del Pci fu un' esperienza felicissima. Di lui ricordo l'approfondita capacità di riflessione, che mi mancherà moltissimo. Il suo non fu solo il contributo di un regista, ma un vero stimolo alla discussione politica". Sono le parole di Stefano Rodotà, giurista e politico, intervistato da LaPresse, che con Scola, tra gli anni ottanta e novanta, fece parte del primo governo ombra del Pci, di cui Achille Occhetto era allora segretario. Il leader del Partito comunista affidò al cineasta, scomparso a 89 anni il 19 gennaio scorso, e allo storico dell'arte Giulio Argan il 'dicastero' della cultura.

Il Pci dal 1989 al 1992, mutuò dal Regno Unito in Italia per la prima volta la formula dello shadow cabinet, poi ripreso dal Pd di Veltroni.
In quella squadra c'erano Alfredo Reichlin all'Economia o Stefano Rodotà alla Giustizia. Il futuro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era in quella esperienza il 'ministro', sempre ombra, degli Esteri. Achille Occhetto, allora segretario del partito, era ovviamente il presidente ombra di un esecutivo, sempre 'shadow', del governo Andreotti.

"Ho visto tutti i film di Ettore, il mio preferito è 'Una giornata particolare'. Di Scola sono un vero appassionato: ha raccontato l'Italia come pochi, coralmente. Fui particolarmente colpito dal cambio di registro del suo 'Mondo nuovo': questa era la ricchezza che ha dato al cinema, ma non solo al cinema", racconta Rodotà. "Oltre al governo ombra - prosegue Rodotà - ci furono molte occasioni di incontro e si creò una familiarità tra noi, eravamo reciprocamente l'uno attento alle cose che faceva l'altro. L'esperienza nel governo ombra con lui fu di grande profondità, arricchita dalla sua riflessione, dal modo in cui Scola guardava le cose italiane. Non diceva 'vi spiego come sono le cose', ma dava un vero apporto in termini di politica e di cultura politica alla discussione. Era capace di un lavoro collegiale e non si chiudeva nello specialismo. Il suo era uno sguardo sulle cose, che poi raccontava nel suo grande cinema, un punto di vista che la politica e la cultura hanno perduto".

Le parole di Rodotà delineano poi un altro tratto della figura del regista, la cui camera ardente è allestita oggi alla Casa del cinema di Roma: "L'avevo incontrato diversi mesi fa- racconta l'ex Garante della Privacy - mi piaceva chiedergli ogni volta quale sarebbe stato il suo prossimo film, ma Ettore si scherniva, era fatto così".

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  • redazione web
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