Domenica 17 Dicembre 2017 - 09:00

Vittorio Emanuele III in Italia, la comunità ebraica contro il rientro: "Fatto inquietante"

La salma, partita da Alessandra d'Egitto durante la notte, è arrivata al santuario di Vicoforte

REALI DI SAVOIA

Un lungo viaggio, iniziato il 9 maggio del 1946 a Napoli e finito adesso a Vicoforte, nel cuneese. Vittorio Emanuele III che, dopo aver abdicato nei confronti del figlio prima dell'esito del quesito referendario tra Repubblica e Monarchia, si esiliò ad Alessandria d'Egitto, dove morì il 28 dicembre del 1947, è tornato in Italia. Come lui, anche la moglie Elena di Savoia, che si trovava invece al cimitero Saint-Lazare di Montpellier. I coniugi si sono così ricongiunti nella chiesa monumentale, voluta dai Savoia a fine '500 e pensata inizialmente come mausoleo di famiglia, la cui cupola con sezione orizzontale ellittica è la più grande di tale forma al mondo. Le due salme d'ora in poi riposeranno l'una accanto all'altra, all'interno del Santuario di Vicoforte, ai due lati dell'altare di San Bernardo.

SCHEDA Vittorio Emanuele III, storia di un re indeciso: dal fascismo alle leggi razziali

La famiglia Savoia aveva chiesto con una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 10 maggio scorso, che i due corpi potessero rientrare insieme in Italia per trovare la pace. E così è successo. La salma della regina Elena è arrivata due giorni prima di quella del marito. Il feretro di Vittorio Emanuele III ha viaggiato nella notte da Alessandria di Egitto fino al Santuario di Vicoforte, dove è arrivato in mattinata.

Molto critica sul trasferimento la comunità ebraica, che esprime tutta la sua disapprovazione attraverso le parole della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni. "In un'epoca segnata dal progressivo smarrimento di Memoria e valori fondamentali il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine. Anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari, i 70 anni della Costituzione che nacque nel solco del referendum attraverso cui l’Italia scelse di abrogare la monarchia ma anche gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste che per primo proprio il sovrano di casa Savoia avallò nella tenuta di San Rossore a Pisa. Era il 5 settembre del 1938, pochi giorni ancora e Mussolini le avrebbe annunciate alla folla entusiasta radunatasi in Piazza Unità d’Italia a Trieste".

 

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"Bisogna che lo si dica chiaramente, in ogni sede: Vittorio Emanuele III fu complice di quel regime fascista di cui non ostacolò mai l’ascesa e la violenza apertamente manifestatasi sin dai primi mesi del Ventennio. Nessun tribunale ebbe mai modo di processarlo, per quelle gravi colpe. Cercheremo di colmare questo vuoto con una specifica iniziativa, nel prossimo mese di gennaio. Per chi oggi vuole farne un eroe o un martire della Storia, per chi ancora chiede una sua solenne traslazione al Pantheon, non può che esserci una risposta: nessun onore pubblico per chi porta il peso di decisioni che hanno gettato discredito e vergogna su tutto il paese. L’Italia non può e non deve dimenticare", conclude Di Segni.

Prevista per domani pomeriggio la visita di Vittorio Emanuele di Savoia. "Insieme a mia moglie Marina, a mio figlio Emanuele Filiberto, a mia sorella Maria Pia ed a mio nipote Serge di Jugoslavia, mi recherò al Santuario di Vicoforte per rendere omaggio alle sepolture provvisorie dei miei nonni", "il Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena", spiega lui stesso in una nota.

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