Mercoledì 20 Dicembre 2017 - 14:45

San Macuto, Banca Etruria e le cravatte di Casini

Ogni giorno in Commissione, la stessa scena: un "audito", ore di domande ma solo sulla Boschi e gli stessi commenti politici. Della crisi del sistema bancario importa a qualcuno?

Commissione di inchiesta sul sistema bancario - Audizione di Federico Ghizzoni

Nella sala al quarto piano di Palazzo San Macuto, c'è un banco non troppo lungo. Dietro, da un paio di settimane, prendono posto ogni mattina su poltroncine bordeaux dall'aria piuttosto scomoda, sei personaggi: Renato Brunetta (Forza Italia), Mauro Maria Marino (Pd), Paolo Tosato (Lega Nord), Karl Zeller (Svp) e Pierferdinando Casini che presiede e sta seduto sulla quarta poltrona da sinistra (un po' più alta delle alte). Il sesto cambia tutti i giorni. Di solito è un banchiere (ma può essere anche un ministro dell'Economia o un presidente della Consob) ed è quello che deve essere "audito", cioé deve raccontare quello che sa (a seconda delle sue competenze) della vicenda delle banche italiane, degli interventi governativi per salvarne almeno sette che stavano andando a fondo, del comportamento dei vari protagonisti (banchieri, politici, addetti alla sorveglianza, ufficiali della Gdf ecc.). Di solito, si alza dopo una dozzina di ore di domande e risposte, decisamente sfatto, mentre 35 parlamentari (16 senatori e 19 deputati) assatanati finiscono di digerirne (metaforicamente) le spoglie. E' la Commissione Banche o, più precisamente, la "Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema finanziario e bancario".

Il banco, va detto, è piuttosto stretto e i sei personaggi hanno l'aria di stare un po' ammassati. Casini presiede con classe, competenza (e una certa leggerezza) e, ogni giorno (come testimoniano le foto di questa pagina) cambia la cravatta. L'audito, di solito, comincia un po' intimidito, poi prende coraggio: racconta, risponde, parla, considera, filosofeggia.... Finisce distrutto ma, dopo pochi minuti capisce due cose: 1) della storia delle banche italiane attraverso la crisi, di magheggi, distrazioni, soldi sottratti al popolo sovrano, titoli tossici rifilati ai risparmiatori e quant'altro, non frega niente a nessuno e nessuno fa domande impertinenti su questi temi; 2) Tutti gli "interroganti" sembrano interessati a una sola banca, la Banca Etruria e a una sola persona: Maria Elena Boschi. Tutti gli "auditi" sanno che devono venire preparati solo su una questione: quando, come, dove e a che proposito hanno incontrato Maria Elena e cosa ha chiesto la ex ministra in merito di Banca Etruria e, Dio non voglia, di suo padre che la vicepresiedeva. Il povero Giuseppe Vegas, presidente di Consob, ci fa anche la figura del "piacione" perché un giorno ha invitato la bella ministra a casa sua alle 8 di mattina per parlare di banche. I commissari ridacchiano ma sorvolano....

 

In genere, gli "auditi" raccontano tutti la stessa cosa: la ministra Boschi ha chiesto informazioni su Banca Etruria in quanto parlamentare eletta in Toscana, ma non ha mai fatto pressioni e chiesto nulla, men che meno per suo padre. Ma potrebbero anche raccontare che l'on Boschi si è presentata con una busta di soldi per comprarli o in desbilié per sedurli che le reazioni "politiche" sarebbero le stesse. Qualunque cosa racconti l'audito, le dichiarazioni sono le stesse: pentastellati, leghisti, forzaitaliani e liberi e uguali affermano con certezza che quanto riferito conferma che l'ex ministra si è comportata malissimo e che dovrebbe andarsene a casa accompagnata da Renzi e da tutto il bieco "giglio magico". Dall'altra parte, la stessa Boschi e i suoi paladini del Pd ripetono che ogni cosa detta in quell'aula conferma che l'ex ministrai si è comportata benissimo ed è più pura di un giglio (magico o no).

Al cittadino che vorrebbe sapere cosa è successo alle banche, se i soldi dei risparmiatori sono stati oggetti di ruberie e grassazioni, se chi doveva vigilare ha vigilato, non resta che osservare un po' mestamente giorno per giorno, il lento scorrere delle cravatte di Casini.

Scritto da 
  • Massimo Razzi
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