Mercoledì 15 Novembre 2017 - 12:45

Scampia, gli ultimi giorni delle Vele tra degrado, amianto e speranza

Una storia tormentata: un progetto di architettura sociale fallito per tanti motivi. La malavita, lo sgombero e, ora, le occupazioni abusive. Il rischio ambientale e il progetto per abbatterle. Una (su sette) resterà in piedi per ospitare l'Università

“La casa è dove voglio essere, ma credo di esserci già e quando arrivo lei spalanca le sue ali: dev’essere questo il posto”. La frase è tratta da “This Must Be the Place”, canzone del gruppo newyorkese Talking Heads che ha dato il titolo all’omonimo film di Paolo Sorrentino con l’attore Sean Pean, campione d’incassi nel 2011. “Una casa che spalanca le sue ali…” Difficile trovare una citazione migliore per descrivere le Vele di Scampia, divenute simbolo delle difficoltà in cui verte la città di Napoli, tra abusivismo, malavita ed emergenza rifiuti.

 

LA STORIA - Sorte tra il 1962 ed il 1975 su progetto dell’architetto Francesco Di Salvo, le Vele in totale sono sette, ognuna contrassegnata da una lettera (da A ad H) ed un colore (giallo, rosso, ecc): ogni palazzone è composto da un grande vuoto centrale e da due blocchi paralleli di 14 piani ciascuno, dei gradoni che si assottigliano man mano che si procede verso l’alto, creando quel profilo iconico di “vele” che conosciamo ancora oggi. L’idea di fondo era nobile: appartamenti popolari in uno spazio abitativo comune e confortevole, che unisse le esigenze della singola famiglia a quelle della comunità, ricreando quel calore e quel folklore dei tradizionali vicoli napoletani.

I PROBLEMI - Purtroppo questa è rimasta un’utopia e le difficoltà si palesarono sin da subito: forte umidità, edifici poco luminosi, niente servizi, né aree pedonali, aree gioco o centri scolastici e soprattutto assenza quasi totale di forze dell’ordine, fattori che hanno portato nel corso degli anni alla proliferazione della malavita organizzata. A questi problemi di fondo ne seguirono altri dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980: le graduatorie originarie di assegnazione degli alloggi furono stravolte e molti di essi furono riassegnati o persino occupati abusivamente, aggiungendo problemi ad una situazione già critica di per sé.

LE PROTESTE – Negli anni nascono i primi comitati di protesta, come il famoso “Comitato Vele”, che da anni lotta per far valere i diritti degli abitanti di Scampia, costretti spesso a vivere al di sotto degli standard di vivibilità. E così a partire dagli anni ’90 l’opinione pubblica si mobilita per chiedere l’abbattimento delle strutture, ormai fatiscenti, e divenute anche centro di spaccio di droghe per la Camorra; tra il 1997 e il 2003 il Comune di Napoli (prima sotto l’amministrazione del sindaco Bassolino e poi con quella Iervolino) decreta l’abbattimento di tre vele su sette. Cadono nell’ordine: la Vela F (agosto ’98), la Vela G (febbraio ’09) e la Vela H (aprile ’03). Ma le restanti? Cos’è rimasto di quei palazzoni divenuti teatro di tante fiction televisive?

MICROCOSMO – Ebbene le quattro vele sono ancora lì, in piedi, ad osservare il mondo circostante mentre al loro interno proliferano immondizia e degrado: amianto sulle pareti, rifiuti di ogni genere sui pianerottoli, corrimano inesistenti, laghetti abbandonati. E’ questo lo spettacolo a cui abbiamo assistito entrando in questi edifici semi-distrutti, palazzi in cui ora abitano ancora centinaia di persone, un microcosmo in cui si mescolano lingue, etnie e tradizioni diverse: regolari e abusivi, rom e napoletani, uomini, donne e bambini, tantei persone che incrociano sguardi, vite e soprattutto problemi.

DROGA E AMIANTO - Sebbene gli anni di Gomorra e delle lotte tra clan sembrino alle spalle, le retate delle forze dell’Ordine sono ancora frequenti: l’ultima in ordine di tempo è datata lo scorso 3 ottobre con l’operazione “Alto Impatto”, che ha visto impegnati oltre 700 agenti per sequestrare bussolotti di marijuana, hashish e cocaina, segno che purtroppo Scampia non ha perso il suo ruolo nel traffico di droghe. Se a tutto ciò aggiungiamo la presenza massiccia di amianto su tutti i piani della struttura, potenzialmente letale anche dopo molti anni, guardando queste foto possiamo solo immaginare le condizioni in cui sono costrette a vivere le centinaia di famiglie che ancora abitano questi luoghi.

LE DELIBERE – E allora l’unica soluzione possibile è racchiusa in due parole: abbattimento e ricostruzione. Dopo anni di proteste, manifestazioni e inchieste, il 29 agosto 2016 una nuova delibera comunale ha previsto l'abbattimento di tre delle quattro vele residue e la riqualificazione della quarta grazie al contemporaneo stanziamento di 18 milioni di euro. Il 3 marzo 2017 il sindaco Luigi de Magistriis ha ufficializzato l’approvazione del suddetto stanziamento e alcune settimane fa sono arrivate le parole incoraggianti del ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti: “Entro il 31 ottobre si conclude la progettazione esecutiva dell’abbattimento di tre vele su 4. A quel punto il comune si è impegnato a far partire subito il bando per l’esecuzione, che durerà 45 giorni, durante i quali saranno presentate le offerte. A dicembre avremo quindi le offerte, e penso anche l’aggiudicazione. Il percorso è avviato: i lavori partono dalla vela verde e poi le altre due. Anche compatibilmente con il fatto che bisogna ricollocare in modo degno i nuclei familiari che stanno nelle due vele che vanno abbattute. ma intanto la prima vela parte tra Natale e i primi dell’anno”.

QUALE FUTURO? – Parole a cui dovranno seguire i fatti, ma finalmente s’intravede uno spiraglio di luce. Nonostante tutto, qualche motivo per sorridere c’è guardando al futuro: basti vedere la palestra di Pino Maddaloni, campione olimpico di Judo, luogo di ritrovo per tanti ragazzi strappati dalla strada e lanciati su un tatami a coltivare una passione. Oppure la futura facoltà di scienze infermieristiche dell’Università di Napoli, la cui sede distaccata dovrebbe sorgere proprio al posto di una delle vele abbattute e aprire i battenti nel 2018.

Tra Gomorra e cultura, tra degrado e sport, tra amianto e valori, tante le contraddizioni di questi luoghi, come tanti sono gli interrogativi che bisognerebbe porsi: Perché si è arrivati a tanto? Perché è accaduto tutto ciò? Ma tra le tante domande, una è più importante di ogni altra: c’è ancora un futuro per Scampia?

Scritto da 
  • Vincenzo Guarcello e Fabio Sasso
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